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“Operazione Rinascimento” e nuovo stadio della Roma: ecco perchè le due vicende andrebbero tenute separate

La vicenda dello stadio della Roma è paradigmatica di come il sistema Italia sia sempre meno recettivo rispetto a investimenti di largo respiro. Gli
inquirenti Ielo e Zuin hanno portato a galla la rete di improprie relazioni che Luca Parnasi, dominus di Euronova e Luca Lanzalone, l’avvocato genovese consulente dell’amministrazione Raggi, avevano messo in atto per velocizzare il dossier “Tor di Valle” e avviare lucrosi affari anche in altre città all’ombra del neonato governo giallo-verde.
L’inchiesta della Procura romana dovrà appurare le responsabilità di chi ha “trafficato” intorno alla procedura amministrativa del nuovo stadio giallorosso, concedendo o pretendendo favori in cambio di atti dovuti. È giusto che si vada avanti, pur essendo chiaro che questo tipo di condotte, al di là del clamore mediatico che suscitano, sono difficilmente sussumibili in ipotesi di reato accertabili in giudizio.
Intanto il danno di immagine è certo e immediato. Al Paese per quanto riguarda la capacità di attrarre investimenti. Al club giallorosso e alla sua proprietà Usa impegnata in un progetto da 1,3 miliardi (con 60 milioni già spesi nelle fasi preliminari).
Proprio per questo occorrerebbe il massimo della cautela e della trasparenza nella gestione del caso.
Nella lunga e tortuosa procedura amministrativa che ha condotto al via libera del Campidoglio e della Conferenza regionale dei servizi sono intervenuti diversi organi istituzionali e centinaia di professionisti a vario titolo. Per cui o si dimostra che la volontà espressa dalla Autorità pubblica è stata inficiata e coartata con fini e modalità illecite (come nel supposto caso del vincolo architettonico sulle tribune disegnate da Julio Lafuente nel 1959 in un ippodromo comunque già da tempo dismesso e in abbandono) oppure gli enti locali hanno il dovere di portare a termine l’iter e i soggetti privati il diritto di aprire il cantiere.
La Procura del resto ha già reso noto che la As Roma e il suo management non sono coinvolti nelle indagini.
Ora entro la metà di luglio il Comune dovrà raccogliere le osservazioni alla variante urbanistica e sottoscrivere con i proponenti la “convenzione” per attivare praticamente la costruzione dello stadio e delle opere connesse. Con le dimissioni di Parnasi e la nomina del nuovo amministratore di Eurnova, la holding del gruppo Parnasi, non dovrebbero sussistere motivi per giustificare rilevanti dilazioni rispetto a questa scadenza. Al netto di tutti i controlli interni che la Giunta Raggi riterrà di eseguire e delle ispezioni del ministero dei Beni Culturali che però non dovrebbero tramutarsi in alibi per congelare tutto sine die.
Esiste d’altro canto un diaframma nell’operazione di cui va tenuto particolarmente conto in questa fase. La Roma ha scelto i terreni di Tor di Valle che prima che a Parnasi appartenevano alla famiglia Papalia. Per questo motivo Parnasi è “co-promotore” del progetto.
Ma la As Roma e la sua holding di controllo sono gli unici affidatari dello sviluppo dell’impianto sportivo e dell’entertainment Center (operano attraverso Stadio Tdv, società deputata alla gestione e al finanziamento del progetto ‘Stadio della Roma’, il cui capitale sociale è interamente detenuto da Neep, azionista di maggioranza del club).
Parnasi e le sue aziende sono al contrario responsabili della edificazione del Business Center. E già prima che scoppiasse il clamore dell’inchiesta, Eurnova stava lavorando alla cessione del terreno di Tor di Valle. In pole position per rilevare l’area e assumere la veste di sviluppatore c’era Dea Capital, fondo del Gruppo De Agostini, per circa duecento milioni (Parnasi li aveva a sua volta comprati per circa 40). Dunque esiste l’opportunità di sganciare sotto tutti i punti di vista l’operazione stadio da Eurnova e da Parnasi.
Proprio in queste settimane si stava elaborando il project financing da circa 800 milioni, una parte in equity e una a debito (intorno al 70%) per lo stadio e le sue “pertinenze” (dal museo alla “nuova Trigoria” per gli allenamenti). Goldman Sachs ha il compito di raccoglie le adesioni dei finanziatori e una quota sarà sottoscritta dal Credito sportivo. A sette anni di distanza dalla presentazione del primo progetto, l’apertura dei cantieri era attesa entro la fine del 2018 per un impegno di circa due anni e mezzo. Il traguardo della società giallorossa è quello di debuttare nella stagione 2020/21.
Sempre che l’”Operazione Rinascimento” della Procura capitolina non segni l’estinzione di quello che potrebbe essere invece il progetto simbolo della rinascita del calcio tricolore.

  • agostino ghiglione |

    Caro Marco,
    lo avevo già scritto qui e più volte.Non sono certo le tribune dell’Ex pista di trotto che possono inficiare il progetto.E’ la quantità di opere pubbliche da realizzare che fanno da ostacolo alla iniziativa.Per l’unificazione della Via Ostiense e della Via del Mare tra il Ponte Marconi e il GRA sono indicati 90 mio a totale carico del costruttore dello Stadio e del quartiere adiacente.Totalmente insufficienti.Se si aggiunge che il Ponte Traiano necessario per la realizzazione dell’opera è stato derubricato e non appare più,direi che l’opera ha più di un cammino critico.Inoltre non appare progetto di interesse pubblico perchè Pallotta ha detto che lo Stadio sarà dato alla A.S. Roma solo in comodato d’uso.

  • massimoquinto |

    non centra nulla la lungaggine della procedura! la possibilità di attrarre investimenti con scelte completamente sbagliate e inopportune nell interesse di alcuni privati e dei loro collegamenti.

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