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Cina, stop alle spese folli: tassa speciale per i club sul mercato e obbligo di impiego per gli under 23

L’apertura del calciomercato in Cina si avvicina e le autorità decidono di imporre limiti di spesa per evitare quanto accaduto nelle ultime sessioni di campagna acquisti con nuove misure restrittive. Una regola inedita, che prevede il raddoppio dei costi per i nuovi acquisti: chi spenderà più di 45 milioni di yuan (6 milioni di euro) in giocatori stranieri o 20 milioni di yuan (2,6 milioni di euro) in giocatori locali, dovrà pagare una somma equivalente da versare in un fondo destinato al calcio nazionale. Per gli acquisti che rispetteranno tale soglia, verrà comunque destinata una quota per i programmi di sviluppo del settore giovanile degli stessi club. Una mossa che punta a frenare la spesa dei club calcistici cinesi, “spinti” negli ultimi anni dal presidente Xi Jinping e dal suo progetto di rendere la Cina una superpotenza del calcio mondiale entro il 2025. Già nel 2016, con questi investimenti, la Cina è diventato il quinto “big spender” alle spalle di Inghilterra, Spagna, Germania e Italia. Con i nuovi regolamenti, inoltre, saranno previste agevolazioni per gli under 23 cinesi, per i quali dovranno esserci gli stessi posti in campo riservati agli stranieri, con un massimo di tre acquisti dall’estero.

Il nuovo regolamento fungerà da mannaia per praticamente tutti i club della Chinese Super League, che nel 2016 hanno registrato ricavi aggregati per circa 200 milioni di euro. In tutto ciò, però, la loro spesa sul mercato estero è stata di circa 400 milioni. Con le restrizioni sul mercato e gli obblighi sull’utilizzo degli under 23 locali, inoltre, si punta allo sviluppo di una base per la nazionale, che dalla prima partecipazione ad un Mondiale datata 2002 non è mai riuscita a ripetersi. Un epilogo che con ogni probabilità si ripeterà anche per il 2018, dato che col pareggio ottenuto contro la Siria la squadra guidata da Marcello Lippi è praticamente esclusa da un posto per il torneo in Russia. Dalla direzione dei club, come prevedibile, non arrivano reazioni positive: “Capisco i sentimenti che provocano tali riforme, ma non i mezzi”, ha dichiarato il ds dello Shanghai SIPG, Mads Davidsen. La squadra di Shanghai è tra le prime in Cina per capacità di spesa (hanno segnato il nuovo record con i 60 milioni per Oscar del Chelsea) e dovrà rivedere la propria politica. Così come tutte le altre concorrenti.