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Palermo, nuova svolta sul caso Mepal: c’è la fidejussione di Zamparini sui 40 milioni di Alyssa

Tra la rincorsa alla serie A e le accuse della Procura, il Palermo trova da Zamparini una prima risposta sugli ormai famosi 40 milioni attesi dalla società lussemburghese Alyssa, facente riferimento allo stesso Zamparini. Il patron friulano, tramite la Gasda (la holding di famiglia, nonché detentrice di una partecipazione in entrambe le società), ha rilasciato una fideiussione a garanzia dell’intera cifra. Non più da versare in tre rate, come inizialmente previsto, ma da saldare in due tranche da 20 milioni ciascuna entro il 30 maggio 2018 e il 30 giugno 2019. In parole povere, Zamparini garantisce il versamento delle due rate, a completamento di un’operazione che ha portato la Guardia di Finanza a perquisire sia la sede del Palermo che l’abitazione dell’imprenditore. È quanto si evince dall’ultimo bilancio del club rosanero, chiuso con un utile da 4 milioni di euro, con ricavi pari a 79,4 milioni.

Procediamo però con ordine: nel 2016, per chiudere in parità il bilancio, il Palermo cede ad Alyssa le quote della controllata Mepal Srl, originariamente deputata alla costruzione di un centro sportivo e di uno stadio di proprietà, a cui era stato conferito il marchio Palermo Calcio nel 2014. Il passaggio di Mepal ad Alyssa per 40 milioni di euro nel luglio 2016 generò una plusvalenza da 21,9 milioni, ma di fatto il club non vide una lira: l’intera cifra viene iscritta a bilancio come credito e l’impegno da parte della holding lussemburghese è quello di saldare il debito entro un anno. Al 31 dicembre 2016, stando ai conti di Alyssa, non venne versato nulla nelle casse del Palermo e adesso la conferma arriva anche dai documenti della società siciliana, da cui si evince un cambio di modalità del pagamento. Stavolta però entra in gioco Gasda, la società che racchiude la galassia d’affari di Zamparini, che “ha rilasciato una fidejussione rendendosi irrevocabilmente garante direttamente e a prima richiesta per l’esatto e puntuale adempimento degli obblighi assunti da Alyssa”.

Così facendo, Zamparini (in quanto Gasda) garantisce a sé stesso (in quanto Palermo) il pagamento della cifra dovuta da Alyssa, ovvero sempre dallo stesso imprenditore friulano, che con quest’operazione da lui definita come “un’ottimizzazione del bilancio” ha attirato le attenzioni della Procura. Le accuse di insolvenza hanno portato ad un’istanza di fallimento per la quale il giudice delegato Giuseppe Sidoti ha deciso di nominare un collegio peritale, in modo da ottenere una terza analisi super partes sui conti della società rosanero. Una società che, al 30 giugno 2017, ha chiuso l’esercizio con un aumento nei ricavi pari a 23 milioni. Praticamente la stessa cifra di quanto ottenuto dalle plusvalenze, che nel 2016 rappresentarono il tasto dolente dei conti del Palermo (avendo iscritto la plusvalenza di Dybala nel bilancio del 2015) e che nell’ultimo esercizio può contare sugli addii di Vazquez (al Siviglia per 14,25 milioni con plusvalenza da 13 milioni), Quaison (al Mainz per poco meno di 2,5 milioni e plusvalenza da 2,1 milioni), Lazaar (2,85 milioni dal Newcastle, 2,65 milioni di plusvalenza) e Pezzella (3,9 milioni dall’Udinese con 3,6 milioni di plusvalenza), oltre alle altre cessioni di Hiljemark, Gonzalez e Bruno Henrique. Soldi che ridanno fiato ad una società che continua a veder scivolare via il patrimonio del botteghino, ormai ridotto ad una voce marginale sul fronte ricavi: 2,98 milioni, per la prima volta nell’era Zamparini si scende sotto i tre milioni, dato destinato a peggiorare nel 2018 se dovessero mantenersi le attuali cifre relative ai presenti al “Barbera”. L’impianto palermitano è l’undicesimo della Serie B per media spettatori e la campagna abbonamenti ha registrato il nuovo minimo storico con sole 2063 tessere staccate. In calo anche i proventi televisivi, da 35,1 a 32,1 milioni di euro, altra voce che pagherà inevitabilmente le conseguenza del ritorno in B in vista dell’esercizio 2018. L’unica inversione di tendenza arriva dalle sponsorizzazioni, che nel 2017 hanno portato 2,3 milioni contro gli 1,7 milioni dell’anno precedente.

La gestione dell’ultimo anno ha comunque permesso al Palermo di ridurre i costi da 77,7 a 68,9 milioni, con un notevole ribasso per ciò che riguarda gli stipendi del personale tesserato: un calo di circa 8,3 milioni nel giro di un anno, a riprova di come il Palermo stia cercando di rivedere la propria politica salariale. Quella che ha portato alla separazione delle strade con i vari Sorrentino (scadenza), Gilardino (risoluzione) e Gonzalez (ceduto al Bologna), giusto per citare gli esempi più lampanti di contratti onerosi sgravati nell’ultimo anno. Perseguendo questa politica, però, il Palermo ha indebolito la propria rosa ed è finito in Serie B, dove per far fronte ai mancati ricavi bisognerà mettere mano al portafogli. Quello che Zamparini, bilanci alla mano, si impegna a fare entro maggio 2018. In attesa di sapere cosa verrà deciso in Tribunale sul futuro della società.