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Il calcio italiano senza pace: fallisce l’elezione del presidente Figc, arriva il commissario

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A circa 80 giorni dalla mancata qualificazione ai mondiali russi, il calcio italiano non dà segnali di rinascita e coesione. Dopo quattro turni di voto l’assemblea della Federcalcio a Fiumicino non è riuscita ad eleggere il nuovo presidente. La fumata nera al ballottaggio tra Sibilia e Gravina, con le schede bianche di Calciatori e Dilettanti apre le porte al commissariamento del Coni. Un’opzione sollecitata dal presidente Giovanni Malagò già all’indomani di Italia-Svezia e delle dimissioni di Carlo Tavecchio, ma respinta al mittente dal mondo del pallone. Oggi torna di stretta attualità certificando un fallimento anche istituzionale. E per giovedì alle 15 è già convocata la riunione della Giunta esecutiva del Coni che dovrebbe sancire l’arrivo del commissario. Si pone anche il problema del commissariamento della Lega di Serie A, visto che il 29 gennaio scade la proroga del commissario di Carlo Tavecchio.
Al ballottaggio conclusivo vincono le schede bianche con il 59.09%. Nessuno dei due candidati ha raggiunto la maggioranza assoluta: Cosimo Sibilia, che aveva chiesto alla sua Lnd di votare scheda bianca, ottiene al quarto scrutinio l’1.85%, mentre Gabriele Gravina, il presidente della Lega Pro, il 39.06% (con il voto degli Allenatori, pari al 10% della sua componente che vale il 17% e di gran parte della Serie A e B). Tra i due è stato un testa a testa per tutta la giornata, mentre il presidente dell’Aic Damiano Tommasi ha giocato il ruolo di terzo incomodo, senza riuscire a far convergere il suo 20% dei voti su uno degli altri due candidati. Dopo tre fumate nere, al ballottaggio tra i due più votati, occorreva il 50% più uno dei voti validamente espressi.
“Non stiamo a parlare di proposte di accordo, che definisco volgare: non potevo accettare la presidenza, a dispetto di un progetto, di una squadra, di un pacchetto di voti che va oltre la Lega Pro”, ha detto Gabriele Gravina, dopo il passaggio a vuoto dell’assemblea Figc. “Non è la sconfitta del calcio italiano, ma la certificazione della sconfitta di una classe dirigente. Chiedo scusa a tutti gli italiani, il calcio è una parte importante ma non è tutta la mia vita e non ho voluto abdicare al mio modo di essere per il titolo di presidente della Figc. Non me la sono sentita e per coerenza ho rinunciato a questa ipotesi facile da centrare”. Lo ha detto Gabriele Gravina, dopo il passaggio a vuoto dell’assemblea Figc, ricordando che nella corsa alla presidenza federale aveva “dei compagni di viaggio e non potevo rinnegare il percorso fatto con loro e gli accordi presi con queste persone che mi sono state vicino in queste settimane. Certo, avrei voluto giocare la partita fino in fondo, fino all’ultimo ballottaggio che invece non è stato possibile fare perché qualcuno ha preso il pallone e lo ha portato via. Sono rimasto da solo in campo” ha concluso il rappresentante della Lega Pro.
“Abbiamo fatto tutti i tentativi per fare un accordo per avere una larga condivisione, era un accordo con Gravina presidente. Evidentemente all’interno hanno avuto problemi, ma questo sta a significare quanto noi siamo stati responsabili”, ha commentato il presidente della Lega nazionale dilettanti, Cosimo Sibilia.
“Il commissariamento è sarebbe una sconfitta per tutti”. Così il presidente del Torino, Urbano Cairo. “Il commissariamento significa rinunciare a trovare una soluzione condivisa per far ripartire il calcio. Avere una persona esterna mi sembra una cosa negativa che non mi piace. Certo, mi aspettavo un accordo tra Tommasi e Gravina. Il passo indietro di Sibilia in favore di Gravina? Non so i termini di quell’accordo. Farsi da parte è un conto, dipende come si faceva da parte. E dipende chi avrebbe gestito all’interno della federazione. Dipende chi poi decide e governa, è tutto un po’ più articolato. Io non ero favorevole al commissariamento, perché penso sia giusto trovare all’interno una soluzione ai problemi. Se poi questo sarà dispiace, non era certo quello che auspicavo”, aggiunge Cairo che si è anche intrattenuto in un breve colloquio con Tommasi, chiedendogli del mancato accordo con Gravina: “L’accordo non era possibile”, ha spiegato dell’Aic.
Per il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis “è stata una perdita di tempo e una rottura, come avevo previsto. Lo sapevo che finiva così. Il calcio va ricostruito dalle fondamenta”. Più caustico il presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero: “E’ stata una buffonata, ora ci sarà il commissariamento, ma io sono un po’ malizioso, per me c’era sotto un piano per andare verso questa direzione”.
“Per chi ama lo sport questa situazione non fa ridere ma fa piangere”, chiosa l’ex presidente della Federcalcio Giancarlo Abete. “Dopo l’eliminazione dell’Italia dalla fase finale ai Mondiali si doveva arrivare ad una unità di intenti e invece è cominciato un balletto in cui tutti volevano candidarsi”.