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Abramovich-Londra, alta tensione col Chelsea sullo sfondo: bloccato il progetto sullo stadio

A poco più di un anno dal via libera ottenuto dal sindaco di Londra, Sadiq Khan, per la ristrutturazione di Stamford Bridge, il Chelsea ha comunicato la sospensione del progetto per il nuovo stadio. Un progetto da 500 milioni di sterline (oltre 612 milioni di euro) per un impanto da 60mila posti a sedere, congelato per via di “un clima sfavorevole per gli investimenti” denunciato dallo stesso club con una breve nota pubblicata sul proprio sito ufficiale. Il tutto a pochi giorni di distanza dalla “cacciata” di Abramovich, proprietario del club londinese, dalla capitale inglese. Residente in Gran Bretagna da vent’anni, al miliardario russo non è stato rinnovato il permesso di soggiorno, tant’è che ha deciso di acquisire la cittadinanza israeliana. Alta tensione, dunque, tra Londra e l’oligarca russo, che potrebbe decidere anche di non proseguire il proprio investimento sul Chelsea, acquistato nel 2004 e portato ai vertici in Premier League e in Europa. Intanto il primo investimento, da mezzo miliardo di sterline, è bloccato. E il club “non si è posto un tempo per riconsiderare la propria decisione”.

  • agostino ghiglione |

    Notizie stampa inglesi di stamane riportate da quotidiani italiani ci dicono di cose più importanti che avverranno in Gran Bretagna oltre alla mancata costruzione del nuovo Stadio del Chelsea.
    Le riporto qui sotto:
    Londra si prepara al peggio nel caso in cui il 29 marzo prossimo il Regno Unito dovesse uscire dall’Ue senza un accordo. Secondo uno «scenario da Apocalisse» messo a punto da alti funzionari del governo per il ministro per la Brexit David Davis – riporta il Sunday Times – entro due settimane da quella data nel Paese ci sarà una carenza di medicine, di carburante e di cibo. E il governo ha già cominciato a lavorare a piani di emergenza che prevedono un collasso del porto di Dover già dal «primo giorno»
    Per contro è,invece, mio convincimento che le prospettive di lungo termine(dal 2025) siano tutte favorevoli alla Gran Bretagna a meno che intervenga una nuova crisi finanziaria mondiale.

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