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Il Tas ridà certezze al Milan sul Fair play finanziario, la Procura faccia davvero luce sull’epopea del “signor Li”

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Come ipotizzabile alla luce della forzatura con cui la Uefa aveva escluso il Milan dalle Coppe europee, date le norme che sovraintendono alla concessione del settlement agreement, e comunque della novità proprietaria rappresentata da Elliot, il Tas di Losanna ha parzialmente accolto le istanze del club rossonero che dunque parteciperà all’Europa league.
La decisione dell’Adjudicatory del 19 giugno 2018 è confermata nella parte in cui stabilisce il mancato adempimento, da parte del Milan, del requisito del pareggio di bilancio però e il Milan dovrà tornare alla Uefa per l’irrogazione di una sanzione disciplinare proporzionata. “Il Collegio del Tas – si legge nel comunicato – ha ritenuto che alcuni elementi rilevanti non fossero stati adeguatamente considerati dall’Adjudicatory Chamber, o che gli stessi non potessero essere adeguatamente considerati al momento dell’emanazione della decisione appellata, tra cui, in particolare, l’attuale situazione finanziaria del club, significativamente migliorata in seguito al recente cambio di proprietà dello stesso”.
Li Yonghong sparisce duqnue dal monitor della Uefa anche perché la nuova valutazione contabile dovrà essere circoscritta al conto economico dei tre bilanci antecedenti alla partecipazione all’Europa League della stagione 2017/18. I tre bilanci registrano un deficit di oltre 150 milioni. In passato la Uefa ha ammesso al settlement club con squilibri anche più marcati. Questo significa che per capire a quali sanzioni sarà sottoposto il Milan occorrerà guardare alla giurisprudenza della stessa Uefa. Una buona traccia può essere rappresentata dal set di sanzioni irrogate nel 2015 ad altri due club italiani, Inter e Roma. Multe in parte sospese, obbligo di anticipare il pareggio del bilancio, obiettivo di parità nel calciomercato, eccetera.
Il fondo Elliot sarà il garante del Settlement a che se questo non vuol dire che sarà vincolato a restare in sella per tutto il periodo di durata dell’accordo transattivo. Un eventuale nuova proprietà, come accaduto a Suning nel caso dell’Inter, dovrà subentrare anche nel piano di riequilibro dei conti.

Per quanto riguarda Yonghong Li, la Procura di Milano, come rivelato dal sito del Corriere della Sera è indagato dalla Procura di Milano per l’ipotesi di reato di false comunicazioni sociali.
L’inchiesta sul Milan tuttavia sembra avere una portata nettamente inferiore a quel che dovrebbe/potrebbe avere. Il tema delle contestazioni infatti non sembrano riguardare tanto il profilo della correttezza del bilancio dell’Ac Milan sotto la presidenza cinese ovvero le comunicazioni al mercato, quanto le “stranezza” finanziaria dell’operazione condotta dal 48enne imprenditore cinese di Hong Kong. Li ha rilevato il Milan la squadra per ben 740 milioni, di cui 220 circa di debiti, principalmente grazie al sostegno di un prestito da 300 milioni del fondo Elliott. Ha quindi immesso (apparentemente) di tasca sua 220 tra caparre e closing, pagando alla Fininvest altri 90 milioni per le spese di gestione sostenute nell’anno della trattativa. Fininvest infatti ha registrato una plusvalenza di 611 milioni. Li ha poi immesso nel tempo quasi cento milioni tra vari aumenti di capitale fino al mancato versamento della tranche da 32 milioni che ha determinato l’ingresso di Elliot. Gran parte di questi soldi – circa 400 milioni – sono giunti in Italia attraverso paradisi fiscali o territori che non fanno certo della trasparenza bancaria la propria bandiera. Difficilmente rintracciabile ne è però l’origine nonostante rogatorie internazionali e procedure nazionale di verifica antiriciclaggio. Ma è il vero nodo da sciogliere. Possibile che Li si sia lanciato in maniera così sprovveduta nell’impresa Milan, immolando oltre 400 milioni, senza poi vendere in tempo il club pur salvare qualcosa e senza trovare soluzioni alternative al proprio personale disastro? Possibile che ora si eclissi come la sua holding Jie Ande, fallita in Cina già ai tempi dell’acquisizione del Milan, e le sue fantomatiche miniere di fosfato, senza che sia possibile appurare davvero quel che è accaduto intorno al secondo asset calcistico del Paese e a uno dei brand sportivi più noti al mondo?

  • agostino ghiglione |

    In uno dei Film su Don Camillo e Peppone quest’ultimo vince un tredici al totocalcio( 10 milioni di lire) con una schedina intestata a “Pepito Sbazzeguti” ( se non ricordo male) solo che Don Camillo ricompone le lettere e scopre che si tratta di Giuseppe Bottazzi”(cioè Peppone ).E quindi con i suoi metodi Don Camillo va all’incasso del 50% per evitare a Peppone che si sappia chi è il vero vincitore.Da lì nascono sia la Casa del Popolo che la Città Giardino che saranno poi inaugurate lo stesso giorno dal Vescovo.Mi aspetto la stessa cosa per Yonghong Li .Che qualcuno ci sveli chi si è intestato la perdita o il guadagno di 400 mio come ben riportato sopra da Marco.
    Aspettiamo,comunque, la sanzione economica che la Uefa dovrà applicare al Milan.Comunque rilevo che in tutto ciò questa volta sì che la giustizia è stata applicata con l’orologio.

  • Andrea |

    Egregio.
    Complimenti per la chiarezza e completezza della Sua riflessione. Milioni di cittadini italiani, in effetti, si pongono le Sue stesse domande in merito alla questione “closing” Milan. Vedremo se mai arriveranno delle risposte..
    Distinti saluti.

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