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Le strategie di Pechino tra prezzi “calmierati” e sviluppo della Chinese Super League

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“Alcuni problemi sono sorti e hanno generato un’ampia attenzione, come ad esempio le grandi acquisizioni all’estero, una situazione grave con i club che bruciano soldi, e giocatori stranieri con stipendi eccessivi” (“Some issues have arisen and generated wide attention, such as large overseas acquisitions, a serious situation with clubs burning money, and foreign players with excessive salaries”).

Con questa motivazione, l’amministrazione generale dello Sport (Gas) cinese è intervenuta la scorsa settimana per sedare la “febbre” calcistica esplosa nell’ex Impero di Mezzo. Con un inusuale documento pubblicato sul proprio sito la Gas ha annunciato, in particolare, che saranno adottate misure per calmierare i prezzi di trasferimento dei giocatori, domestici e soprattutto stranieri, e i loro lauti compensi, che hanno causato perdite complessive per quasi un miliardo di dollari ai club della serie A cinese. Tra acquisti, commissioni e salari, questi ultimi cinesi hanno speso nel 2016 quasi 500 milioni di dollari. L’ultimo caso che ha fatto scalpore è quello dello spagnolo Diego Costa, che si è visto recapitare un’offerta da 34 milioni l’anno con 90 milioni di indennizzo al Chelsea. Ma hanno subito un’impennata pure i costi dei calciatori locali. Zhang Chengdong, ala offensiva è recentemente passato dal Beijing Guoan all’Hebei Fortune per 20 milioni di euro. Una spesa spropositata per un giocatore che vanta una pressoché anonima esperienza in Europa (ha girovagato tra Portogallo con l’Uniao de Leira e il Beira Mar, Serie B tedesca con l’Eintracht Brauncksweigh e Liga spagnola al Rayo Vallecano, dove in sei mesi ha giocato 8 minuti) e non è neppure titolare in Nazionale.

Ora è vero che il Partito comunista cinese lo scorso anno ha varato un ambizioso piano di sviluppo del football, ma è anche vero che non può permettersi di soffiare sul falò delle vanità del calcio globale. Il business politico-calcistico a cui pensa Pechino verte principalmente sul dilettantismo e sul calcio giovanile. La Chinese Football Association deve adeguarsi. In vista dell’inizio, in primavera, del campionato 2017, perciò Federazione e club stanno discutendo di una sorta di salary cap e di linee guida per uno sviluppo sostenibile del movimento. La Chinese Super League dovrà accettare di ridurre il numero degli stranieri impiegabili. Fino alla scorsa stagione potevano essere tesserati cinque calciatori stranieri, secondo la regola del 4+1, ovvero quattro giocatori di qualsiasi nazionalità e un quinto asiatico, mentre in campo potevano essere schierati quattro stranieri, con la regola del 3+1, con il quinto destinato alla panchina. A partire dal 2017 invece potranno essere tesserati cinque stranieri, ma solo tre potranno esser andare in campo, indipendentemente dalla nazionalità, con gli altri spediti in tribuna. Inoltre dovrà essere impiegato un U23 cinese.

Per quanto la Fifa vieti ingerenze dei governi negli affari calcistici – situazione che comporta la squalifica dalle manifestazioni internazionali, come accaduto a Kuwait e Indonesia – Chinese Football Association e Gas sembrano dunque muoversi all’unisono rispetto alle direttive del Governo centrale.

I club, specie quelli che hanno speso di più nelle ultime sessioni di mercato, come quelli di Shanghai, si stanno organizzando nella China Professional Football League, il consiglio di Lega che presenterà gli interessi dei 32 club professionistici di Chinese Super League e League One, ma difficilmente potranno protestare. Il New Normal vale per tutti

Negli stessi giorni, dal 9 al 16 gennaio, in cui l’amministrazione generale dello Sport e la Federcalcio cinese promuovevano l’austerity, la Cina ha anche ospitato la prima edizione della China Cup, a Nanning, capitale della regione autonoma del Guangxi. La manifestazione è stata promossa da Wanda, tra i main sponsor della Fifa. Alla competizione hanno partecipato il Cile, la Croazia e l’Islanda, oltre ai padroni di casa guidati da Marcello Lippi. Ma Wanda Group in futuro vuole allargarla a otto squadre. A vincere è stato il Cile. I campioni del Sudamerica hanno battuto per 1-0 l’Islanda. La Cina di Lippi ha concluso la competizione al terzo posto superando la Croazia ai calci di rigore. Un successo amaro, in attesa di tornare in campo a marzo nelle qualificazioni per Russia 2018 da cui è con un piede già fuori contro Corea del Sud e Iran, che rende ancora più urgente la valorizzazione dei talenti locali. Prossimamente quindi “offerte irrinunciabili” dalla Cina potrebbero essere sempre più rare. Ma certamente lo shopping in Europa e Sudamerica non si placherà del tutto.

 

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  • agostino ghiglione |

    In sintesi ripercorrono in pochi anni quello che è stato fatto in Europa.Dalla presenza degli stranieri in squadra al FFP di Platini.Auguri perchè qualche talento abbia più fortuna di quello citato che comunque è passato da un club ad un altro per 20 mio.Notizie TV ci dicono che il giapponese Miura a 49 anni continua a giocare e segnare.Di lui si ricorda la presenza nel campionato italiano(anni ’90) per un anno(nel Genoa).Avevano detto che avevano pagato al Presidente del Genoa Spinelli 1 mld di lire per farlo giocare nel nostro campionato.Ed avevano aggiunto che a pagare era stata la Mafia Giapponese.Per tornare ai cinesi ricordo che per loro è vietato comprare portieri stranieri perchè sensibili al Calcio Scommesse.E questa non è certo una bella notizia!

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