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Caro Platini e se il fair play finanziario non fosse la strada giusta?

Il presidente della Uefa Michel Platini non intende tornare indietro sul Fair Play Finanziario. «Le discussioni le abbiamo fatte quattro anni fa, sono come il vostro Monti in Italia che deve fare cose
impopolari ma le deve fare – ha ribadito in occasione della consegna del premio della Uefa a Gianni Rivera -. È la prima volta che tutti sono d'accordo: abbiamo un miliardo e mezzo di euro di perdite ogni anno, non torneremo mai indietro, è l'unica cosa che si può fare per far sopravvivere il calcio».

Che non si possa andare avanti macinando perdite e debiti è chiaro a tutti. ma siamo sicuri che la strada imboccata sia quella giusta? Le attuali regole del fair play infatti rischiano di congelare le attuali gerarchie. Se si può spendere solo quello che si incassa, chi oggi incassa 400 potrà continuare a spendere 400 e chi oggi incassa 100 non potrà spendere più di 100. 

Rischio congelamento. Ma chi guadagna 100 come fa a incrementare i ricavi se non comprando campioni e remunerandoli adeguatamente? Ci vogliono investimenti per crescere, ma con il fair play il "rosso" del triennio non potrà superare i 45 milioni. In altri termini, mettere al bando sceicchi e oligarchi che "drogano" il calciomercato è positivo. Il rischio però è che le squadre di fascia medio-alta non potranno mai competere con quelle nobili (Real, Barcellona, Bayern, Manchester, Milan, eccetera), a meno che non abbiano la fortuna di acquistare giovani campioni che si accontentino di ingaggi inferiori a quanto potrebbero ricevere altrove. In definitiva, il fair play almeno nel breve periodo, rischia di cristallizzare l'attuale classifica del calcio europeo.

Il caso Ranger Glasgow. Qualche settimana fa i Rangers Glasgow sono entrati in amministrazione controllata e hanno subito una penalizzazione di 10 punti. In queste ore si parla di un possibile fallimento. Sul club scozzese pende anche unasentenza di una commissione tributaria britannica che potrebbe condannarlo a pagare quasi 50 milioni di sterline a causa di tasse non pagate dal 2001 a oggi. Con le multe però si rischia di salire sino a quota 75 milioni di sterline. Una cifra monstre e la situazione è drammatica. Per rendere l'idea, pare che per fronteggiare i creditori la dirigenza dei Ranger avrebbe già impegnato 24 milioni di sterline dei ricavi degli abbonamenti dei prossimi quattro anni.

 

  • Marco Bellinazzo |

    I rischi sono quelli che citavo nel pezzo. L’alternativa non è il salary cap, almeno per ora. Il vero problema del Fair play finanziario è che ci sono regole troppo diverse tra paese e paese, si pensi solo al fatto che real e barcellona possono vendere individualmente i diritti tv, o che in germania possono vendere la birra negli stadi e i club vendono a caro prezzo le licenze. Prima di stabilire che incassi 1 spendi 1 è il principio cardine bisogna stabilire regole omogenee per cui tutti possono competere con le stesse armi e incassare 1.

  • RC65 |

    La risposta alla domanda sul Fair Play Finanziario sta nella situazione dei Ranger Glasgow, se l’attuazione del F.P.F. può cristallizzare le posizioni la non applicazione della riforma fa fallire il calcio. A me va bene non so se va bene a chi ci campa.
    L’incremento del fatturato si fa cercando nuovi metodi,legali, per incassare di più. Il calcio ha sempre avuto nella propria elite il Madrid, il Barça, il Bayern e (se non il Manchester) gli inglesi in generale, le italiane no. Il Milan vi è entrato negli anni 90 con merito. Perciò il F.P.F. cristallizzerà ciò che è sempre stato cosi cristallizzato.

  • Giuseppe |

    Quale può essere a suo avviso l’alternativa?
    Una perequazione a livello federale in favore delle società che gestiscono meglio le proprie entrate può essere una strada percorribile e soprattutto efficace?

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