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Serie B e “salary cap”: ecco le ragioni e i retroscena della svolta

La svolta della Lega di serie B non è un fulmine a ciel sereno. Sono almeno un paio di stagioni, a dire il vero, che la gestione Abodi ha abbracciato le regole dell’equilibrio economico-finanziario. Il tetto agli ingaggi, o “salary cap” all’italiana, è stato introdotto progressivamente stabilendo una soglia di sicurezza all’entità degli stipendi nella misura prima del 70% dei ricavi operativi (escluse le plusvalenze) e poi del 60%.
L’effetto di questi limiti è stato quello di ridurre drasticamente il numero di calciatori della serie cadetta pagati oltre i 500mila euro annui (oggi si contano appena 2 o 3 contratti milionari in B).
Tuttavia, nell’ultima stagione si è moltiplicato il numero degli stipendi compresi fra i 150mila e i 300mila euro con la conseguenza che l’abbattimento complessivo del costo del lavoro in serie B è stato inferiore alle attese.
Attualmente il 15% dei club non rispetta il limite del 60% nel rapporto tra ingaggi e fatturato operativo (erano il doppio due anni fa).
Sfruttando una chance concessa dal nuovo contratto collettivo di lavoro (che ha aumentato la possibilità di fissare bonus variabili fino alla metà del compenso totale), perciò, i club proveranno a tagliare soprattutto gli ingaggi compresi fra 150mila e 300mila rendendo flessibile la metà dell’ingaggio. Quota variabile che sarà ancorata per la metà a risultati individuali e per l’altra metà a risultati di squadra (in modo da responsabilizzare di più i tesserati e diminuire sensibilmente il rischio di combine). La Lega dovrebbe anche tipizzare le clausole di rendimento da inserire nei contratti individuali (gol, presenze, assist, eccetera).
Le novità riguarderanno i nuovi contratti, quelli firmati dal 1° luglio 2013 e a regime dovrebbe comportare (insieme alla riduzione delle rose composte da over 21) un risparmio di circa 30 milioni sul monte ingaggi totale della B che oggi ammonta a circa 105 milioni di stipendi fissi, più una ventina legati ai bonus.

A partire dal prossimo anno, quindi, sarà possibile far firmare contratti sopra i 300mila euro lordi, ma la differenza
(700mila euro nel caso di un ingaggio da 1 milione) sarà decurtata dalle risorse derivanti dalla mutualità destinate alla squadra. Il Fondo che raccoglierà queste “multe” sarà distribuito per il 50% tra le società in regola e per l’altra metà allo sviluppo dei vivai (premi alle squadre che raggiungeranno le final eight Primavera, Allievi e Giovanissimi) e delle infrastrutture.

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  • agostino ghiglione |

    Ne approfitto per rettificare il dato degli emolumenti della Serie B anno 2010.
    Non 324 mila Euro/anno come avevo riportato nel blog prcedente ma 364 mila/anno.Comunque rappresentavano più dell’85% delle spese delle Società.
    I dati di Serie A e Lega Pro sono invece confermati.

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