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Affaire Cavani-Psg: come e perché le spese (folli) del club franco-qatariota minacciano il futuro della Uefa e del Ffp

In queste ore tra Nyon, Monaco di Baviera, Manchester (sponda United), Madrid, Barcellona, Dortmund e le altre capitali del calcio europeo, le linee telefoniche sono intasate. Come vorrebbero fare tanti tifosi napoletani, i dirigenti dei club che più hanno puntato sul fair play finanziario, stanno chiedendo delucidazioni allo staff di Michel Platini sulle mosse del Paris Saint Germain. Se il principio-base del fair play finanziario è che ogni club può spendere solo quello che riesce a incassare, come è possibile che il club franco-qatariota dello sceicco Al Thani continui ad acquistare top player e a ricoprirli d’oro andando ben oltre le possibilità economiche “autonome” del club?

Michel Platini che ha investito una quota elevatissima della sua reputazione nel progetto del Ffp coinvolgendo l’Eca, l’associazione che raggruppa tutti le principali società del Vecchio Continente, e facendosene in molti casi da scudo, è in gravi difficoltà. Proprio dalla sua Francia, come ho raccontato in un post dello scorso 28 maggio, arrivano le maggiori minacce alla sua carriera politico-sportiva. Un fallimento del Ffp gli costerebbe la poltrona della Fifa. Epperò, Platini è molto legato al Psg. Laurent Blanc, nuovo allenatore del club è un suo amico ed ex compagno di squadra, può considerarsi un suo “uomo” Jean Claude Blanc direttore generale del club e non sono state mai smentite le voci di un coinvolgimento del figlio di Platini nell’attività del Psg (in realtà, il figlio del presidente Uefa lavorerebbe in una società alla quale il Psg ha affidato in outsourcing l’attività di marketing).

Ma al di là della posizione personale, Platini dovrà garantire un’applicazione seria delle regole e dei paletti del Financial fair play: pena il crollo di tutta l’impalcatura del calcio europeo tirata su negli ultimi sei anni. Dal prossimo autunno, l’organo di controllo della Uefa sul fair play finanziario esaminerà i bilanci depositati dai clun iscritti alle competizioni continentali. I conti messi sotto osservazione saranno quelli delle stagioni 2012 e 2013 (quindi l’impatto dell’acquisto di Cavani e dei relativi oneri finanziari non sarà analizzato nel primo step di applicazione del Ffp essendo contabilizzato nei bilancio 2014).

Le regole del Fair play finanziario ci dicono, appunto, che nel biennio 2012-13 i club non potranno avere un rosso superiore a 45 milioni. Ci sono una serie di deroghe possibili, di costi ammessi (vivai e stadi) e di rettifiche contabili che è possibile far valere, ma il tetto di rosso che evita a un club di incappare nelle sanzioni è questo.

Ma come si presenta appunto il Psg all’appuntamento con i controlli? Il bilancio del 2013 (chiuso al 30 giugno) non è ancora noto. Quello del 2012 si è chiuso con una perdita di appena 5 milioni. Incredibile se si pensa agli investimenti effattuati dallo sceicco Al Thani per rendere immediatamente competitivo il club (250 milioni in due stagioni, ingaggi eslcusi). Incredibile anche se si considera che il fatturato (gli incassi) del Psg nel 2011, prima dell’era qatariota, era di appena 100 milioni. Nel 2012 i ricavi sono balzati a 225 milioni grazie alla ormai famigerata mega-sponsorizzazione (retroattiva) da oltre 125 milioni dell'Ente del turismo del Qatar (destinata a salire fino alla soglia di 200 milioni a stagione in futuro). Un accordo giustificato da Frédéric Thiriez, Presidente della Lega francese, come "un contratto per lo sfruttamento dell'immagine che ha lo scopo di garantire, attraverso il Psg, la diffusione del Qatar nel mondo".  Thiriez ha anche messo in guardia l’Uefa dal bocciare questo accordo ("Non bisogna che il fair play finanziario sia sfruttato al fine di conservare le posizioni acquisite e prevenire l'emergere di un club come il Psg").

Ora è evidente che si tratta di una classica operazione con “parti correlate” (il Qatar da un lato paga e dall’altro riceve questi soldi attraverso le diverse società) sulle quali il mondo economico-sportivo finora ligio ai dettami del Ffp si attende che la Uefa intervenga. I principi del fair value impongono che si guardi alle sponsorizzazioni, come abbiamo spesso spiegato in questo blog,  fatte sul mercato da altri club per stabilire se i soldi garantiti sono “congrui” o se rappresentano un aggiramento del divieto per le proprietà di finanziare il club oltre il limite dei 45 milioni. Il benchmark è rappresentato dai recenti contratti tra Emirates e Arsenal, Manchester United e General Motors e Barcellona e Qatar Airways. Il patto tra Emirates e Arsenal che include i naming rights dello stadio porterà nelle casse dell’Arsenal 37 milioni di euro all’anno. La sponsorizzazione delle maglie dei Red Devils (dalla stagione 2014/2015 al 2020/2021) ha un valore annuale di circa 60 milioni di euro all’anno. Mentre il Barcellona dalla prossima stagione riceverà dal nuovo sponsor ufficiale (guarda caso) Qatar Airways circa 35 milioni all’anno. 

Il passaggio è cruciale anche perché il fatturato 2013 del Psg beneficerà certo degli introiti legati alla partecipazione in Champions (30 milioni) e a un incremento di incassi al botteghino, ma sul piano dei diritti tv nella stagione appena conclusa non si è andati oltre i 44 milioni. Tutto il business dei Parigini perciò si incentra sulle sponsorizzazioni. E se poco si può dire sull’accordo annunciato a metà maggio tra la società del presidente Al Khelaifi ed Emirates che verserà nelle casse del Psg nei prossimi 5 anni una cifra complessiva di oltre 100 milioni di euro (circa 20 milioni a stagione contro i 5 pagati finora), qualche pensiero in più lo destano le ricche sponsorizzazioni che il club parigino-qatariota starebbe per concludere, o avrebbe già concluso, con Qatar Telecom e Qatar National Bank.

Da un punto di vista strettamente guiridico/finanziario le mega sponsorizzazioni del Psg non dovrebbero passare indenni dal filtro di Nyon con la revisione dei bilanci 2012 e 2013 al ribasso e la concreta possibilità di vedere il club parigino prograssivamente sanzionato in vista della stagione europea che sta per iniziare e soprattutto (in caso di “recidiva”) di quella successiva (2014/15) .

Nel cielo del Ffp però incombono due minacce: quella giuridica rappresentata dal ricorso dell’avvocato Dupont alla Corte di Giustizia Ue che dovrà pronunciarsi sulla legittimità delle regole contabili Uefa; e quella economica (si dice che sia in forte ascesa nell’ambito della Uefa e non solo la corrente anti-Ffp, secondo la quale nella staganzione dell’economia europea non si può disincentivare gli investimenti multimilionari degli sceicchi e degli oligarchi russi).

 

  • Sceicco |

    Caro Bellinazzo a me sembra che stai semplicemente accusando…
    Se alle spalle di un grande club c’è un investitore forte che mette soldi a bilancio (in questo caso tramite sponsorizzazioni), cosa vuoi dirgli? Non crei passivi, i bilanci sono apposto, evita il ricorso (soprattutto italico) all’indebitamento/fallimento e soprattutto investe in un campo dove si è restii a farlo…
    Non vedo neanche giusto che ad esempio De Laurentiis debba guadagnarci sulle spalle di una piazza calorosa come Napoli!
    Gli esercizi di bilancio nel calcio bisogna chiuderli in pari per ottimizzare il rapporto risultati/costi… chi vuole guadagnare col calcio deve cambiare mestiere!

  • Mario |

    Basterebbe introdurre un salary cap stile NBA . Il ffp, in questo momento, viene aggirato in maniera troppo semplice da alcune società.

  • robberto |

    non so quanto siano contente, le dirigenze dei club. per esempio, a mio avviso De Laurentiis avrebbe certamente trattenuto Cavani, se non fosse arrivata la bordata di milioni dal classico sceicco arabo

  • Gianluca |

    Il ffp è destinato a fallire, purtroppo. l’Uefa non ha nessuna possibilità di opporsi a queste operazioni. sarebbe grottesco che un club venisse sanzionato perché “capace” di veicolare nuovi capitali nel mondo del calcio. Non solo, ma tanti club, da un lato protestano presso le autorità Uefa, dall’altra sono ben contenti di realizzare munifiche plusvalenze vendendo i propri giocatori a sceicchi e russi.

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