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Ecco la “legge stadi”: 45 milioni di finanziamenti e clausola “compensativa” per chi investirà

La nuova disciplina sull'impiantistica sportiva è stata inserita, come annunciato nei giorni scorsi, con un emendamento governativo nella legge di Stabilità. La riforma riguarda tutta gli impianti (in Italia hanno in media 62 anni) a partire da strutture con 500 posti indoor e 2000 all'aperto. Quello che potrebbe essere un volano per i club e per il settore edilizio dovrebbe quindi avere un percorso parlamentare agevolato. Di fatto la norma si compone di due parti. La prima "finanziaria" che integra il fondo di garanzia per la costruzione, l'ammodernamento e l'acquisto di impianti sportivi (compresi gli stadi da parte di società o associazioni sportive) con 10 milioni nel 2014, 15 milioni nel 2015 e 20 milioni per il 2016.

La seconda diretta a semplficare l'iter amministrativo termini perentori per gli enti territoriali che dovranno concedere autorizzazioni e via libera, incluse quelli relaviti all'impatto ambientale, e prevedendo una sorta di potere di sostituzione della Presidenza del Consiglio in caso di ritardi ingiustificati.  I tempi saranno contingentati in 14/15 mesi. Tenendo conto dell'esiguità delle risorse affidate al Credito sportivo, ovviamente, i progetti dovranno essere sostenuti da privati con una "clausola di compensazione". L'emendamento dispone in effetti che "l'intervento possa prevedere uno o più impianti sportivi nonché insediamenti edilizi o interventi urbanistici, entrambi di qualunque ambito o destinazione, anche non contigui agli impianti sportivi". L'intervento edilizio compensativo, naturalmente, per il Governo non vuole dare il là a una cementificazione selvaggia ovvero a speculazioni ma deve essere "funzionale al raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario dell'intervento e concorrente alla valorizzazione in termini sociali, occupazionali ed economici del territorio di riferimento". Sarà rimesso perciò alle valutazioni dei Comuni e delle Regioni la concessione di varianti ai piani urbanistici a favore dei finanziatori o dei promotori del progetto stadio che garantiscano compensazioni economiche rispetto all'investimento nell'impianto sportivo. Una valutazione che sarà semplice quando si tratta di palestre o stadi in piccole realtà volti a promuovere lo sport di base. Più complessa quando si tratterà di valutare l'impatto sociale della costruzione dello stadio di proprietà di una società di serie A per determinare le misure urbanistiche/edilizie finalizzare a compensare lo sforzo economico di club e finanziatori.

I

  • Piero |

    Speriamo che gli anarcoambientalisti non blocchino per l’ennesima volta questa legge. E’ l’ultima occasione per far ripartire l’economia, lo sport e il calcio italiano. Si faccia presto!

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