Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Il Napoli in “dribbling” tra diritti d’immagine (Vodafone) e sponsorizzazioni (Telecom)

Il Napoli prova (finalmente) a fare cassa con i diritti di immagine dei calciatori. Anche se fa irritare le due controparti Vodafone e Telecom. Ma andiamo con ordine per spiegare i contorni di questa complessa vicenda economico-giuridica.
Quella che è stata da sempre la strategia scelta dalla Ssnc di Aurelio De Laurentiis, ovvero l’acquisto in blocco dei diritti d’immagine dei calciatori, finora ha reso ben poco al club. A scorrere i bilanci della società e quelli del Gruppo Filmauro quasi non se ne trova traccia, se non per un paio di milioni di euro raccolti tra varie voci di entrata. Nulla che possa spostare gli equilibri dei conti, insomma. E che renderebbe ingiustificato l’adozione di questo modello operativo, il quale certo non semplifica le trattative di mercato.
In estate, del resto, sul fronte dei diritti d’immagine rispetto all’intransigenza del passato qualche deroga è stata fatta per la nuova colonia spagnola. In molti casi (Higuain, Reina, Benitez) si è optato per soluzioni di compromesso (50% del copyright è rimasto ai tesserati).
Ad ogni modo, per far aumentare i ricavi il Napoli ha deciso di cedere i diritti di immagine di sua proprietà relativi ad alcuni tesserati (Hamsik, Higuain e Benitez) a Vodafone. Affare che ha provocato però le ire di Telecom che da parecchie stagioni, con il marchio Tim, è uno degli sponsor istituzionali del club. Negli uffici marketing di Telecom non hanno gradito che il volto dei principali calciatori del Napoli compaia nelle campagne pubblicitarie del proprio concorrente. In effetti i diritti di immagine degli atleti non sono inclusi nel contratto di sponsorizzazione Telecom-Napoli. Nè a Telecom sarebbe stata offerta prima che a Vodafone la facoltà di utilizzare i tesserati azzurri nelle sue campagne pubblicitarie.
Altri club, come il Milan, al contrario inseriscono nei vari pacchetti di servizi offerti agli sponsor questa chance. Ovviamente i pacchetti che prevedono la possibilità di schierare come testimonial i campioni della squadra sono più costosi e garantiscono alla società maggiori entrate.
Di fronte alle “rimostranze” di Telecom il Napoli è corso ai ripari con un imbarazzato comunicato spiegando che “Telecom Italia è l’unico sponsor della Società sportiva calcio Napoli nel settore dei prodotti e servizi di telefonia mobile e fissa e di connessione internet. Una partnership di lunghissima durata e di reciproca soddisfazione, che vede Telecom Italia al fianco della SSC Napoli sin dalla prima stagione di serie A Tim e che in questo lungo percorso insieme ha visto Sscn e Telecom Italia collaborare in tantissime iniziative di successo”. Ed aggiungendo che “la campagna mediatica di Vodafone è incentrata sull’utilizzo dell’immagine dei singoli giocatori, a titolo personale ed individuale, e non in qualità di tesserati della Sscn, fermo restando che nessuna partnership, esclusiva o meno, è stata istituita tra Vodafone e la Sscn e/o le proprie squadre”.
Dal comunicato sembrerebbe che Vodafone abbia siglato accordi personali con i tesserati del Napoli, senza il coinvolgimento del club (anzi all’insaputa del club). Mentre di fatto si è trattato di accordi tra Vodafone, il Napoli e i suoi tesserati, attraverso i quali questi ultimi (quindi sia la società che i diretti interessati) hanno venduto alla compagnia telefonica i diritti d’immagine (o la quota) di propria pertinenza. Da qui lo scoppio del caso “diplomatico” scoppiato nei giorni scorsi che potrebbe avere serie conseguenze sul rinnovo della partnership con Telecom.
In definitiva, c’è da dire che la gestione dei diritti d’immagine e dei “brand” degli atleti è sempre più centrale nell’industria sportiva e non c’è una sola ricetta vincente. La politica di De Laurentiis non è sbagliata, anzi. Ed anche il fatto che possa tener lontani i top player è in gran parte un luogo comune. Tutto dipende infatti dai soldi che la società è disposta a mettere sul piatto in cambio dei diritti d’immagine e in definitiva dalle politiche commerciali che ritiene di poter realizzare per farli fruttare.