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Cagliari: versata la caparra da otto milioni, il prezzo dell’affare sembra “proporzionato”

Tommaso Giulini, come riferisce stamattina l’Unione Sarda, ha versato nelle casse del Cagliari 8 milioni di euro, “l’acconto” del passaggio di proprietà che sarà ufficializzato lunedì, dopo l’incontro decisivo tra il nuovo proprietario e Massimo Cellino. L’imprenditore lombardo per guidare il suo nuovo progetto avrebbe già in mente il nome del nuovo allenatore: Zeman.

L’affare. Da verificare, ovviamente, le cifre dell’affare. In effetti, se fossero confermate quelle uscite in questi giorni, per Giulini, proprietario della Fluorsid di Macchiareddu, zona industriale di Cagliari, l’acquisto del club sardo sarebbe un ottimo investimento. Si è parlato, infatti, di un accordo trovato sulla base di 40/45 milioni di euro incluso il centro sportivo di Assemini, pari a circa la metà della “presunta” offerta dei fondi Usa rappresentati da Luca Silvestrone, usciti di scena per il mancato versamento della “caparra” da 10 milioni.

Prezzo proporzionato. Il prezzo di 40/45 milioni appare proporzionato agli asset del Cagliari che non contemplano lo stadio Sant’Elia (progetto da sviluppare successivamente). Il Cagliari al 30 giugno 2013 aveva un fatturato operativo di 47 milioni (nel 2012 i ricavi erano a quota 67 milioni grazie a 24 milioni di plusvalenze da calciomercato). Il club ha un buon equilibrio di bilancio in quanto ha chiuso il 2013 con un rosso di un milioni e il 2012 con un attivo di 2,5 milioni (un peggioramento causato essenzialmente dalla vicenda stadio, anche se la contrazione dei ricavi da gare è stata limitata da 2,4 milioni a 1,5).
Il tesoro del Cagliari è rappresentato dai diritti pari a 30,6 milioni, mentre l’area commerciale ha garantito entrate per 4,7 milioni. In particolare, i ricavi da sponsorizzazione sono stati pari a 1,7 milioni con lo sponsor tecnico Robe di Kappa che ha assicurato 0,8 e il secondo sponsor Cin Tirreni 0,7. I contributi in conto esercizio, ricevuti dalla Regione Sardegna e dalla Lega Calcio, sono stati pari a 2,6 milioni.
Il costo del personale sempre nel 2013 era intorno ai 22 milioni quindi con un buon rapporto con il fatturato del 50%. Gli ammortamenti dei cartellini erano a 7,5 milioni, le spese per servizi a 9,4 milioni crescono per i costi dello stadio “Is Arenas”. In totale i costi della produzione nel 2013 erano a quota 50,5 milioni.
Dunque, con un’attenta razionalizzazione dei costi, un rafforzamento dell’area commerciale (oggi sottoutilizzata) e lo “sblocco” dello stadio il Cagliari potrebbe essere gestito realizzando dividendi per la proprietà e soddisfazioni per i tifosi.

Patrimonio e governance. Il patrimonio netto del Cagliari era positivo per 29 milioni. I debiti, al 30 guigno 2013, ammontavano a 43 milioni (contro i 52 del 2012). Il club aveva debiti bancari per 7,6 milioni e per 10 milioni verso altre società di calcio a fronte di crediti per complessivi 3,6 milioni. La struttura azionaria del Cagliari era questa: 69,9% alla “Eleonora Immobiliare Spa” e 30,1% alla SGS Sport General Service Srl. Notevole la voce “immobilizzazioni finanziarie” legata a imprese controllate, iscritta a bilancio per 39,7 milioni. Le società controllate sono la SGS Sport General Service Srl, controllata al 90%, e titolare del marchio “Cagliari Calcio”, del complesso sportivo “Enrico Cellino” e della library delle immagini delle partite del Cagliari, e fornitrice dei servizi di biglietteria e di manutenzione dello stadio, e la Società Cagliari Service Usa (società con sede a Miami in Florida) che gestisce la scuola calcio in America.

 

  • agostino ghiglione |

    Caro Julius,tutto vero(forse)se la offerta americana ci fosse.Se Cellino ha venduto a Giulini è perchè non c’erano altri compratori. Si ricordi che “il valore è una opinione di prezzo”!Comunque senza “due diligence” io non comprerei mai una Società.

  • Julius |

    a me sembrava più proporzionata l’offerta americana. solo il parco giocatori è valutato da trasfermarkt circa 57mln di euro, se poi a questo ci aggiungiamo i 29 mln del patrimonio netto escludendo la parte relativa al valore giocatori che abbiamo rivalutato ai prezzi di mercato(immagino i giocatori siano iscritti a bilancio per il prezzo d’acquisto) e il fatto che ,come dice lei, tramite una razionalizzaione dei costi e il rafforzamento di alcuni ricavi oggi sottoutilizzati sia in grado di generare utili si arriva alla conclusione che il valore della società si avvicina di più all’offerta americana che a quella di giulini. gira voce in città che in questo secondo caso cellino rimanga come azionista di minoranza. forse sta lì la differenza.

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