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Tra Nba e Champions league è corsa all’aumento dei ricavi tv: ma il primato resta alla Nfl…

Tra Champions league ed Nba è corsa all’aumento dei ricavi. La massima competizione calcistica continentale infatti grazie ai diritti tv venduti per il triennio 2015-18 farà registrare incassi record. La lega americana di pallacanestro ha raggiunto otto anni fa un accordo per la cessione dei diritti tv nazionali da circa un miliardo di dollari. Nel 2016, però, entrerà in vigore un nuovo accordo, le cui cifre già sono ufficiosamente note: 2 miliardi di dollari.

Finora gli introiti Champions complessivi ammontano a 1,3 miliardi di euro. Ma grazie al rialzo determinato da aste molto combattute nei principali paesi europei si sono registrati incrementi a doppia cifra. Solo dai contratti con le tv dei cinque principali paesi (Italia, Inghilterra, Germania, Spagna e Francia), la Uefa riuscirà a superare il miliardo di euro annuo di ricavi. Ai circa 230 milioni di euro annui che saranno investiti da Mediaset per il triennio 2015-2018 in Italia, vanno aggiunti infatti i circa 70 milioni di euro di Sky Deutschland (l’accordo precedente era da 54 milioni), i 150 milioni della cordata formata da MediaPro (piattaforma satellitare Gol TV), Atresmedia, il gruppo televisivo partecipato dal gruppo De Agostini, e l’emittente catalana TV3 per la Spagna, i 145 milioni di beIn e Canal+ in Francia e l’ultimo accordo siglato nel Regno Unito da British Telecom Sport: oltre 300 milioni di euro annui per un totale di quasi un miliardo di euro nel triennio (per trasmettere anche l’Europa League). Questo significa che il “montepremi” della Champions potrebbe aumentare di almeno 30% dalla prossima stagione avvicinandosi ai due miliardi di euro (dipenderà da come si concluderanno le aste tv negli altri paesi e dai ricavi commerciali “collettivi”).

Quota due miliardi (di dollari) che la NBA si appresta a raggiungere grazie a un accordo che potrebbe raddoppiare gli introiti dei diritti televisivi nazionali. La principale lega americana di basket sta infatti rinegoziando gli accordi con Walt Disney Co. e Time Warner Inc’s Turner Broadcasting per una cifra complessiva che si aggira sui due miliardi di dollari (1,6 milioni di euro) a partire dal 2016. Attualmente, la NBA prende 384 milioni di euro dalla Disney e 360 milioni dalla Turner, grazie all’accordo da otto anni entrato in vigore nel 2007. Una cifra destinata ad aumentare notevolmente nel giro di due anni. Oltre al contratto collettivo con la tv nazionale, inoltre, le varie franchigie possono stipulare contratti “locali” con altre televisioni. Anche in questo caso, le cifre sono da record: si parte dall’accordo da quasi 100 milioni di euro per 20 anni tra i Los Angeles Lakers e Time Warner, passando per i 35 milioni di euro degli Houston Rockets e i 30 milioni di New York Knicks e Boston Celtics. Questa situazione legata al nuovo contratto televisivo collettivo ha già portato i suoi effetti sul mercato, con rinnovi di contratto apparentemente sproporzionati per alcuni giocatori o, addirittura, con altri contratti rinnovati fino al 2016 per cogliere la possibilità di siglarne di più vantaggiosi. Con l’aumento degli introiti dai diritti televisivi, infatti, aumenteranno anche i cosiddetti BRI (Basketball Related Income), che determinano il salary cap da adottare ogni anno. Viene da sé che, alzando l’asticella del tetto salariale, le franchigie NBA potranno permettersi stipendi ben più alti.
Il record da introiti tv è appannaggio della NFL, La principale lega di football americano, col nuovo contratto da 2,6 miliardi di euro annui a partire da 2015. L’apice verrà toccato nel 2016, quando l’accordo aumenterà superando quota 2,8 miliardi (3,5 miliardi di dollari). Fa “peggio”, la MLB, la lega di baseball, che deve “accontentarsi” di ricavi tv per 1,2 miliardi di euro.