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Serie B, i primi risultati del tetto salariale: monte ingaggi diminuito del 13% in un anno

Un anno di salary cap. Di tetto salariale, anzi, come preferisce chiamarlo Andrea Abodi, presidente della Lega Serie B, che non vuole correre il rischio di “scimmiottare” lo strumento adottato dalle leghe professionistiche americane. In effetti, le differenze fra il tetto salariale adottato dal torneo cadetto e quello in uso negli Stati Uniti sono molteplici, su tutte quella di un’impostazione basata sui bilanci delle singole squadre piuttosto che sugli introiti complessivi della lega. Resta ancora un meccanismo da perfezionare, con modifiche che saranno apportate già a partire dalla prossima stagione, ma che già da quest’anno ha portato i primi frutti: prendendo in esame le quindici squadre che hanno preso parte allo scorso campionato e a quello attuale, il monte emolumenti è diminuito del 13%. Queste quindici società pagano in media 5,5 milioni di euro circa per gli ingaggi dei loro giocatori, mentre nella stagione passata il monte ingaggi medio era di poco inferiore ai 6,5 milioni. Risultati che rappresentano soltanto un punto di partenza, per tracciare una strada verso un slega più sostenibile: “Il tetto salariale è ormai stabilizzato come meccanismo – ha dichiarato il presidente Abodi – produrrà effetti progressivi che si potranno misurare alla scadenza di contratti onerosi, soprattutto quelli di squadre retrocesse dalla serie A alla serie B. L’effetto pieno si vedrà quando ci sarà una nuova generazione di contratti”.

Nella prossima stagione, il tetto salariale verrà ulteriormente irrigidito. Il rapporto tra valore di produzione ed emolumenti complessivi, che al momento non deve superare il 60% del fatturato, verrà portato al 55%, come dichiarato da Abodi: “Non bisogna soltanto migliorare l’effetto esplicito di questo strumento nei conti, ma anche quello del rapporto con tesserati e agenti. È evidente che il tetto c’è e che debba rispettare il parametro del 60%. L’abbiamo studiato in quest’ottica, come un deterrente nei contratti individuali ma tenendo conto del quadro generale. Solo al mancato rispetto del parametro del 60%, che diventerà del 55% nella prossima stagione, scatteranno gli effetti finanziari del tetto individuale di 150 mila euro”. Un tetto che, nella stagione passata, non è servito a salvare Siena e Padova, squadre partecipanti allo scorso campionato di serie B e fallite al termine della stagione: “La stagione scorsa due società sono scomparse, sebbene per ragioni diverse. Quello del tetto salariale non è però l’unico strumento, va combinato col tetto alle rose, che ormai sta raggiungendo un assetto definitivo”, ha concluso il presidente della Lega Serie B, riferendosi all’altra innovazione introdotta nella passata stagione, ovvero il limite di diciotto giocatori over 21 per squadra per dare maggiore spazio ai giovani.