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La Figc accelera sulle riforme: rose da 25, più spazio ai vivai e in Serie A arriva il fair play finanziario “Made in Italy”

Arriva il fair play finanziario made in Italy. Lo storico passaggio dovrebbe essere ratificato dalla Figc nel Consiglio federale del 20 novembre. La novità dovrebbe consistere formalmente nell’approvazione delle linee di indirizzo per le iscrizioni al prossimo campionato con l’inserimento all’interno del sistema delle licenze nazionali della normativa per il fair play finanziario della Uefa, seguendo quando già fatto dalla Premier league e dalla Liga spagnola. Ma non è l’unica novità attesa al vaglio del prossimo Consiglio federale. A parte il fair play, dovrebbero essere assunte decisioni innovative come l’obbligo per le società di adottare “modelli organizzativi specifici” per beneficiare di esimenti e/o attenuanti in ambito di responsabilità oggettiva (mutuando le norme del decreto legislativo 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa/penale degli enti), un giro di vite su incompatibilità-decadenza dalle cariche societarie sportive, l’introduzione del tetto alle rose in Serie A (massimo 25 giocatori, di cui una parte 8 cresciuti nei settori giovanili dei club e nei vivai nazionali secondo i criteri delle liste Uefa) e la modifica delle regole sul tesseramento dei calciatori extracomunitari (uno sarà “libero”, il secondo dovrà presentare un curriculum sportivo adeguato ed avere un certo numero di presenze nella sua nazionale come accade in Premier).

Per quanto riguarda il fair play finanziario made in Italy dovrebbe essere creata a breve una commissione di studio per identificare e adattare i parametri contabili e finanziari Uefa alle peculiarità della Serie A e degli altri campionati professionistici, armonizzandole con quelli già previsti dalle regole sulle licenze nazionali. L’ottica dell’intervento sarà quella di privilegiare gli investimenti a medio-lungo termine, in particolare su stadi, centri sportivi e vivai, facendo leva sulle prescrizioni del Financial fair play che escludono queste spese “virtuose” dal monitoraggio contabile. Si seguiranno in questo processo i benchmark sviluppati a livello internazionale. Soprattutto quanto deciso il 7 febbraio 2013 dai club della Premier League che hanno adottato un complesso di norme di controllo economico e finanziario finalizzate ad accrescere la sostenibilità a lungo termine. Dalla stagione 2013-14 i club di Premier League non possono generare perdite aggregate superiori a 105 milioni di sterline nelle stagioni 2013-14, 2014-15 e 2015-16. I club che non dovessero rispettare tale principio dovranno garantire le ricapitalizzazioni dei proprietari per i tre anni successivi e inviare nuove informazioni economico-finanziarie preventive relative alle tre stagioni successive. In termini di controllo dei costi, inoltre, i club di Premier League con i più alti ingaggi (più di 52 milioni di sterline nel 2013-14, più di 56 milioni nel 2014-15 e più di 60 milioni nel 2015-16) non potranno utilizzare i fondi provenienti dalla Lega (diritti tv) per incrementare il proprio monte stipendi rispetto ai seguenti importi massimali: nel 2013-14 il monte ingaggi non potrà aumentare di più di 4 milioni, nel 2014-15 il monte ingaggi non potrà aumentare di più di 8 milioni, nel 2015-16 il monte ingaggi non potrà aumentare di più di 12 milioni. Eventuali sforamenti dovranno essere “coperti” solo con i ricavi da match day e da sponsor.