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Chievo-Hellas, il derby di Verona con i bilanci in salute: clivensi ancora in attivo, effetto promozione per gli scaligeri

Con la promozione in serie A dell’Hellas Verona, dalla passata stagione la massima serie è tornata ad ospitare il derby di Verona, assente dal 2002, anno in cui il Chievo neopromosso sorprese l’Italia calcistica e in cui l’Hellas non riuscì a mantenere la categoria dopo un girone d’andata da zona Europa. Per la prima volta, dunque, il derby dell’Arena si disputa per il secondo anno consecutivo in serie A: un derby che sul campo ha premiato il Chievo nella sfida del girone d’andata e che in classifica premia (seppur di poco) l’Hellas, avanti di un punto sui “cugini”. Fuori dal campo si presentano due realtà in salute. Una da anni protagonista con bilanci chiusi in attivo, l’altra spinta dal ritorno nel calcio dei grandi con tutto quel che ne consegue a livello economico.

Crollo delle plusvalenze per il Chievo. Un taglio netto alle plusvalenze riporta il fatturato sotto i sessanta milioni dopo il boom del 2013, quando la società clivense registrò un totale di 64,1 milioni. Nel 2014 si “ferma” a 50 milioni, con un attivo di 316.064 euro, e quasi 17 milioni di plusvalenze in meno. Dopo i 24,6 milioni dell’esercizio precedente, infatti, la voce in questione vale soltanto 7,7 milioni di euro. Tra le cessioni effettuate, solo quella di Thereau all’Udinese ha fruttato plusvalenze superiori al milione di euro (1,465 milioni su un valore di cessione di 2,115 milioni). I ricavi da gare sono leggermente in calo a 1,8 milioni, così come scendono di poco i ricavi pubblicitari (670 mila euro in tutto). In controtendenza invece i ricavi da sponsor, saliti a 4,6 milioni (+0,5 milioni rispetto al 2013) e dai diritti televisivi, aumentati di 2,7 milioni rispetto all’esercizio precedente e adesso a quota 27,8 milioni.
Diminuiscono, seppur di poco, i costi della produzione, che passano da 53 a 52,8 milioni di euro. I costi per il personale aumentano da 22,7 a 23,3 milioni di euro: più nel dettaglio, i costi per salari e stipendi passano da 20,9 a 21,5 milioni. Scendono a 8,2 milioni i costi per servizi, mentre quelli per godimento di beni di terzi aumentano leggermente a 1,5 milioni. Aumentano inoltre gli ammortamenti, da 13,3 a 15 milioni di euro.
In riduzione, dopo l’aumento dell’esercizio precedente, i debiti complessivi, passati da 102 a 89,5 milioni. Diminuiscono contestualmente anche i crediti, dai 53,5 milioni del 2013 ai 41,2 milioni del 2014.

Hellas sospinto da diritti tv e cessione del marchio. Il primo anno di serie A della gestione Setti porta all’Hellas un fatturato da 53,6 milioni con un utile netto di 5,3 milioni, a fronte di una perdita praticamente della stessa cifra nell’esercizio precedente. Influisce indubbiamente la diversa ripartizione dei diritti televisivi, ma nel caso del club veronese pesa anche la plusvalenza effettuata con la cessione del marchio per 15,9 milioni di euro.
I ricavi subiscono un’impennata in quasi tutte le voci: esclusi i ricavi commerciali (3,6 milioni contro i 4,5 del 2013), si registra ovunque il segno positivo, per un totale di 42,7 milioni. Più che triplicato il risultato dell’esercizio precedente, fermo a 13,3 milioni di euro. I ricavi dal botteghino passano da 3,2 a 5,3 milioni di euro, mentre il salto di qualità arriva prevedibilmente alla voce ricavi televisivi. Dai 784 mila euro della stagione in serie B, l’Hellas passa ai 22,8 milioni del 2014. Aumento evidente anche per le plusvalenze, passate da 746 mila euro a 10,2 milioni. Spicca fra tutte quella legata alla cessione di Jorginho al Napoli, con una plusvalenza di 8,99 milioni.
In aumento, oltre ai ricavi, anche i costi operativi: dai 18,9 milioni del 2013 si passa agli attuali 49,9 milioni di euro. Il costo del personale è pari a 29,1 milioni, in aumento rispetto ai 12,7 milioni del 2013. Salgono anche i costi per spese e servizi, da 3,7 a 9,2 milioni, e per il godimento di beni di terzi, da 924 mila euro a 1,9 milioni. Il monte salari è più che raddoppiato: dagli 11,2 milioni dell’ultimo anno nel torneo cadetto si passa a 27,1 milioni. Aumentano, infine, anche gli ammortamenti, da 743 mila a 3,5 milioni di euro. Il totale debiti passa da 15 a 46,4 milioni di euro, a fronte di 32,6 milioni di crediti.

  • agostino ghiglione |

    Secondo Piero per soddisfare una voglia smodata di giocare nel proprio Stadio di proprietà Verona dovrebbe sviluppare un piano urbanistico che preveda due nuovi stadi,con annessi e connessi, uno per l’Hellas Verona presumibilmente da 20/25.000 spettatori mentre il Chievo dovrebbe ambire ad uno stadio che preveda la possibilità di licenza Uefa.Nel frattempo il vecchio Bentegodi verrebbe tenuto in vita perchè sulla sua copertura vi sono pannelli fotovoltaici che generano energia elettrica per il Comune.E forse potrebbe essere indicato per dare una sede permanente alla Nazionale di Rugby che viene ospitata all’Olimpico di Roma provocando lo spostamento delle partite del campionato di calcio al lunedì.Al termine di tutto ciò Verona avrebbe forse 4 stadi di calcio se quello vecchio vicino alla Ferrovia non fosse stato ancora demolito.In compenso continuerebbe ad avere una Arena che è la vera ricchezza della città con spettacoli tra giugno e settembre e visite di turisti negli altri mesi.Questo sì è un esempio anche di finanza creativa oltrechè di interesse multiculturale!

  • agostino ghiglione |

    Leggo solo oggi 17 marzo 2015 le stupefacenti affermazioni di Piero relativamente ai due Club calcistici di Verona.Quindi per lui si dovrebbero costruire due stadi uno per l’Hellas Verona,penso da 25/30.000 posti, mentre il Chievo Verona dovrebbe costruirlo in base agli std minimi previsti dalla UEFA perchè mi sembrerebbe logico che anche loro pensino di ritornare ad essere importanti come lo sono stati nei primi anni in cui sono arrivati in Serie A.Quindi Verona in quel momento avrebbe 3 o 4 stadi (i due detti ed il Bentegodi)il 4° potrebbe essere quello vecchio vicino alla Ferrovia che forse è stato demolito.Con questa logica portare i libri in tribunale diventerebbe una cosa possibile.Mi fido ciecamente di quello che fa Campedelli quindi se lui non intraprende la via della costruzione di un nuovo Stadio lo comprendo benissimo essendo un ottimo industriale dolciario con la passione e la competenza per gestire una squadra di calcio.Comunque con l’attuale Legge di ripartizione dei diritti TV che prevede il 100% delle partite in diretta vedo difficile che altri club possano intraprendere la via della costruzione del proprio Stadio oltre ai casi di Juventus,Udinese(in corso),Roma(in itinere),Milan(in ipotesi).A Genova si spera che la Samp possa costruirsi il suo Stadio così il Genoa potrebbe pensare di ristrutturare il “suo” Luigi Ferraris a Marassi.

  • Piero |

    Finanza creativa e poco altro. In altri Paesi moderni europei le due squadre avrebbero investito le plusvalenze degli anni scorsi nello stadio di proprietà invece di continuare a giocare in uno stadio come il Bentegodi troppo grande, costoso, antieconomico, poco redditizio e soprattutto in affitto, ma naturalmente non una parola in tal senso. Attenzione, il caso Parma dovrebbe aver insegnato qualcosa, o almeno spero.

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