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Juventus, le tre proposte di Agnelli per il rilancio del calcio italiano: seconde squadre, riforma dei campionati e nuovi impianti

Una lettera aperta agli azionisti della Juventus, ma con un chiaro riferimento all’intero mondo del pallone italiano, chiamato ad una riforma strutturale per una ripresa quanto più rapida possibile. Andrea Agnelli, presidente del club bianconero, in occasione della relazione finanziaria annuale ha voluto sottolineare i passi compiuti dalla Juventus nell’ultimo quinquennio nell’ottica di uno sviluppo globale del calcio italiano, che procede a ritmi blandi rispetto alle altre realtà europee: “Nel quinquennio 2009/2014, il tasso di crescita del giro d’affari del calcio inglese è stato del 61%, quello tedesco del 46%, quello spagnolo del 32%, quello francese del 42%, quello russo dell’86%, quello turco del 62%. L’Italia nello stesso periodo è cresciuta solamente del 14%”, dichiara Agnelli nella lettera pubblicata sul sito ufficiale della Juventus.

Tre punti per le riforme. È un calcio italiano che procede con un andamento fin troppo lento per poter tenere il passo delle altre federazioni. Agnelli spera in un’accelerazione entro il 2016, ponendo tre tematiche come cardini per una spinta riformatrice del calcio italiano: la creazione delle seconde squadre, la riforma dei campionati e la situazione degli stadi. Tre punti che, secondo il presidente della Juventus, possono aiutare il pallone “ad essere al centro di questo mondo”. L’auspicio, inoltre, è quello di non far passare un altro quinquennio per attuare i primi cambiamenti.

Seconde squadre per lo sviluppo dei giovani. L’introduzione delle seconde squadre è il primo punto affrontato da Agnelli, già da anni in prima linea sul fronte delle cosiddette “squadre B” in contrapposizione alla proposta delle multiproprietà: “La creazione delle Seconde Squadre è stata rifiutata per troppo tempo, mentre gli altri Paesi garantivano alle loro giovani leve una crescita armoniosa”. Una scelta legata anche al salto di categoria che subiscono i giovani nel passaggio dal campionato Primavera alla prima squadra: “La serie A deve avere la forza di colmare il gap generazionale che passa tra il campionato Primavera (under 19) e l’accesso potenziale alle Prima Squadra, che avviene mediamente verso i 22/23 anni”, prosegue il testo della lettera.

Riforma dei campionati e caso Parma. Il punto cruciale resta legato alla composizione dei campionati e sulla mutualità: “La riforma dei campionati è improrogabile e deve essere accompagnata da una profonda riflessione sul tema della mutualità: chi viene retrocesso deve essere salvaguardato in modo tale da non mettere a repentaglio, come invece avviene oggi, la continuità aziendale”. Gli esempi recenti di gestioni a rischio non mancano: “È del tutto evidente che vicende come quella del Parma, fallito durante il campionato, o le continue difficoltà di molti club nell’ottenere le licenze UEFA, minano la credibilità di tutto il sistema e lo rendono poco attrattivo per eventuali nuovi investitori, la cui presenza è invece auspicabile in presenza di piani di sviluppo chiari e di lungo termine”.

Stadi e sicurezza, situazione invariata. Infine, una presa di posizione su un altro tema caldo all’interno del calcio italiano, ovvero le attuali condizioni degli impianti di gioco: “La situazione degli stadi, salvo rare e lodevoli eccezioni, rimane invariata. Non solamente latita la pianificazione di nuove infrastrutture, ma addirittura si lascia che le attuali strutture continuino a operare in deroga rispetto alle normative in vigore. L’introduzione della Goal Line Technology, un provvedimento positivo, ha avuto costi che tutti i club hanno potuto affrontare senza problemi. Purtroppo non altrettanto si può dire degli investimenti in sicurezza e videosorveglianza di ultima generazione che, con costi decisamente inferiori, coadiuverebbero in modo determinante il lavoro delle forze dell’ordine favorendo l’immediata individuazione degli autori dei misfatti e verosimilmente alleggerirebbero la cosiddetta responsabilità oggettiva, che dopo i recenti fatti del derby di aprile disputatosi allo Stadio Olimpico di Torino, mi permetto scherzosamente di definire “responsabilità immanente”. Ormai le responsabilità individuali passano in secondo piano e il calcio italiano pare soccombere a quest’aberrazione”.

  • agostino ghiglione |

    Caro Marco,
    ma se Lega di Serie A ha sottoscritto un patto con Sky e Mediaset per la trasmissione nel prossimo triennio dell’intero campionato a 20 squadre come è possibile proporre una riduzione dei club partecipanti allo stesso? Esiste una clausola “economica” che garantisca la retrocessione del contratto in caso ciò avvenisse e se sì in tutto o in parte proporzionale alla riduzione del “format”(a 18 o addirittura a 16 squadre)?
    Ieri la TV ci ha proposto una giornata di calcio memorabile: derby di Liverpool (match day),derby di Madrid in prima serata ma anche Arsenal-UTD (3-0)in cui Sanchez ha ridicolizzato Darmian ,Bayern-Borussia D.(5-1)proprio nel momento in cui si giocavano solo tre gare della ns. Serie A.In seconda serata,al termine di Ath Madrid-Real, mi sono collegato su San Siro dove il Napoli ha passeggiato alla Scala del Calcio sui ruderi del Milan.Insomma “Una domenica particolare”.O no?

  • Marcello |

    Buongiorno Sig. Bellinazzo,
    quando riesco la seguo molto volentieri su Radio 24 a “Tutti convocati”, e apprezzo molto i suoi interventi, sempre molto chiari ed esaustivi. Sono tifoso Milanista ma devo, mio malgrado, riconoscere la bravura e la lungimiranza della Società Juventus in questi ultimi anni. Le proposte sopra riportate sono “vecchie” ma se davvero fossero finalmente applicate darebbero nuovo slancio al calcio italiano. Onestamente faccio fatica a capire il perchè queste cose non vengano applicate, perchè ci sia così tanta resistenza verso queste riforme. Solo impreparazione? Ad esempio lo stesso mIlan che tanto vanta di voler ripartire dal settore giovanile perchè non appoggia la Juventus? Solo questioni politiche? O forse Galliani ha interessi affinchè questo non vada in porto? O la solita mentalità italiana che finchè le cose vanno bene vado sa solo,quando poi le cose vanno male allora tutti devono aiutarmi? Il calcio che piaccia o meno è un’industria con un fatturato notevole e che potrebbe dare impulso all’economia sia a quella diretta ma anche ad un notevole indotto.

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