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Se la Cina (di mister Bee) tarda ad arrivare a Milano, il Milan viaggia in streaming verso la Cina

La trattativa tra la Silvio Berlusconi e mister Bee per la cessione del Milan non è saltata. I canali di comunicazione sono attivi quotidianamente e l’offerta cinese del broker thailandese è ancora quanto di meglio ci sia sul tavolo. Questo è il messaggio che trapela in queste ore dall’Estremo Oriente e questo è quanto confermano ambienti vicini alla stessa Fininvest.

Mister Bee è morto, viva mister Bee. C’è tuttavia una situazione di grave stallo. Detto brutalmente, mister Bee non ha ancora i fondi per poter staccare l’assegno da 480 milioni di euro e onorare gli impegni. Detto in modo più articolato, la squadra degli investitori cinesi “incaricati” dal Governo di Pechino di mettere i piedi anche in Serie A, dopo lo shopping in Liga (Atletico Madrid, Espanyol) e Premier (Manchestyer City attraverso il Football City Group valutato 3 miliardi di sterline), è da riassemblare. Esistono, due ordini di impedimenti. Il primo di natura politico. Il Governo di Pechino e il partito comunista cinese non sono un monolite, ma sono attraversati da correnti e gruppi in contrasto fra loro. E fini qui mister Bee non ha saputo destreggiarsi perfettamente con le alchimie di questo universo ed evidentemente non ha saputo dosare con il bilancino le presenze di aziende legate e questo o quel membro influente nella sua cordata. Tant’è che a settembre 2015 Citic Bank, il suo principale finanziatore, ha fatto venir meno improvvisamente il suo appoggio, costringendolo a rinunciare all’esclusiva sulla trattativa. L’alleanza è stata poi riallacciata e mister Bee anche per tutelare gli altri suoi investimenti nel Paese sta lavorando per allargare il consenso verso la sua iniziativa. Senza trascurare comunque il secondo ordine di impedimenti, quello di carattere più spiccatamente finanziario/societario. Senza dubbio le turbolenze sui mercati asiatici e cinesi non stanno giovando alla ricerca di un’intesa, ma non sono l’ostacolo principale. Dalla quotazione passa, nel business plan di mister Bee e soci, l’acquisizione del controllo finale del Milan. Ma lo sbarco in una Borsa asiatica e il preliminare rilancio della squadra per accrescerne il valore richiedono almeno un paio di anni. Nel frattempo i potenziali acquirenti pretendono di incidere sulla governance societaria, di avere voce in capitolo, pur essendo in minoranza. Anche perché l’impegno richiesto, i famosi 480 milioni, è notevole. Una devolution di poteri che ad Arcore faticano da sempre a digerire. Molti dei potenziali investitori sono già usciti di scena, come la Ads Securities di Abu Dhabi, quando Berlusconi ha cambiato idea (a maggio del 2015) e non ha più voluto cedere il 51% del Milan. Paradossalmente, sarebbe molto più semplice, fanno sapere della Cina, comporre un nucleo di imprenditori che stacchino assegni per 700/800 milioni per comprare subito l’intero Milan. Questa valutazione del team, che tanto fa discutere in Italia, non è considerata eccessiva e si spiega non certo in base agli attuali fondamentali patrimoniali della società, ma solo se proiettato nello scenario dello sviluppo industriale e globalizzato del calcio cinese. Uno scenario che gli acquisti record del calciomercato di gennaio da parte di squadre del Dragone, che hanno speso di più di quelle della Premier, e di più di quella di Serie A, Liga, Bundesliga e Ligue 1 messe assieme, rendono quanto mai concreto.

Le altre offerte. Il Milan sta valutando anche altre manifestazioni di interesse. Non quella del fondo Usa Madison, su cui pure ci sono state molte indiscrezioni nelle ultime settimane. La più accreditata viene considerata una proveniente sempre dalla Cina. Ma si è ancora in una fase del tutto embrionale. Per ora insomma, il Milan non sembra aver trovato il suo Marco Polo, visto che uno dei pochissimi  affari sull’asse Europa-Cina fallito a gennaio è stato quello di Luiz Adriano rincasato mestamente a Milanello.

Milan Channel va in Cina. Forse anche per questo il Milan ha deciso di sbarcare direttamente oltre la Muraglia siglando un accordo con Le Sports (con l’intermediazione di Infront), società cinese da oggi partner ufficiale dei new media del club rossonero per tre stagioni  fino al 2018. Tra le altre cose, grazie a Le Sports Milan Channel sarà trasmesso in esclusiva, per la prima volta in streaming, nella Cina continentale. “Questa nuova sponsorizzazione è un risultato importante. Portiamo in Cina la storia e il prestigio del club rossonero – ha sottolineato, Barbara Berlusconi -. Con questa collaborazione rafforziamo un legame commerciale con un Paese in cui il Milan è il primo club per numero di tifosi e in cui abbiamo una crescita digitale superiore ad altri importanti club europei. Per noi la Cina è un obiettivo primario e tutti i nostri sforzi si concentrano per aumentare la nostra presenza in quell’area”. Per  Lei Zhenjian, Ceo di Le Sports, “è un onore presentare questa partnership con A.C. Milan,  una grande società di calcio seguita da moltissimi tifosi in Cina. Le Sports è anche il broadcaster esclusivo dei nuovi media della Serie A nella Cina continentale. Crediamo che questo accordo con il Milan promuoverà ancora di più un’ulteriore crescita della popolarità e influenza del club rossonero e della Serie A in China”. Le Sports ha siglato nei mesi scorsi altri importanti accordi su diritti media in esclusiva, tra cui Wimbledon a partire dal 2016-2018, la Premier League inglese a Hong Kong dal 2016-2019, e infine la partnership globale per cinque anni con l’Atp.

  • agostino ghiglione |

    Caro Marco,secondo me la trattativa per il 48% del Milan era una base di accordo che prevedeva successivamente la realizzazione dello Stadio di proprietà per il quale il nuovo Socio metteva i soldi facendo retrocedere la partecipazione di Berlusconi sino ad azzerarla.Soltanto così si poteva giustificare un investimento fatto in minima parte per il “brand Milan” ma in massima parte per le future entrate connesse allo Stadio.Visto che il progetto Stadio era totalmente sbagliato perchè realizzato su aree prese in affitto per 50 anni e con vincoli insostenibili (bonifica ed altezza)la cosa non aveva più valenza per qualunque cordata.Solo la acquisizione di un’area per la costruzione del nuovo Stadio potrà contare su interessi di qualche socio perchè la capitalizzazione attuale del Milan non giustifica l’interesse di alcun imprenditore.A mio parere.

  • contini antonio |

    Silvio Berlusconi non vuole cedere il Milan per non perdere la testa di ponte che questo rappresenta nella stanza dei bottoni del Calcio italiano,se non fosse per la corsia privilegiata che il Vecchio Diavolo gli garantisce nella corsa ai diritti di trasmissione delle partite il Milan avrebbe già da tempo cambiato proprietario.

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