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Sul nuovo stadio dell’As Roma è scontro tra Regione e Comune e i tempi si allungano

Stadio Roma

Nonostante l’ottimismo del presidente James Pallotta il percorso amministrativo di approvazione del nuovo stadio giallorosso è ancora in stallo. A certificare l’impasse istituzionale, frutto anche delle tensioni politiche interne al Movimento 5 Stelle, è stato ieri il botta e risposta tra Regione Lazio e Comune capitolino. La Regione Lazio rende noto di aver inviato una lettera all’Amministrazione di Roma Capitale nella quale si precisa che ”gli uffici della Regione Lazio hanno verificato l’assenza dell’esplicitazione da parte di Roma Capitale della conferma dell’interesse pubblico per il progetto per il nuovo stadio della AS Roma. Poiché il Comune, pur segnalando carenze nei documenti e negli elaborati, ha richiesto l’avvio della Conferenza dei servizi, la Regione Lazio invita l’Amministrazione capitolina ad esplicitare, entro il 6 settembre, un’eventuale mancanza d’interesse pubblico. In assenza di una formale espressione di contrarietà si procederà quindi alla convocazione della Conferenza dei Servizi per esaminare con tutti i soggetti competenti, in modo pubblico e trasparente, la documentazione pervenuta”.

La risposta dell’assessore all’Urbanistica e Infrastrutture di Roma Capitale, Paolo Berdini, arriva dopo poco con una nota: “Apprendo con vero stupore che la Regione Lazio pretende la formalizzazione dell’esistenza dell’interesse pubblico per il progetto del nuovo stadio della AS Roma entro il 6 settembre 2016, come reso noto da un comunicato di oggi. La Regione Lazio chiede dunque al Comune di Roma di preparare il provvedimento tecnico amministrativo, di discuterlo nella competente commissione consiliare e infine di sottoporlo all’Assemblea capitolina in sole 24 ore, visto che lunedì 5 sarebbe il primo giorno utile per avviare questa complessa procedura. Forse, azzardiamo, il rientro dalla ferie è stato traumatico e ha creato confusione. Ma, volendo tornare alla serietà del rapporto istituzionale, si deve ancora una volta ricordare che il parere di sussistenza dell’interesse pubblico è già stato espresso dall’Assemblea capitolina nella precedente consiliatura – sottolinea l’assessore capitolino – Se la Regione Lazio ritiene indispensabile che la nuova Assemblea capitolina debba confermare o smentire il precedente parere, deve chiederlo formalmente, sulla base della legislazione vigente, e concedere un congruo lasso di tempo. Il Comune di Roma ha più volte sostenuto che la conferma della sussistenza dell’interesse pubblico debba essere espressa in forma collegiale prima della formale apertura della Conferenza dei servizi, ma è ben disponibile ad accettare il percorso amministrativo che l’Ente Regione dovrà esprimere con atto formale e non attraverso dichiarazioni stampa”.

A stretto giro la replica di Michele Civita, assessore alle Politiche del territorio, Mobilità della Regione Lazio: “Informo l’assessore Berdini che la verifica, richiesta formalmente più volte dagli Uffici regionali ai competenti uffici capitolini è tecnico-amministrativa e riguarda la conformità tra le prescrizioni contenute nella delibera approvata dall’Assemblea capitolina che ha riconosciuto il pubblico interesse e il progetto definitivo della stadio della Roma presentato. Quindi è una verifica che devono fare i competenti uffici capitolini e non l’Assemblea capitolina che si è già espressa. Tale verifica è propedeutica all’indizione della Conferenza dei Servizi. Confermo comunque l’indicazione espressa nella lettera inviata di avviare la Conferenza dei Servizi se entro il 6 settembre l’amministrazione capitolina non espliciterà un’eventuale mancanza d’interesse pubblico sul progetto”.

 

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  • agostino ghiglione |

    Caro Piero ero sicuro del tuo intervento.Ma non è così come lo riferisci il progetto del nuovo Stadio della Roma. La prima responsabilità di Pallotta è di non aver intestato lo Stadio alla A.S. Roma,come ha fatto la Juventus, ma di aver esplicitato che lo Stadio sarebbe stato dato in “comodato d’uso ” alla A.S. Roma per un certo numero di anni riservandosi ogni e qualsiasi destinazione futura.Per questo in ambienti Capitolini il deposito del progetto ha da subito destato preoccupazioni.Ampliate poi dalla situazione logistica dove sorge lo Stadio per le necessarie opere di infrastruttura :collegamenti stradali e autostradali,collegamenti a reti ferroviarie e metropolitana vicinanza del fiume Tevere(con le previsioni catastrofiche di Lotito).Infine la questione delle cubature commerciali e abitative.
    Mi ripeto ingiusto paragonare il nuovo progetto dello Stadio a Roma con quanto avvenuto a Torino con lo Juventus Stadium in cui il contributo di” Pantalone”(vedi mio scritto qui sotto) è stato del tutto evidente ed imprescindibile per passare dallo “Stadio delle Alpi” allo Juventus Stadium e allo Stadio Olimpico ora intitolato al “Grande Torino”.Lungi da me addossare colpe politiche a chicchessia ma smettiamola di incensare gli imprenditori italiani che senza i finanziamenti di “Pantalone” non sono in grado di sviluppare un progetto autosufficiente attingendo soltanto al “credito sportivo”;per altro con risorse limitate.

  • Piero |

    L’eventuale retro marcia sul nuovo stadio della Roma sarebbe la pietra tombale sul calcio italiano. Una sentenza senza appello che farà scappare gli investitori italiani, lascerà la Roma nel baratro perchè Pallotta a questo punto punto non avrebbe alcun interesse a bruciare ancora liquidità, lascerebbe nell’angoscia migliaia di disoccupati che altrimenti avrebbero avuto un lavoro, insomma un disastro targato 5 stelle.

  • agostino ghiglione |

    Al momento gli unici Stadi di proprietà di Società di Calcio italiane sono stati fatti tutti su Stadi esistenti con le opere infrastrutturali pagate dallo Stato o dalle entità locali.Esempio tipico lo Juventus Stadium che si è avvalso di un doppio contributo.Il primo per i mondiali 90 con la costruzione dello Stadio delle Alpi.Successivamente la trasformazione dello Stadio Comunale in Stadio Olimpico per le Olimpiadi invernali 2006.Con questo intervento che dava futura casa al Torino si è potuto imbastire col comune di Torino l’operazione Juventus Stadium che prevedeva la demolizione del vecchio ma nuovo “Stadio delle Alpi” con la pista di atletica e la costruzione del nuovo stadio ed il progetto Cantinassa.Il tutto avvalendosi delle opere infrastrutturali(strade,collegamenti etc) fatte all’epoca.
    Anche lo Stadio di Udine è stato fatto dove sorgeva il vecchio Stadio Friuli.A Reggio Emilia il Mapei Stadium ha la stessa logica.
    Quindi che il nuovo Stadio della Roma trovi ostacoli proprio nella definizione delle opere infrastrutturali non è un mistero e non è neanche pensabile che la stessa A.S.Roma si possa accollare tutte le spese necessarie per i collegamenti stradali,ferroviari e della metropolitana necessari per un’opera che convoglia 60/70,000 spettatori ad evento.Sia calcistico che di altro tipo dovendo garantire di funzionare 365 giorni all’anno e non solo per 30 partite giocate dalla A.S. Roma in un anno.Mi auguro che risolvano in tempo tutti i problemi in modo da iniziare la costruzione e liberare lo Stadio Olimpico(non adatto al Calcio) dando lo Stadio Flaminio in dotazione alla seconda squadra cittadina previo sua integrale ristrutturazione visto lo stato di degrado in cui si trova.

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