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Senza calciomercato Genoa e Sampdoria perderebbero 50 milioni a testa ogni anno

Db Genova 25/11/2018 - campionato di calcio serie A / Genoa-Sampdoria / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Domenico Criscito-Fabio Quagliarella

A Genova imperversano le polemiche sull’indebitamento e la salute finanziaria dei due club con tanto di querele che volano tra le due sponde calcistiche della città. A guardare gli ultimi bilanci approvati, quelli al 31 dicembre 2018, in realtà si direbbe che i debiti, che pure ci sono, non sono il principale problema economico di Genoa e Sampdoria. Quello che preoccupa, o che dovrebbe preoccupare maggiormente, è l’assenza di equilibrio tra costi ed entrate ordinarie che affligge entrambe, così come l’eccessiva, se non totale, dipendenza dal calciomercato per non sprofondare in costanti e rilevanti deficit di esercizio.

Genoa e Samp, insomma, almeno sul piano del conto economico, sono sulla stessa lunghezza d’onda. Dai diritti tv incassano cifre simili (47,4 milioni la Samp e 43 il Genoa), così come dallo stadio (4,6 il Genoa e 4,3 la Samp) e dall’area commerciale (7,1 milioni per entrambe le società tra sponsor, cartellonistica e royalties). Il fatturato strutturale quindi è di circa 67 milioni per entrambe. Ed è insufficiente a coprire il costo della rosa, comprensivo di salari e ammortamenti. Il Genoa spende infatti per mantenere l’organico 79,5 milioni (56 di ingaggi e altri oneri e 23 di ammortamenti) e la Sampdoria 81 milioni (54 per il costo del lavoro e 27 per l’ammortamento dei cartellini). Considerando le altre spese operative si arriva a un costo complessivo della produzione di 117 milioni per la società di Enrico Preziosi e di 120 milioni per quella di Massimo Ferrero. Stiamo parlando, in altri termini, di due club che senza ricorrere al calciomercato e al cosiddetto player trading (cessioni con plusvalenze, prestiti onerosi e premi di valorizzazione) brucerebbero ogni anno circa 50 milioni a testa. Se nel bilancio al 31 dicembre 2018 la Samp ha registrato un utile di 12 milioni e il Genoa un rosso di appena 4 milioni è solo grazie a questo fattore. I rossoblu hanno incassato 58 milioni dal mercato (con 49 di plusvalenze) e i blucerchiati 74,5 milioni (con 55 di plusvalenze dovute soprattutto alle cessioni di Torreira all’Arsenal  e di Schick alla Roma che hanno generato circa 27 milioni di surplus ciascuna).

La differenza sostanziale tra Sampdoria e Genoa sta invece nel patrimonio netto. Al 31 dicembre 2018 il club blucerchiato aveva infatti un patrimonio netto positivo per 45 milioni, quello rossoblù ne mostrava uno negativo per 44 milioni. E non a caso nella nota integrativa si legge che la solo grazie alla cessione di Piatek al Milan, peraltro avvenuta dopo la chiusura dell’esercizio nel gennaio 2019, ed a quasi 35 milioni di plusvalenze, è stato evitato il ricorso ad un aumento di capitale obbligatorio per l’erosione oltre il limite legale del capitale sociale.

La debolezza dei conti economici per l’incapacità di incrementare i ricavi ordinari (sarebbe fondamentale in quest’ottica una ristrutturazione dello stadio Marassi per aumentare i servizi) si riflette sull’elevato indebitamento in rapporto al fatturato strutturale (e dunque alla facilità di estinzione e/o riduzione), soprattutto per quanto riguarda la sponda genoana. Il Genoa ha in effetti debiti totali per 203 milioni a fronte di 102 milioni di crediti. La Samp, sempre a fine 2018, 140 milioni di debiti rispetto a 95 milioni di crediti. E probabilmente a scoraggiare eventuali investitori è prevalentemente la fragilità dei modelli di business (oltre che le pretese eccessive delle attuali proprietà) rispetto alla situazione debitoria sottostante.

  • agostino ghiglione |

    Pensavo che la Sampdoria fosse messa meglio.Visto che I Garrone l’hanno ceduta a Ferrero patrimonizzandola con 70 mio in modo da garantire una navigazione sicura.Loro avevano subito pochi anni prima la retrocessione in B dopo aver effettuato e perso col Werder Brema i preliminari per la Champions per cui,dopo il bagno economico,non hanno più voluto rischiare. D’altronde l’effetto della sponsorizzazione ERG fatta con le maglie si era esaurita con la espansione della rete di vendita in tutta la nazione; dopo decisero la cessione delle raffinerie e della catena dei distributori alla Lukoil mantenendo solo in proprio il settore di energie alternative.

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