Cene, tangenti e patti segreti: la mano di Platini su Qatar 2022

a0d3d5e0-91a3-11e9-9727-2ac38bf3e7d9_ap_16256460082619-k08-u11203704192588dmd-1024x576lastampa-it

La sorprendente assegnazione dei mondiali di calcio del 2022 al Qatar a quasi nove anni di distanza dal voto dell’Esecutivo Fifa che la decretò è ancora al centro del ciclone mediatico. L’ex presidente Uefa Michel Platini è stato trattenuto per diverse presso gli uffici della polizia giudiziaria di Nanterre alla periferia di Parigi  per essere interrogato e rilasciato a notte fonda. La Procura nazionale per i reati finanziari indaga dal 2016 su «presunti atti di corruzione attiva e passiva di dipendenti non pubblici» in collaborazione con i magistrati svizzeri e americani. Le ipotesi di reato sono corruzione, associazione
per delinquere e traffico di influenze.

Sotto inchiesta

I media d’Oltralpe hanno dato anche notizia del fermo di Sophie Dion, consigliera allo Sport di Nicolas Sarkozy all’epoca in cui questi era presidente della Repubblica, mentre Claude Guéant, ex ministro dell’Interno ed ex segretario generale dell’Eliseo,già coinvolto nella vicenda dei presunti finanziamenti di Muammar Gheddafi alla campagna per le presidenziali di Sarkozy nel 2007, è stato interrogato a piede libero. Platini, già sospeso dalla Fifa per violazione del codice etico fino a ottobre 2019, era già stato sentito dagli inquirenti due anni fa e a quanto pare avrebbe dovuto essere ascoltato ieri come semplice testimone.

I sospetti

Al centro dell’inchiesta, già rivelata dai media negli anni scorsi, c’è una cena riservata svoltasi il 23 novembre 2010 all’Eliseo tra Sarkozy, Platini e l’attuale emiro qatarino Tamim Ben Hamad Al Thani (alla quale presero in qualche modo parte anche Dion e Guéant). Poco meno di un mese dopo, nel dicembre 2010, il Qatar si vide appunto assegnare la Coppa del 2022, anche grazie al voto di Platini che pochi giorni prima aveva incontrato a Zurigo per una colazione Mohamed bin Hammam (poi radiato a vita dalla Fifa per corruzione nel 2012), l’ex presidente qatariota dell’Asian Football Confederation dal 2002 al 2011 che avrebbe architettato il giro di bustarelle (si parla di oltre cinque milioni di dollari) per garantire il voto favorevole al Qatar.

Sempre a seguito di questi incontri poi l’emittente qatariota al Jazeera ha acquisito a prezzi molto alti per l’epoca i diritti tv del campionato francese e la Qatar Sport Investments dello sceicco al-Thani ha rilevato dal fondo Usa Colony Capital la squadra del Paris Saint Germain. Di lì a poco sempre l’emiro al-Thani, al quale il presidente francese il 4 febbraio 2010 aveva conferito la Légion d’honneur commissionava alla Francia una flotta di 24 jet Dassault Rafale dal valore di sette miliardi di dollari. La Fifa presieduta da Gianni Infantino, ex segretario generale della Uefa di Platini all’epoca dei fatti, ha espresso «preoccupazione» per il fermo dell’ex fuoriclasse transalpino. Resta piuttosto da capire quali nuovi elementi di prova, rispetto a quelli emersi in passato, abbiano determinato l’escalation delle indagini nelle ultime ore.

Il “Qatargate”

Secondo quanto pubblicato già nel 2013 da France Football, aveva come protagonisti un gran numero di alti dirigenti del calcio mondiale, africani e asiatici, ma anche sudamericani ed europei, che si sarebbero fatti letteralmente “comprare” dagli emiri qatarioti con piccoli e grandi favori, sponsorizzazioni di eventi, partite amichevoli con compensi gonfiati e, riferivano fonti vicine alla neonata commissione etica della Fifa, forse anche tangenti versate direttamente sui loro conti bancari. Tra gli esempi citati, il congresso della Confederazione africana di calcio del 2010, organizzato in Angola a gennaio: il Qatar sponsorizzò il meeting con circa 1,25 milioni di euro, ottenendo in cambio un accesso esclusivo ai delegati delle federazioni africane (quattro dei quali sedevano nel comitato esecutivo Fifa) per la promozione della candidatura a ospitare i Mondiali, mentre i rappresentanti degli altri Paesi in lizza poterono essere presenti solo come “osservatori”. Oppure un’amichevole tra Brasile e Argentina, giocata il 17 novembre 2010 a Doha, per la quale ciascuna delle due federazioni ricevettero l’esorbitante compenso di 7 milioni di dollari. Il Sunday Times invece ha rivelato come Bin Hammam avesse mediato col presidente della Federcalcio thailandese, Worawi Makudi, una maxi fornitura di gas a prezzi scontati fra la Qatargas e la Ptt, la compagnia energetica della Thailandia, in cambio dell’appoggio alla candidatura ad ospitare il torneo.

L’accusa di Blatter

L’ex numero uno della Fifa Joseph Blatter, travolto a sua volta da altre indagini per corruzione, analoghe a quelle che hanno colpito la maggioranza dei membri di quel comitato esecutivo che nel 2010 approvò la candidatura del Qatar, sul “Financial Times” due anni fa ha lasciato cadere più di qualche illazione sulla genuinità di quella scelta: «Se vedete la mia faccia quando annuncio l’assegnazione dei Mondiali al Qatar, si nota che non sono l’uomo più felice del mondo. C’era un patto segreto perché le due edizioni del 2018 e del 2022 andassero a Russia e Usa. Poi ci siamo trovati in una situazione in cui nessuno capiva perché la Coppa finisse in Qatar. Una settimana prima del Congresso esecutivo, Platini mi confessò di non essere più con me per un intervento di Sarkozy con i tre voti europei che erano con lui. Spetterà alla magistratura francese ora accertare la genuinità di questa ricostruzione e filoni dell’eventuale corruzione della Fifa e dei sui massimi rappresentanti.

La caduta de “Le Roi”

La parabola discendente di Platini, incontrastato presidente dell’Uefa, inizia a materializzarsi nell’ottobre 2015 quando, dopo le indagini della magistratura svizzera, viene sospeso per 90 giorni dal comitato etico della Fifa poiché accusato di avere illegalmente percepito, nel 2011, due milioni di franchi svizzeri dall’allora presidente Sepp Blatter come compenso per consulenze svolte tra il 1999 e il 2002. Una tegola che si trasforma in uno valanga per ‘Le Roi’ che aspirava alla presidenza Fifa e che giusto pochi giorni fa – a sei mesi dal termine della lunga squalifica, 8 anni poi diventati 6 e infine 4, comunque sufficienti a fargli a pezzi la carriera – era tornato ad alzare la voce, sostenendo di avere “la coscienza a posto” e tornando a parlare di “complotto di Tas e Fifa. Ho idee su chi mi abbia colpito ma non ho prove”, si è sfogato Platini, giusto un anno dopo che la magistratura elvetica lo aveva scagionato ufficialmente da ogni accusa per la vicenda Fifa.

  • agostino ghiglione |

    Per fortuna che Michel Platini non risulta indagato per aver voluto ed imposto il FFP con cui il calcio Europeo si è dato un regolamento ferreo di gestione dei Club calcistici.E gli saremo sempre riconoscenti di averlo fatto.

  Post Precedente
Post Successivo