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Newcastle al fondo saudita, le proteste di Qatar e Amnesty International

Il passaggio delle quote del Newcastle sta diventando un caso internazionale. Il club inglese, sul quale pende una proposta d’acquisto da parte di un fondo di investimenti dell’Arabia Saudita, è finito nel mirino sia del Qatar che di Amnesty International. L’accordo, non ancora ufficializzato, porterebbe all’acquisizione dell’80% delle quote dei Magpies da parte del fondo del principe saudita Mohammed bin Salman, sulla base di circa 300 milioni di sterline.

Una proposta che ha sollevato le proteste di Yousef Al-Obaidly, amministratore delegato di beIn Sport, emittente qatariota che detiene i diritti in esclusiva del massimo campionato inglese per il Medio Oriente e il Nord Africa: “Il governo saudita – ha scritto Al Obaidly in una lettera indirizzata ai venti club – favorisce, da quasi tre anni, il furto dei diritti commerciali della Premier League – e, a sua volta, le entrate commerciali dei club – attraverso il sostegno del servizio pirata di beoutQ”. Il canale televisivo beoutQ ha mostrato illegalmente partite, principalmente in Arabia Saudita, nonostante i diritti nella regione appartengano a beIn Sport. Una situazione che riguarda da vicino tutte le cosiddette top five leagues, inclusa la Serie A, che ha stimato in oltre 200 milioni di euro i danni causati dalla pirateria.

La cessione del Newcastle ai sauditi, però, non crea tensioni soltanto a livello geopolitico. L’accordo, infatti, è osteggiato anche da Amnesty International, l’associazione umanitaria che si occupa della difesa dei diritti umani in tutto il mondo. I dubbi espressi dall’organizzazione riguardano, per l’appunto, il rispetto dei diritti umani in Arabia Saudita. Un interrogativo che aleggia sul “fit-and-proper-person test”, ovvero le indagini a cui la Premier League sottopone gli aspiranti acquirenti di ogni club per valutare, oltre alle proprie disponibilità economiche, eventuali precedenti penali tali da escluderlo dalla lega.