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Spagna, stop agli sponsor di scommesse: la Liga rischia di perdere 90 milioni

Anche la Liga si prepara a fare i conti col divieto di sponsorizzazioni per il gioco d’azzardo. Il ministro del consumo Alberto Garzon ha comunicato a 24 società di Primera e Segunda Division il termine ultimo per i contratti in essere: dal 30 agosto 2021 in poi, non sarà più possibile mantenere accordi con agenzie di scommesse o altre attività legate al mondo del betting. Di fatto, quella in corso è l’ultima stagione nella quale saranno permesse queste partnership, che nel calcio spagnolo hanno un peso rilevante per quel che riguarda gli sponsor di maglia. Una decisione che segue quella già intrapresa dal governo italiano per effetto del Decreto Dignità.

Sette club della Liga hanno come main sponsor una società di scommesse: Betway ha siglato un’intesa con Alaves, Levante e Betis, Bwin è sponsor del Valencia, Marathonbet del Siviglia, Winamax del Granada e Dafabet del Cadice. In Segunda Division, invece, il Girona ha un accordo con Marathonbet e il Leganes con Betway. Questo però escludendo i vari accordi di partnership che non riguardano la sponsorizzazione sulla maglia. Perché altrimenti andrebbero considerati anche gli accordi siglati dal Barcellona (con 1XBet) e dal Real Madrid (con Codere e Kok Sports), ma al momento non sembra che debbano rientrare nelle limitazioni imposte dal governo spagnolo.

La Liga stima in circa 90 milioni di euro l’impatto negativo previsto qualora dovesse essere approvato il Real Decreto che vieterà le sponsorizzazioni da parte di società di scommesse. “È vero che il mondo delle scommesse è un mondo selvaggio e che andrebbe regolato – ha dichiarato Javier Tebas, presidente della Liga – ma non proibito. C’è della demagogia e della contraddizione”. La stessa Liga, tra i propri patrocinatori, vanta una società del settore betting come Sportium. “Già siamo il paese che tratta peggio i calciatori a livello fiscale – conclude Tebas – Cristiano Ronaldo in Italia paga il 25 per cento di quel che guadagna e 100 mila euro per quel che guadagna nel resto del mondo”.