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Superlega, annullato il procedimento Uefa contro Juventus, Real e Barcellona

Nessuna sanzione disciplinare nei confronti di Juventus, Barcellona e Real Madrid. La Uefa ha dichiarato nullo il procedimento aperto nei confronti dei tre club ancora legati alla Superlega, chiudendo così questo capitolo della guerra fredda tra il massimo organismo calcistico continentale e il fronte dei “ribelli”, che avevano tentato una scissione per creare una lega a parte. Il definitivo dietrofront da parte della Uefa arriva a pochi giorni dall’ultimatum del Tribunale Commerciale di Madrid, che aveva intimato la chiusura del procedimento senza alcun tipo di sanzioni per i tre club che ancora non avevano trovato un’intesa con la federazione europea. «A seguito della sospensione dei procedimenti contro Barcellona, Juventus e Real Madrid – si legge nel comunicato – riguardo ad una potenziale violazione delle normative Uefa in riferimento al progetto della cosiddetta Superlega, l’Organo di Appello della Uefa ha dichiarato oggi i procedimenti nulli, come se non fossero mai stati avviati».

Il procedimento disciplinare, sospeso a giugno, ha risentito delle sentenze provenienti dalla giustizia ordinaria. Più precisamente, dal Tribunale Commerciale di Madrid, che già ad aprile aveva emesso la sentenza in cui ordinava a Fifa e Uefa «di astenersi dall’intraprendere ogni azione che possa pregiudicare l’iniziativa» della Superlega. Lo scorso 20 settembre, invece, il giudice Manuel Ruiz de Lara ha sostanzialmente lanciato un ultimatum alla Uefa, chiedendo per l’appunto l’annullamento dei procedimenti contro i tre club. Secondo il giudice del tribunale madrileno, la Uefa non avrebbe rispettato le misure cautelari concordate e il presidente Ceferin rischia di dover rispondere di disobbedienza all’autorità giudiziaria. Viene inoltre sottolineato come, da parte della Uefa, ci sia una volontà ostativa «tendente a consolidare pratiche anticoncorrenziali».

La Uefa, nel prendere atto dell’annullamento del procedimento, dichiara di aver sempre agito «in buona fede» e di «avere ragionevolmente compreso che la decisione del suo organo indipendente, l’Organo di Appello Uefa, di sospendere i procedimenti disciplinari sia nel pieno rispetto della sentenza del Tribunale Commerciale di Madrid n. 17». Oltre a Juventus, Barcellona e Real Madrid, però, ci sono gli altri nove club fuoriusciti dalla Superlega, con i quali la Uefa aveva trovato un accordo sulla base di una Club Commitment Declaration che prevedeva multe e sanzioni per le società che hanno abbandonato il progetto: «La Uefa ha informato i nove club che, in vista dei procedimenti giudiziari in corso a Madrid, e per evitare complicazioni non necessarie, non saranno richiesti i pagamenti delle somme offerte nelle dichiarazioni dei club, fin quando saranno in corso i procedimenti a Madrid riguardanti, tra le altre, la Uefa». Gli altri accordi raggiunti con i nove club a seguito della firma della Club Commitment Declaration «saranno rispettati e onorati».

Andrea Agnelli, presidente della Juventus, qualche ora prima dell’ufficialità dell’annullamento dei procedimenti disciplinari, aveva nuovamente rilanciato l’ipotesi della Superlega in una lettera agli azionisti del club bianconero: «Questa nuova competizione, che si propone di offrire al mondo il miglior spettacolo calcistico, ha nelle sue regolamentazioni tre valori essenziali per la stabilità dell’industria calcistica: (i) un nuovo framework condiviso per il controllo dei costi, che contribuisca, contrariamente a quanto affermato anche in sedi autorevoli, all’equilibrio competitivo delle competizioni; (ii) un forte impegno alla solidarietà e alla mutualità; (iii) la centralità delle prestazioni dei club nelle competizioni europee e del contributo di questi allo sviluppo dei talenti come elementi fondanti di un nuovo concetto di “meritocrazia” sportiva (concetto che non può basarsi esclusivamente sulle performance domestiche in ossequio a equilibri geopolitici e commerciali che dovrebbero rimanere estranei all’essenza dello sport). In sintesi: un nuovo paradigma meritocratico ed un ritorno ai fondamentali: controllo dei costi e trasparenza, con tre categorie di stakeholder al centro del progetto: (i) tifosi, che dettano la domanda del prodotto; (ii) calciatori, i protagonisti degli spettacoli – sia per le competizioni dei club che delle nazionali; (iii) investitori, che assumono tutto il rischio imprenditoriale dell’industria calcistica. Un nuovo paradigma che il calcio non può continuare a trascurare e sulla base dei quali il dialogo politico dovrà riprendere».