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La tristezza di Ronaldo, il dumping tributario e i 200 milioni offerti dal City

“Tutto si risolve”'. Dopo lo sfogo di domenica scorsa che ha svelato al mondo la tristezza di Cristiano Ronaldo, la stella del Real Madrid avrebbe tranquillizzato con queste parole il suo entourage, prima di unirsi alla nazionale portoghese. Tutto si risolve, avrebbe sospirato CR7. Ma se le nubi da dissipare sono, come pare, di natura economica, potrebbe non essere così facile come in passato. Fino a un paio di anni fa, per far risplendere il sole nel cielo del fuoriclasse lusitano sarebbe bastato un (sostanzioso) ritocco al (robusto) ingaggio garantitogli dai Blancos. Ma anche per Florentino Perez, già presidente e creatore dei Galacticos a metà degli anni Duemila, oggi reperire risorse è arduo.

Ronaldo è legato al Real Madrid fino al 2015, ma i suoi 10 milioni di retribuzione (con i bonus si arriva a 12), sono ormai lontani dall’apice della classifica dei Paperoni del football. Samuel Eto'o percepisce, infatti, 20 milioni annui  dai russi dell'Anzhi, mentre dai nuovi contratti con Psg e Manchester United a Zlatan Ibrahimovic e Wayne Rooney arrivano circa 14 milioni. Per Ronaldo è solo una magra consolazione il fatto che Leo Messi abbia introiti in linea con i suoi (10,5 milioni).  

L’espressione imbronciata mostrata dal giocatore alle telecamere comunque ha già fatto scattare l’allerta tra Parigi e Manchester. Il City, secondo i tabloid spagnoli e inglesi, avrebbe offerto nell'ultima campagna acquisti 200 milioni al club madrileno e un contratto da 20 milioni all'anno a CR7. E sarebbero anche pronti ad aumentare l'offerta nelle prossime finestre di mercato. I vertici del Real sono avvertiti. Ma, come detto, il declino produttivo e bancario del sistema spagnolo rende molto più esoso schierare le star alla Ronaldo. E il Fisco non dà più una mano. Dal 2005 le società iberiche potevano contare sulla legge Beckham che offriva una tassazione estremamente favorevole – pari al 24% – se paragonata a quella degli altri campionati europei. Infatti, in Premier league l’aliquota sui mega-redditi dei calciatori è al 50% (destinata a scendere nel 2013 al 45 per cento), in Germania al 45%, in Italia al 43% e in FRancia al 40. Con questo “dumping” tributario, i club spagnoli hanno potuto pagare ingaggi milionari a campioni del calibro di Kaká,  Ibrahimović e Cristiano Ronaldo risparmiando la metà del “supplemento” fiscale (considerato che normalmente gli stipendi dei calciatori sono assicurati al netto delle tasse). La legge Beckham è stata abolita dal 2010 e quindi non si applica ai contratti stipulati a partire da quella data. Se dunque il contratto di Ronaldo dovesse essere rivisto con un ingaggio più alto, automaticamente si applicherebbe un’aliquota più che raddoppiata (dal 2012 in Spagna, infatti, chi dichiarano al fisco redditi superiori ai 300mila euro deve versare nelle casse dello Stato il 52% e il 56% in Catalogna): in altre parole trattenere il portoghese  – versandogli lo stesso ingaggio di Ibra, per esempio – potrebbe costare al Real rispetto ai 2,5 milioni di imposte versati adesso, fino a 5 milioni in più.

Già, ma dove potrebbe accasarsi il talento portoghese? La Francia potrebbe essere una mèta ambita. A meno che i procuratori di Ronaldo non si facciano spaventare dallo “spauracchio” fiscale minacciato dal governo Hollande: la superaliquota del 75% sui redditi sopra il milione. Ma se pagano gli sceicchi…