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Nel caso Snejider si può davvero parlare di mobbing? Intervista all’avvocato Francesco Rotondi

I fatti sono questi: l'Inter ha scelto nelle ultime stagioni di rivedere la propria politica di investimenti, riducendo il monte ingaggi e puntando sui giovani. Mancati dividendi della Saras e fair play finanziario sono alla base di questo cambio di strategia. Molti senatori, reduci del Triplete e destinatari di compensi multimilionari, sono stati accompagnati alla porta. Ad altri è stato chiesto di ridursi l'ingaggio, magari spalmandolo su un arco temporale maggiore. C'è chi ha accettato e chi, come il centrocampista olandese, Wesley Sneijder, si è rifiutato.

Nel caso Snejider la società nerazzurra avrebbe proposto di prolungare di un anno il contratto da circa 20 milioni più bonus, in scadenza nel 2015, quindi tra due stagioni oltre a quella in corso, in cambio di soli tre milioni in più. Snejider che si è detto non disponibile alla revisione è finito di fatto fuori squadra. Per l'avvocato Francesco Rotondi, partner dello studio LabLaw, specializzato in diritto del lavoro (è uno dei primi tre studi in Italia) e specializzato anche in diritto dello sport (ha seguito, tra l'altro, la cessione e il contratto di Samuel Eto'o), ci sono tutte le condizioni per parlare di mobbing. 

Il mobbing per l'opionione pubblica è legato a storie di impiegati vessati dal proprio capo ufficio piuttosto che a vicende che coinvolgono i ricchi e privilegiati calciatori. Ma perchè, avvocato Rotondi, non è esagarato ricorrere a questa fattispecie nella storia di Sneijder?

Capisco il pregiudizio "popolare", ma mettiamola  così: i calciatori, per quanto ben pagati, sono lavoratori subordinati che sottostanno a gerarchie e direttive funzionali del datore di lavoro così come tutti gli altri dipendenti. E, del resto, le vicende passate di Ledesma o Pandev dimostrano come non è certo inusuale trovarsi in situazioni simili nel mondo del calcio. Ora, se intendiamo il mobbing come un comportamento di qualcuno teso a mettere qualcun altro nell'angolo, forzando la sua volontà, beh, credo che nel caso Inter-Snejider questi elementi giuridici ricorrano perfettamente. Abbiamo una parte, la società, che qualche anno fa ha sottoscritto un co


ntratto con emolumenti di un certo livello, e che adesso chiede alla controparte di rivederli.

La crisi, avvocato, si fa sentire anche per i club. Non crede sia una richiesta legittima?

Assolutamente sì. Non dico di no. Dico solo che questo può accadere solo se la controparte, vale a dire Snejider, è d'accordo. Altrimenti il contratto è sacro e non si può toccare.  Se la società tenta, in un modo o nell'altro, di indurre il calciatore ad accettare quella che è a tutti gli effetti una decurtazione dello stipendio, si pone nella condizione di violare la sua libertà contrattuale. E questo, si chiami in definitiva mobbing o in altro modo, non è giuridicamente corretto.

Il suo è un giudizio molto netto. Al di là degli evidenti eccessi di comunicazione  (e non solo) che hanno caratterizzato la vicenda da ambedue le parti, la responsabilità di non utilizzare il centrocampista olandese, che comunque si è potuto allenare con il resto della squadra, se l'è assunta l'allenatore dell'Inter, Stramaccioni.

In effetti, la competenza di Stramaccioni sull'utilizzo dell'atleta è inappuntabile. Tocca al tecnico scegliere e ne ha piena facoltà. Tuttavia, se dovessimo pensare a un'eventuale causa, l'avvocato difensore di Snejider avrebbe dalla sua la possibilià di far rilevare a un giudice del lavoro la strana coincidenza fra le dichiarazioni della dirigenza interista e il fatto che il calciatore, una volta guarito dall'infortunio, non sia stato più mandato in campo. Tanto più che il suo valore sportivo, anche attuale, è stato sottolineato in questi giorni dallo stesso presidente Moratti. E questo se non è una prova è perlomeno un forte "indizio" di una situazione non lineare.

Ci auguriamo tutti che la controversia fra Inter e Snejider non finisca in tribunale. Quale potrebbe essere la soluzione?

L'Inter, se non può o non vuole più pagare quei compensi elevati grazie ai quali ha potuto costruire la squadra che ha dominato in Italia e che è tornata sul tetto d'Europa, ceda i top player. Come ha fatto il Milan con Thiago Silva e Ibra. E se non riesce a farlo accetti il fatto di aver realizzato un brutto affare siglando con Snejider un contratto pluriennale così oneroso. Il muro contro muro, alal fine, non gioverà a nessuno.