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Fair play finanziario: ecco come la Uefa si prepara a “sterilizzare” il mega-sponsor del Psg / 1

A tutto c’è un limite, si sono detti i revisori dei conti di Nyon. Nella sede della Uefa il dossier per bloccare e “sterilizzare” la mega-sponsorizzazione della Qatar Tourism Authority (Qta) al Paris Saint-Germain è quasi pronto. Del resto, le regole sul fair play finanziario, anche se andranno perfezionate nei dettagli, sono piuttosto chiare nel porre tutta una serie di paletti ai vari tentativi di aggirare la disciplina sul pareggio di bilancio. Il principio per cui si può spendere solo quello che si incassa, in un’ottica di autosufficienza, non può essere vanificato da sponsorizzazioni o da iniezioni di liquidità (sotto altra forma) sproporzionate o fuori mercato, specie da parte di società “correlate”, che abbiano cioè un qualche collegamento con la proprietà della squadra.


   

Come appunto nella vicenda trapelata qualche giorno fa sulla stampa transalpina a proposito dell’accordo commerciale siglato dalla Qta e dal Psg che prevede il riconoscimento di un minimo di 150 milioni di euro all’anno fino alla stagione 2015/2016 (che potrà crescere fino a 200 milioni nel caso in cui il Psg abbia risultati sportivi che possano valorizzare il suo ruolo di “ambasciatore” del Qatar). L’accordo, a quanto si apprende, sarebbe anche retroattivo, in modo da generare un beneficio già sul bilancio 2011/2012. Non si tratterebbe di un mero contratto di sponsorizzazione ma, piuttosto, di una nuova modalità di pubblicità attraverso la quale il Qatar intende iniziare la promozione turistica del Paese in vista dei Mondiali di calcio che ospiterà nel 2022.

Secondo quanto riportato da Le Parisien, gli estremi dell’accordo sarebbero indicati nel piano triennale presentato dal Psg alla Dncg, la Covisoc transalpina, che ha tra l'altro il compito di controllare i conti delle squadre francesi anche in un’ottica di rispetto della concorrenza, per evitare pratiche che possano minare la competitività del sistema calcio d'Oltralpe.

Il Comitato per il Fair play finanziario della Uefa ha avviato, in ogni caso, una procedura di controllo visto che l’operazione ricade fra quelle “con parti correlate” in quanto la Qatar Tourism Authority è riconducibile allo Stato del Qatar, così come la Qatar Sport Investment, proprietaria del Paris Saint-Germain.

La sproporzione dei termini economici dell’accordo sembra palese. Anzitutto guardando ai conti del Psg. Come raccontato in un post del 18 luglio scorso (“I veri conti del Psg tra spese folli e (dis)equilibri finanziari”) nel bilancio chiuso al 30 giugno 2011, prima cioè dell’avvento dello sceicco Al Thani, il fatturato del Psg era pari a 100,9 milioni di euro. Dai diritti tv si incassavano 44,8 milioni, dagli sponsor 20,7 e dal botteghino 18,1 (da altre voci di entrata non meglio specificate arrivavano ulteriori 17 milioni). In stipendi, il vecchio Psg pagava nella stagione 2010/11 circa 70 milioni.

Per permettersi gli stipendi attuali (saliti a circa 200 milioni) e rispettare i parametri del fair play l’unica leva su cui agire con immediatezza è quella delle entrate commerciali e straordinarie. Ma, come la Uefa ha già spiegato più volte, se queste risorse provengono da parti correlate devono essere commisurate al blasone del club e al valore di mercato di altre analoghe operazioni concluse da “competitor”, in base al cosiddetto fair value. E a poco rileverebbe il fatto che si tratti di fondi provenienti da stati extra Ue. 

(continua domani)

  • marco esposito |

    Non si puó mettere tutto sulla bilancia certo peró in Francia c’è una tassazione al 75%, un giocatore con un incasso lordo di un Milone forse preferisce giocare in un paese con una tassazione inferiore, quindi c’è una disparità.

  • agostino ghiglione |

    stipendi al netto?Come dice Esposito. E perchè non la valuta(Euro,Sterline,Rubli,Zloty,Lira turca,Franco Svizzero etc.),o il potere di acquisto del paese o l’indice di inflazione.Insomma un bel ginepraio da avvocati.Intanto tutto ciò riguarda solo i Club che giocano nelle Coppe Europeee gli altri possono fare quello che vogliono e magari sono i secondi club di altri più importanti.O no?

  • marco esposito |

    Secondo me per un giusto fair play gli stipendi dovrebbero essere considerati solo al netto dato che gli stati hanno imposte diverse.

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