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Bobo Vieri batte il Fisco 2 a 0 nel match del fringe benefit

Bobo Vieri non finisce di stupire e nel suo personalissimo derby fiscale, Milan-Inter, batte per 2 a 0 l’amministrazione finanziaria. L’ex centravanti della Nazionale, dopo aver ottenuto pochi mesi fa dal giudice di Milano la condanna di Inter e Telecom Italia al risarcimento di un milione di euro nella vicenda di "spionaggio" che lo ha coinvolto, può festeggiare l’annullamento da parte dei giudici tributari degli accertamenti con cui l’agenzia delle Entrate lo aveva accusato di non aver pagato le imposte su quasi 970mila euro di compensi. Compensi versati dai due club milanesi non direttamente al calciatore ma al suo "storico" procuratore Sergio Berti ma che, secondo gli uffici di Milano e Prato che hanno condotto i controlli, equivalgono a fringe benefit e dunque costituiscono parte integrante della remunerazione di Vieri.



L’anno finito del mirino del Fisco è il 2005. Al termine della stagione 2004/2005, infatti, Vieri passa dalla società nerazzurra a quella rossonera in cui militerà solo qualche mese. Per indennizzare le spese di intermediazione dell’agente Berti nell’affare l’Inter gli versa 568mila euro e il Milan 400mila.
In questo modo, è la tesi dell’agenzia delle Entrate, si materializza però una sorta di simulazione dalla chiara convenienza fiscale. Il calciatore-contribuente nel cui interesse principale lavora il procuratore risparmia l’Irpef sulla quota di stipendio-fringe benefit fatta passare appunto come compenso dell’agente. La società che corrisponde la remunerazione a quest’ultimo non solo può dedurre un costo "inerente" all’attività di calciomercato, ma se avesse pagato direttamente l’atleta, visto che di solito gli ingaggi sono contrattati al netto, avrebbe anche dovuto sborsare un ulteriore 40% per saldare le imposte sui redditi da lui dovute.
Tuttavia, come sottolinea la commissione tributaria regionale di Firenze che si è pronunciata sulla vicenda (la sentenza n. 22/31/13 è stata depositata lo scorso 25 febbraio), se la «convenienza fiscale, per tutti i soggetti coinvolti, è insita nel sistema normativo, e può alimentare sospetti sufficienti all’avvio delle indagini dell’ufficio sulla simulazione», la stessa «da sola non costituisce prova» e deve essere supportata da altri elementi indiziari.
Nei giudizi tributari che si sono succeduti sul caso di Vieri (assisitito legalmente da Roberto Cordeiro Guerra, Stefano Dorigo e Roberto Natali) la prova dell’elusione, non è stata raggiunta. Per quanto riguarda il Milan, confermando la decisione di primo grado, la Ctr di Firenze ha chiarito che l’accusa del Fisco cade perchè è stata fornita la documentazione relativa all’esistenza di un mandato affidato dal club a Berti (il "modulo rosso" previsto dal regolamento federale sugli agenti dei calciatori). Ma anche con riferimento all’Inter (che non ha prodotto questa documentazione), per la commissione, l’interposizione fittizia della società di calcio non risulta provata in maniera convincente dall’amministrazione.
In Italia sono numerose le vertenze sui compensi “sospetti” pagati dai club ai procuratori. Una soluzione generale, com’è emerso nell’ambito del tavolo tra Agenzia, Figc e Lega aperto lo scorso anno, potrebbe arrivare da una modifica del regolamento agenti che permetta anche in Italia, come avviene nel resto d’Europa, la “doppia rappresentanza”, con la possibilità per il procuratore di curare ufficialmente sia gli interessi dell’atleta che delle società.

(Dal Sole 24 Ore del 17 marzo 2013)

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  • jackari |

    Ovviamente il mio post precedente era un errore. Quello corretto è quello che segue:
    “forse è il caso di attendere una decisione di giudici “veri” sulla questione dato che quelli tributari spesso non lo sono.
    Per cui aspettiamo la cassazione
    Per il resto non capisco l’accostamento con il processo civile riguardante telecom e moratti”

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