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Calciomercato: Roma e Inter, tra Borsa e Champions, due strategie opposte per tornare a crescere

Inter e Roma: due situazioni economicamente e finanziariamente non idilliache (per usare un eufemismo) e due strategie opposte per uscirne. Stando agli ultimi bilanci, quelli chiusi al 30 giugno 2013, infatti, sia la società nerazzurra che quella giallorossa sforano i parametri fondamentali del fair play finanziario Uefa. Non a caso tra i 4 club italiani che hanno ricevuto prima di Natale l'alert dall'organo di controllo contabile di Nyon (ci sono anche Milan e Juventus), Inter e Roma sono quelli che rischiano di più e che hanno dovuto perciò garantire i piani rientro più severi. Tuttavia, come dimostrano questi primi giorni di calciomercato, se la società di Erik Thohir ha optato per una strategia più attendista e conservatrice, la Roma di James Pallotta (e chissà, del cinese Chen Feng), dopo due anni di vacche magre e conti in rosso sembra aver rotto gli indugi.

Squilibri paralleli. L’attenzione dei giudici contabili della Uefa si è focalizzata in questi mesi sui risultati d’esercizio maturati nelle stagioni 2012 e 2013. Nell’ottica fair play finanziario per il primo biennio di osservazione il limite di rosso ammesso è di 45 milioni (al netto di rettifiche legate per esempio ai costi sostenuti per vivaio e investimenti infrastrutturali).  In queste due stagioni, la Roma ha maturato un deficit torale di 88,5 milioni (58,4 milioni nel 2012 e 40,1 nel 2013). L’Inter ha fatto anche peggio: -77 milioni nel 2012 e -79,8 nel 2013 per un totale di -156,8 milioni. Il triplo del consentito. Sintomatico è, inoltre, il rapporto tra il costo dell’organico (ingaggi più ammortamento dei cartellini) e i ricavi: per la Roma le due voci del passivo del conto economico hanno raggiunto nel 2013 la quota di 126,5 milioni (94,2 di stipendi e 32,3 di ammortamenti), superiore al fatturato (124,6 milioni); per l’Inter, sempre nel 2013, si è registrato un costo totale di 174,4 milioni (121 di stipendi e 53,4 di ammortamenti) che assorbe l’86% dei ricavi.

Inter: la Borsa prima che la Champions. Il belga-indonesiano Nainggolan questa estate era in cima alla lista dei possibili acquisti che Thohir avrebbe voluto regalare ai tifosi interisti. La cordata indonesiana però ha dovuto confrontarsi con numeri impietosi dal punto di vista di bilanci che hanno ulteriormente frenato le già caute aperture fatte finora. Thohir ha sempre scelto del resto l’understatementcome cifra stilistica. Si è sempre presentato come l’anti-Abramovic. Piaccia non piaccia. Oltre all’esborso per rilevare il 70% dell’Inter (75 milioni iniettati nella casse più 175 per rilevarne una parte dei debiti) dovranno essere stanziati altri fondi (Moratti dovrà versare nel capitale altri 25 milioni), tenendo presente che le scarse chance di accedere alla prossima Chamapions potrebbero comportare la necessità a giugno di far fronte a un altro buco di 50/60 milioni. Oltre a ciò che servirebbe per fare mercato in questa come nella sessione estiva. Per questo si è deciso di non fare pazzie, è che la priorità è oggi quella di risanare i conti  rinforzando gradualmente la squadra attingendo soprattutto ai più promettenti giovani della Primavera spediti in prestito in altre squadre. L’obiettivo biennale è quello di tornare nella massima competizione europea, evitando in futuro le sanzioni della Uefa, e avendo i bilanci in ordine. Thohir intende, in effetti, valorizzare il brand Inter soprattutto sul mercato asiatico. Ma questo non vuol dire solo merchandising. Il vero scopo del magnate indonesiano è quello di quotare la società in una borsa del Far East (Singapore ovvero Honk Kong) perché è convinto di poter rientrare dell’investimento attingendo a risorse fresche. In quest’ottica si sta cercando un nuovo amministratore delegato che provenga dal mondo dei fondi di investimento e che possa portare il club a quotarsi al meglio.

Roma: si punta tutto sulla Champions. La Roma è già quotata e nel 2013 il titolo ha guadagnato oltre il 120%. Per salvaguardare questi risultati finanziari, occorrono ora i risultati sportivi, oltre che i soldi e il prestigio della Champions. Dopo due anni di fallimenti, questa sembra essere la stagione guista. Ecco perchè sotto la regia del Ds Walter Sabatini il club giallorosso ha deciso di scommettere tutto su Nainggolan e sulla qualificazione. Una scommessa che si “mangerebbe”, con i 18 milioni di euro potenziali necessari per comprare l'intero cartellino, il 50% dei possibili ricavi derivanti dalla partecipazione al torneo. Un rischio calcolato (si potranno sempre effettuare cessioni più o meno eccellenti per rientare) e coperto dal cuscinetto di oltre 30 milioni di attivo della campagna trasferimenti estiva, ma sempre un rischio. Mancare il traguardo europeo, con i conti ancora così in bilico, potrebbe togliere alla As Roma qualsiasi giustificazione o prova di buona fede davanti ai giudici contabili di Nyon, aggiungendo al danno la beffa. Naturalmente, la dirigenza giallorossa è convinta che sulla ruota della Capitale stavolta saranno estratti i numeri giusti (sempre in attesa di capire quale sarà l'esito della trattativa tra Unicredit e i cinesi).