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Daspo di gruppo e sorveglianza speciale per i tifosi violenti: è in vigore il decreto Alfano

A pochi giorni dall’avvio del campionato di Serie A (sabato prossimo con l’anticipo delle 18 Chievo-Juventus) diventano operative le misure anti-violenza approvate a inizio agosto dal Consiglio dei Ministri.
Il decreto legge 119/14, varato su iniziativa del ministro dell’Interno Angelino Alfano, dopo la morte del tifoso napoletano Ciro Esposito, coinvolto a maggio negli incidenti di Roma prima della finale di Coppa Italia, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 194 del 22 agosto. Entrano dunque tempestivamente in vigore le norme dirette, in particolare, ad inasprire le regole sul Daspo, il divieto di partecipazione alle manifestazioni sportive applicabile per una durata che può variare da uno a cinque anni.
D’ora in avanti, il divieto potrà essere disposto dal questore (salvo convalida dell’autorità giudiziaria), non solo per i cosiddetti “reati da stadio”, ma anche contro “tifosi” che siano stati denunciati o condannati (con sentenza anche non definitiva) per delitti contro l’ordine pubblico, nonché per delitti comunque legati a comportamenti violenti.
Altra novità di rilievo riguarda la possibilità di punire col Daspo anche la condotta violenta di “branco” e quella commessa fuori dai confini nazionali. Al capo del gruppo, in queste circostanze, dovrà essere assegnato un Daspo della durata minima di tre anni.
In caso di recidiva, poi, la durata minima del Daspo viene portata a cinque anni e quella massima a otto. Ai ‘daspati’ recidivi, con il decreto Alfano, potrà applicarsi la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, estendendo nei loro confronti una disciplina riservata finora agli indiziati di appartenere ad organizzazioni di tipo mafioso o terroristico.
La necessità di un giro di vite contro il tifo violento è stato indicata anche dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive del Viminale in considerazione del fatto che nella scorsa stagione, dopo otto anni in cui il numero di “gare con feriti” è diminuito del 60%, si è registrata un’inversione di tendenza. Sono state infatti 59 le partite delle serie professionistiche italiane ad essere state oggetto di scontri, rispetto alle 43 della stagione 2012/13. Nell’ultimo anno sono saliti anche i feriti tra le Forze dell’Ordine (62 rispetto ai 33 della stagione precedente 2012/13), che però dal 2005/06 sono in calo dell’85 per cento.
Il decreto Alfano punisce poi chi ha violerà le regole di utilizzazione dell’impianto sportivo con il Daspo da uno a tre anni (oggi è da tre mesi a due anni). Potranno essere colpiti con il divieto di accesso i tifosi che introducano negli stadi, non solo cartelli e striscioni, ma anche altre “scritte o immagini” che incitino alla violenza.
Sono state aggravate anche le sanzioni per frode sportiva e “calcio-scommesse” che per il principio del favor rei tuttavia non potranno essere usate nei procedimenti penali tuttora in corso (in particolare a Cremona). I colpevoli saranno passibili della reclusione da due a sei anni, mentre chi altera i risultati delle gare e dei concorsi pronostici in futuro potrà finire in carcere con una condanna fino a nove anni (oltre a subire una multa fino a 100mila euro).
L’arresto differito in flagranza di reato (in presenza di immagini televisive) fino a 48 ore, ora legato essenzialmente agli scontri verificatisi dentro e fuori dagli stadi, viene ammesso anche ai casi di istigazione alla discriminazione razziale, etnica e religiosa.
Il ministro dell’Interno, con un proprio provvedimento, potrà tenere fuori dagli stadi le tifoserie violente, con un divieto di trasferta, per un periodo massimo di due anni. Per spezzare i legami tra club e gruppi di tifosi violenti viene esteso il divieto (introdotto nel 2007 dal decreto Pisanu) di rapporti commerciali tra le società sportive e i destinatari di un Daspo, nonché di agevolazioni di qualsiasi genere nei confronti di questi ultimi.
Il decreto 119/14 introduce infine misure per velocizzare
le procedure di adeguamento strutturale e di riqualificazione degli impianti sportivi che potranno essere suddivisi in più micro-settori in maniera da consentire un controllo più preciso attraverso la videosorveglianza e un più efficiente coordinamento tra steward e Forze di polizia.

(Dal Sole 24 Ore del 26 agosto)

  • agostino ghiglione |

    Torino:2 stadi nuovi(Olimpico e Juventus Stadium)
    Genova:1 stadio nuovo anno ’90
    Milano:1 stadio “nuovo” anno 90(scelto per finale Champions 2016)
    Bologna e Fiorentina.anni 30/40 definiti monumentali(Interventi di Pierluigi Nervi)
    Roma:stadio “nuovo” anno ’90(con pista di atletica olimpica)
    Napoli:stadio ristrutturato(con orrenda copertura) anni 90
    Verona:stadio nuovo anni 70 e ristrutturato per anno 90
    Udine:in rifacimento
    Cagliari:3 stadi-Amsicora dismesso-Sant Elia (in ristrutturazione)Is Arenas :incompiuto
    Bari:stadio nuovo anno 90(con pista olimpica)
    Reggio Emilia:stadio Mapei ristrutturato due anni fa
    Novara:stadio nuovo e ampliato per la serie A
    e potrei proseguire.Trascuro gli stadi della Pro-Vercelli del Casale e di Vado ,che hanno avuto squadre importanti tra le due guerre e aggiungo che gli Stadi devono diventare di proprietà delle società di calcio ma dire che la loro età media è di 70 anni è una bestialità!
    La statistica non è una opinione.Vero Piero?

  • Piero |

    Per combattere la violenza occorre fare stadi moderni. L’età media degli stadi in Italia è 70 anni e di proprietà pubblica. Strutture pensate e costruite con criteri moderni e già sperimentati in tutta Europa.

  • agostino ghiglione |

    Speriamo che in fase di conversione non si presentino “emendamenti” sibillini.Mi sembra ci sia proprio tutto ed allora che il Campionato abbia inizio e la gente che ama il calcio ritorni allo Stadio.

  • Mimmo |

    Il disagio sociale pressante che si manifesta con la violenza sportiva non si cura con carcere e manganelli. Allo stadio non va più nessuno e gli scontri sono regolarmente fuori dagli impianti, la storia di Ciro insegna

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