Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Il derby dell’Expo è già una sfida vitale per ritornare in Champions

Il derby dell’Expo andrà in scena questa sera a San Siro senza l’atteso confronto in tribuna tra i volti nuovi della Milano calcistica. Ma se la prima stracittadina in salsa asiatica è rimandata quanto meno al match di ritorno, la sfida tra le squadre di Roberto Mancini e Siniša Mihajlović ha un sapore meno amaro per i tifosi rispetto a quelle disputatesi nelle ultime stagioni di forzata spending review. Dopo l’austerity imposta dal fair play finanziario Uefa e il parziale disimpegno delle rispettive proprietà, il calciomercato estivo ha visto, infatti, Milan e Inter tornare protagoniste. Insieme hanno investito circa 230 milioni per rinforzare i propri organici, che hanno oggi un valore di circa 450 milioni (secondo il sito Transfermarkt.it), e competere per la qualificazione in Champions League, un obiettivo mai come prima vitale. L’attivismo in sede di campagna trasferimenti non significa però che Inter e Milan siano uscite dalle secche. Per entrambe le società, anzi, perdura una certa “instabilità” (sia pure per ragioni differenti). Gli ultimi bilanci approvati hanno registrato un rosso di circa 90 milioni per i rossoneri e di 100 milioni per l’Inter.

Il club di Erick Thohir quest’estate ha rivoluzionato la rosa, sorprendendo per l’inedito decisionismo. Le sanzioni concordate con la Uefa ammettono per l’esercizio 2016 un deficit massimo di 30 milioni, mentre occorre arrivare al pareggio nel 2017. L’Inter inoltre deve ridurre ingaggi costi e ammortamenti. Parametri formalmente rispettati, in quanto il mercato si è chiuso con un mini-deficit tra entrate e uscite, con 90 milioni spesi e poco più di 85 incassati. Tuttavia, nel rendiconto nerazzurro vanno calcolati i pagamenti dilazionati attraverso il ricorso a formule come il prestito oneroso con obbligo/diritto di riscatto: il club potrebbe dover sborsare altri 50 milioni nei prossimi due anni. Un onere considerevole al cospetto degli obblighi connessi al finanziamento ricevuto da un pool di fondi guidati da Goldman Sachs per 230 milioni, le cui rate sono scattate dal luglio 2015 (tre milioni a trimestre più l’accantonamento della quota capitale in vista della maxi-rata finale da 184 milioni da versare entro il 30 giugno 2019). L’approdo in Champions diventa così cruciale, sia per gli introiti (40/50 milioni), sia per la valorizzazione del brand interista, perno del progetto di espansione della nuova proprietà. Fra il 2011 e il 2014 gli scarsi risultati sportivi hanno eroso il fatturato di 100 milioni (da 268 a 167 milioni) a fronte di un costo della rosa, ingaggi più ammortamenti, ancorato nel 2014 a quota 190 milioni.

Sul destino del Milan incide invece il prolungarsi della trattativa con la cordata cino-thailandese di mister Bee. Il closing è atteso per il prossimo 30 settembre. Nonostante la crisi sui listini asiatici e le ombre sull’identità degli acquirenti (e gli equivoci sul ruolo di Nelio Lucas e del fondo Doyen), sia dall’entourage di Taechaubol che dalla Fininvest filtrano sensazioni positive sull’accordo basato sul passaggio iniziale del 48% per 480 milioni e sulla quotazione a Hong Kong che dovrebbe poi sancire i nuovi equilibri azionari. Intanto il club rossonero ha speso in estate oltre 90 milioni, incassandone una ventina. Un lusso dopo le campagne trasferimenti delle ultime 3-4 stagioni fatte di parametri zero e cessioni eccellenti. D’altro canto qualcosa non ha funzionato appieno. I troppi dietrofront rispetto ai nomi trapelati, così come il ripensamento sul progetto dello stadio di proprietà sull’area del Portello promosso da Barbara Berlusconi a causa dei costi della bonifica, hanno indispettito i tifosi (con dure contestazioni ad Adriano Galliani). Con la chiusura della transazione, il rilancio aziendale e sportivo dovranno perciò viaggiare di pari passo. L’assenza dai palcoscenici internazionali ha ridotto i ricavi in un solo anno, fra il 2013 e il 2014, da 278 a 233 milioni, con un costo del personale (stipendi più ammortamenti) pari a 195 milioni e un indebitamento di 247 milioni. La Fininvest negli ultimi due anni ha dovuto iniettare nelle casse del club 120 milioni. Un assegno che la holding di Marina Berlusconi si augura di non dover più staccare.

(dal Sole 24 Ore del 13 settembre)

  • agostino ghiglione |

    A quest’ora si è chiuso in favore dell’Inter il Derby dell’Expo che ha premiato la squadra che ha già raggiunto l’equilibrio societario che l’altra sembra dover ottenere entro la fine di settembre 2015.Sul campo non si sono viste due squadre ma 26 individui che cercavano di prevalere uno sull’altro.Erano schierate talmente lunghe da ricordare il calcio del passato dove un derby poteva concludersi 6 a 5.Cioè con la differenza di una rete come stasera.Auguri ad entrambe ma sono fortemente preoccupato per la regolarità del Campionato visto che troppe squadre per rispettare il FFP devono per forza entrare in Champions.Come ha ben ricordato Marco qui sopra.

  Post Precedente
Post Successivo