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La Serie A si spacca su “paracadute” e diritti tv: le medio-piccole guidate da Claudio Lotito spingono sull’Aventino le sei big

maurizio-beretta

Non è un Aventino, ma poco ci manca. A disertare l’assemblea della Lega di Serie A, ieri pomeriggio, sono state le sei principali società, Juventus, Milan, Inter, Roma, Napoli e Fiorentina, che rappresentano l’80% dei tifosi, indispettite dalla melina delle medio-piccole guidate dal presidente della Lazio Claudio Lotito. Il gruppo di 14 club avrebbe dovuto formulare le proprie osservazioni sulle proposte di modifica allo Statuto predisposte dai big per dare alla Lega maggiore snellezza decisionale e un profilo più manageriale, ma così non è stato. Per il fronte Lotitiano le questioni dirimenti non sono queste, bensì quelle monetarie legate al mantenimento integrale dell’attuale paracadute per le tre retrocesse (60 milioni) e soprattutto alla revisione dei criteri di ripartizione degli introiti tv. Ora la torta da oltre un miliardo di euro a stagione è divisa al 40% in parti uguali, al 30% per bacino d’utenza e al 30% per meritocrazia. Le medio-piccole hanno proposto la formula 50-20-30. Ballano circa 100 milioni.
L’assemblea della Lega, alla quarta convocazione per eleggere il nuovo presidente destinato a prendere il posto di Maurizio Beretta e i consiglieri federali, si è così trascinata in uno stallo inaccettabile per i sei big che indispettiti sono usciti dalla sede della Lega. Seguiti subito dopo dal Chievo. Per votare il nuovo statuto ed eleggere il nuovo presidente servono 14 voti, ma per modificare i criteri di assegnazione degli incassi tv ne occorrono 15. Quindi l’incontro è stato sospeso.
“Le nostre proposte sono assolutamente ragionevoli”, ha replicato il presidente del Cagliari, Giulini, a nome delle medio-piccole che hanno presentato le loro osservazioni. Nove punti in cui chiedono fra l’altro che il paracadute per le retrocesse sia su base percentuale e non in valore assoluto (ora è di 60 milioni), la modifica dei criteri di ripartizione, e respingono la possibilità che i consiglieri federali possano essere l’ad e il consigliere delegato della Lega (le due figure esecutive della nuova governance), come proposto dalle big. Di fronte a questa situazione è saltata anche la possibilità di nominare i consiglieri federali con l’attuale statuto (Marotta della Juventus e Fenucci del Bologna erano i favoriti), e resta del tutto incerta la corsa alla presidenza, per cui si sono fatti i nomi di Simonelli, Libertini, Cantamessa e Squitieri, il candidato di Lotito. Il presidente della Lazio e patron della Salernitana è protagonista annunciato anche sabato all’assemblea della Lega B. Lotito potrebbe candidarsi alla presidenza o lanciare Sagramola, ma deve fronteggiare un’opposizione che tenta di far mancare il numero legale.
Un nuovo appuntamento per la Lega di serie A è stato fissato per martedì 28 marzo, ma le sei big avrebbero già fatto sapere di non aver gradito la collocazione temporale, perché lunedì e martedì prossimi ad Atene, in Grecia, è in programma l’assemblea generale dell’Eca, l’Associazione dei club europei.
Ora c’è qualche incertezza anche sul Consiglio federale in programma lunedì a Coverciano per nominare i vicepresidenti della Figc. In quell’occasione dovrebbe essere deliberata la decadenza dei consiglieri federali della A, ed è previsto un ultimatum (fino a Pasqua o un paio di settimane oltre) per il rinnovo delle cariche, altrimenti l’associazione motore del calcio italiano verrà commissariata.

L’obiettivo comune a tutte le componenti dovrebbe essere quello di trasformare la Lega da un condominio (tale è per le attuali regole che paralizzano qualsiasi iniziativa non sia approvata all’unanimità o con maggioranze iperqualificate) in un’azienda, sul modello europeo o nordamericano. Una struttura che lavori per aumentare l’appeal del campionato e i relativi ricavi. “Discutere” di come ripartire una torta più grande di quella attuale dovrebbe essere infatti l’interesse primario e condiviso di tutti i litigiosi presidenti del Calcio italiano Spa.

  • agostino ghiglione |

    Caro Marco,
    l’incipit del tuo blog è “un virgolettato “della affermazione di Galliani.Cioè che quelle 6 squadre rappresentano l’80% dei tifosi.Mi verrebbe da da dire”volgarmente” “e chi se frega!”.Mi immagino una affermazione del genere che effetto avrebbe in Inghilterra o in Spagna ma anche in Germania e in Francia.Intanto le 6 nobili del calcio italiano possiedono 1 solo stadio di proprietà(la Juventus ma sulle ceneri del Delle Alpi) e detengono al momento i più grossi debiti finanziari nell’ordine: Inter,Milan,Roma.Due di queste hanno dovuto negoziare con la UEFA per il FFP e ne sono uscite senza le ossa rotte solo perchè è stata applicata per la prima volta la “condizionale”La terza il Milan è stato esentata perchè non piazzata da anni nelle squadre destinate a giocare in Europa..Quindi direi che mischiare i tifosi con le gestioni economiche-finanziarie dei club è un lusso da non concedere a nessuno.
    Ieri la UEFA si è espressa favorevolmente per i criteri di disputa della Champions nel periodo 2018/21.Sembrava che la cosa fosse già sicura da settimane.Evidentemente non era così.Quindi confermate 4 squadre ai gironi per Inghilterra,Italia,Germania e Spagna vale a dire 16 su 32 il 50%.
    Tra i mugugni si è di nuovo parlato dell’eccesso per la Serie A di 20 squadre.Ma 20 sono anche in Francia,Spagna e Inghilterra(quest’ultima ha inoltre 2 Coppe nazionali FA e di Lega ma non si lamenta nessuno).Forse perchè sono impegnati di più a giocare che a parlare.Come si fa invece in Italia.Solo la Germania ne ha 18 ma sono giustificate dal fatto che devono sospendere il Campionato per un mese perchè al centro dell’Europa non c’è l’effetto “corrente del Golfo”per cui i terreni gelano ed anche gli spettatori.
    La ripartizione dei diritti TV andrebbe fatta secondo i criteri della Premier (50% uguale per tutti 25% in base al piazzamento dal 1° al 17° posto 25% in base agli effettivi passaggi in TV).Quest’ultima percentuale non si può applicare in Italia perchè in TV ci va il 100% delle partite.Però si potrebbe studiare per i prossimi “format” pacchetti differenziati di partite(anticipi e posticipi e “lunch day” domenicale.
    Con l’abitudine che si è ingenerata vi immaginate cosa saranno le partite delle 4 squadre impegnate in Champions con anticipi sino al venerdì per poi giocare di martedì o di mercoledì alle 19:00 o alle 20:45?;e gli incroci con chi parteciperà alla EL da effettuarsi al giovedì(come per gli gnocchi)qualcuno ci ha pensato?
    Non ho nessuna fiducia che la cosa si possa comporre nell’interesse del solo calcio.
    Intanto la telenovela Milan continua con l’unica certezza che la famiglia Berlusconi ha deciso che il calcio non gli interessa più perchè richiede troppi investimenti e non vogliono più finanziare il Milan.Peccato che 20 anni fa abbiano fatto l’opposto comprando dalle piccole società i loro gioielli offrendogli stipendi favolosi tali da non giustificare più nessun attaccamento alla maglia.Salvo due eccezioni Totti(di recente) Riva( nel passato).
    MI auguro che passino a discutere come ingrandire la torta come tu hai suggerito e qui possono fare riferimento alla TV perchè non c’è rete che non trasmetta programmi di cucina!

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