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Il nuovo “global football” di Gianni Infantino e la guerra tra Fifa, Uefa, Leghe e top club

FILE - In this Feb. 1, 2016 file photo FIFA Presidential Candidate Gianni Infantino speaks to the media as he unveils his 90 day plan that he will implement if he is elected FIFA President, at Wembley Stadium in London. Infantino is one of the five candidates to succeed Sepp Blatter as FIFA President on Friday, Feb. 26, 2016 when soccer's scandal-scarred world body picks a new president after nine months of crisis. (AP Photo/Matt Dunham, file)

“Il calcio sta cambiando: fino a 50 anni fa era strettamente nazionale; poi venne la componente continentale; ora i club sono forze globali. Ma abbiamo 10 o 12 club di cinque paesi europei che sono a un certo livello e il resto del mondo è molto, molto indietro. La mia visione è che dovremmo avere 50 club di tutti i continenti che sono più o meno allo stesso livello”. Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, a Doha per celebrare la Club World Cup 2019, ha ulteriormente ampliato  la visione – e le frontiere – della sua politica sportiva.  Rieletto per acclamazione lo scorso  5 giugno, l’attuale numero uno del calcio internazionale  resterà in carica fino al 2023 per perseguire il suo obiettivo di una effettiva globalizzazione del football.

Se nel suo primo mandato Infatino ha portato a compimento  la riforma della Coppa del Mondo per nazionali che  dal 2026 in Usa, Canada e Messico vedrà scendere in campo  48 team (anziché 32), ora sta spingendo  sul   rinnovo del mondiale per club. Lo scorso ottobre,  il Consiglio della Fifa, riunito a Shanghai, ha così assegnato alla Cina l’organizzazione della prima edizione del format extralarge della vecchia Coppa Intercontinentale che, tra fine giugno e inizio luglio 2021, coinvolgerà 24 squadre (solo 8 della Uefa).

“La nuova Coppa del Mondo per club – ha sottolineato ancora  Infantino – è sicuramente una nuova piattaforma per sviluppare il calcio in tutto il mondo, e stiamo già vedendo segni di un enorme interesse. Abbiamo lanciato una sfida alle aziende per divenire partner di quello che  sarà il miglior torneo di club al mondo,  un torneo interamente di proprietà della Fifa: 16 compagnie  hanno espresso interesse e abbiamo ricevuto nove proposte che ora stiamo valutando”. Una notazione non irrilevante. Nelle scorse settimane sono trapelate indiscrezioni sulla disponibilità di Cvc capital partner, finanziaria britannica specializzata in private equity, con una discreta expertise in ambito sportivo, a cooperare con la Fifa. Ma soprattutto lo scorso anno il Financial Times aveva parlato di una cordata internazionale guidata da SoftBank, conglomerata giapponese delle tlc, comprendente soggetti cinesi, sauditi, americani ed emiratini pronta a  investire nel nuovo torneo garantendo 25 miliardi di dollari. Il progetto sarebbe stato incentrato sulla creazione di una joint venture con la Fifa al  51 per cento.

A inizio dicembre, d’altro canto, si è molto parlato del dialogo avviato dal  presidente del Real Madrid, Florentino Perez, con Infantino per far nascere un campionato paneuropeo con 40 squadre delle principali Leghe continentali (Premier, Liga, Bundesliga, Serie A e Ligue 1), da potere anche declinare in chiave globale, attraverso la neonata  World football club association (Wfca), istituita appena un  mese prima  proprio per favorire il dialogo tra club e Fifa (i  fondatori sono Real, Milan, Auckland City, Boca, River Plate, America, Guangzhou e Mazembe). Alleandosi con Infantino, probabilmente, il    patron dei Blancos punta a mitigare la  rigida contrarietà del presidente Uefa, Alexander Ceferin,  all’ipotesi di una SuperChampions, sempre più ricca (si reputa di poter triplicare gli attuali 3,2 miliardi di introiti Champions ed Europa League) e tendenzialmente elitaria, da edificare dopo il 2024.  La concorrenza  fra sport e le varie forme di entertainment impone di accelerare la crescita e intraprendere nuove linee di sviluppo  (il calcio ha una fan-base che sta invecchiando) e i top club cominciano a considerare  come una zavorra i  campionati nazionali. La Uefa di contro  ha alzato le barricate e facendo sponda sulle Leghe nazionali dal 2021 ha varato una terza competizione a favore delle realtà medio-piccole d’Europa.

La contesa (sportiva ed economica)  tra Vecchio e Nuovo calcio dunque è in pieno svolgimento e il 2022 sarà la deadline per impostare ogni tipo di cambiamento. L’unica certezza è che da lì in poi il football non sarà più quel che oggi i tifosi conoscono e hanno imparato ad amare.