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Il calcio europeo fattura 21 miliardi, ma aumentano le diseguaglianze fra Leghe e club

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Il calcio europeo gode di buona salute. I ricavi continuano a crescere e, dopo il varo del fair play finanziario, per il secondo anno consecutivo produce anche utili. Certo, le differenze fra le Leghe top e le altre, e all’interno delle prime, tra i club più blasonati e gli altri, si stanno progressivamente accentuando. È in sintesi ciò che evidenzia l’undicesima edizione dell’European Club Footballing Landscape, l’annuale rapporto comparativo sulle licenze per club, pubblicato dalla Uefa.

Inversione di rotta
Dalle 132 pagine, ricche di dati e tabelle relative all’anno finanziario 2018, emerge come  i club delle massime divisioni europee abbiano invertito la rotta rispetto ai 5 miliardi di euro di perdite registrati in soli tre anni all’inizio dello scorso decennio, prima dell’introduzione del fair play finanziario. «Con il miglioramento delle performance finanziarie, l’attuale posizione dei club è notevolmente più sana, con un attivo netto che è passato da meno di 2 miliardi di euro a oltre 9 miliardi di euro nell’arco di un decennio – sottolinea il presidente Uefa Aleksander Čeferin -. Questo rispecchia il successo del fair play finanziario, la stabilità dell’ecosistema calcistico europeo e gli investimenti duraturi e importanti». Nel 2017 era stato registrato per la prima volta un utile aggregato di 600 milioni di euro in tutte le Serie A europee (700 club). Nel 2018 i profitti sono stati di  140 milioni.

Vent’anni di crescita
Il report  offre come sempre una panoramica sul calcio europeo e per la prima volta include un profilo del calcio femminile a livello nazionale e i risultati iniziali di un vasto studio sui centri tecnici di oltre 900 club. Queste parti integrano i capitoli su proprietà dei club, infrastrutture/stadi, tifosi, sponsor, campionati e coppe nazionali, oltre alle consuete analisi finanziarie dettagliate. Il rapporto evidenzia come la stabilità dell’ecosistema calcistico europeo, favorita da norme oculate, abbia portato a 20 anni consecutivi di crescita dei ricavi. In effetti, nel 2018 i ricavi dei club dei maggiori campionati europei sono aumentati complessivamente da 20 miliardi di euro a 21 miliardi.

I Big Five
Tuttavia, il documento evidenzia che i ricavi continuano a concentrarsi, con una quota generata dai primi cinque campionati (i cosiddetti “big five”) che raggiunge un record del 75%. Il rapporto preliminare del 2019 indica che, per la prima volta, le prime 30 squadre genereranno oltre metà dei ricavi di tutti i club di massima divisione. D’altro canto, la spesa salariale dei 98 club dei primi cinque campionati è aumentata di oltre 1 miliardo di euro (coprendo l’88% dell’intera crescita salariale). Questi club hanno registrato complessivamente l’85% delle spese lorde per i trasferimenti e il 75% dei guadagni per trasferimenti nelle massime divisioni. Ad ogni modo  la Premier League ha un  fatturato totale di 5,4 miliardi di euro (con 3,6 miliardi di introiti tv) , mentre la Bundesliga è a quota 3,3, la Spagna si ferma a 3,15 e l’Italia a 2,31.
I rischi di polarizzazione «Il report evidenzia diversi pericoli per la stabilità e il successo duraturi del calcio europeo – aggiunge  Čeferin – Tra questi, il rischio di una polarizzazione dei ricavi alimentata dalla globalizzazione, di un panorama mediatico frammentario e di una sovradipendenza dalle entrate per trasferimenti. Il rapporto dimostra anche che il calcio europeo per club è forte, unito e resiliente; sono certo che può superare e che supererà queste e altre sfide, così come nel recente passato è riuscito a invertire le perdite in caduta libera».

Stadi, salari e sponsor 
Nella stagione  2018/19 è stato stabilito il record di affluenza media nei campionati più importanti, per un totale di 105 milioni di spettatori. Le migliori infrastrutture degli stadi hanno favorito un aumento dell’8% degli incassi al botteghino. Sulla scia degli eccezionali profitti televisivi registrati l’anno scorso, i salari sono aumentati maggiormente nel 2018 (9,4%). L’aumento è stato favorito principalmente dai club dei campionati più ricchi. Il rapporto stipendi/ricavi, il principale indicatore chiave di prestazione, è attualmente al 64%.  Il debito netto, che prima del fair play finanziario era al 65% dei ricavi, oggi è sceso al 40. Il calcio ha una grande attrattiva: solo i settori retail (17%) e scommesse (13%) brandizzano più del 10% delle maglie delle squadre. Il calcio europeo ha sempre più richiamo a livello internazionale, con oltre 150 sponsor stranieri (di cui 39 asiatici e 19 nordamericani) sulle maglie.

  • agostino ghiglione |

    Due piccole note al rapporto di cui sopra.La prima è il ricordo indelebile che il calcio deve a Michel Platini per aver imposto il Fair Play Finanziario.La seconda è che la esistenza delle big five rischi di mettere il turbo a chi vorrebbe una modifica dei Campionati Nazionali e della Champions.Anche se già tutte le Leghe si sono espresse contro;inoltre l’indubbio successo della Coppa in Francia deve essere da stimolo a modificare i tornei come la Coppa Italia che è una esibizione solo per club blasonati che invece di andare in provincia a mostrare i propri giocatori per regolamento giocano in casa.Per cui partite come Lorient-PSG(ieri sera) oppure la qualificazione del Pau(quarta divisione) a spese del Bordeaux sono state bellissime e con stadi pieni di spettatori.E che Pau sia diventata famosa per il calcio quando gli amanti del ciclismo la ricordano come una città i cui si svolge una fondamentale tappa sui Pirenei(Aspin Tourmalet,Aubisque e Peyresourde) del Tour la Pau-Luchon.(e vcs).Quando Coppi vi arrivava per primo ed il secondo quando lui era già in albergo nella vasca da bagno.E all’epoca il ciclismo si viveva per Radio.E veniva immortalato da giornalisti sportivi. Indimenticabile..

  • PREARO MANUEL |

    Sig. Bellinazzo, con l’attuale trend della società di Zhang e contando la realizzazione dello stadio di proprietà (a San Siro od altra zona), lei prevede un sorpasso del fatturato della società meneghina sulla Juve?

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