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Serie A, le misure anti-crisi: il taglio degli stipendi può valere fino a 300 milioni

Un taglio da almeno 150 milioni di euro, ma che può valere anche il doppio. È questo quello che la Serie A potrebbe apportare agli ingaggi dei propri giocatori, secondo una delle ipotesi attualmente in piedi per far sì che l’intero sistema calcistico italiano possa sopravvivere alla crisi scaturita per l’emergenza Coronavirus. Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, ha già aperto alla possibilità di intervenire sugli emolumenti dei calciatori professionisti: «In questo momento di emergenza non è un tabù – ha dichiarato nel corso della trasmissione Tutti Convocati su Radio 24 -. Credo che ci dobbiamo mettere tutti attorno a un tavolo. La crisi e l’emergenza valgono per tutti e anche il nostro mondo deve avere la capacità di essere unito”.

La sola Serie A, per quanto riguarda i costi relativi al personale tesserato, spende per la stagione in corso una cifra stimabile in 1,5 miliardi di euro. Stando a quanto pubblicato nell’ultima edizione del Report Calcio, sui dati della stagione 2017/18, il monte ingaggi complessivo dei 20 club di massima serie era di poco inferiore agli 1,3 miliardi di euro. Aggiungendo a questi l’ingaggio record di Cristiano Ronaldo, con circa 60 miliardi di euro lordi, più altri big giunti in Italia negli ultimi mesi (Lukaku all’Inter e Ibrahimovic al Milan), la spesa salariale per i tesserati in massima serie si aggira sul miliardo e mezzo di euro complessivo. Una cifra in continua ascesa, oltretutto, se si considera che nella stagione 2013/14 il totale dei costi per i tesserati era inferiore agli 1,1 miliardi e da allora è sempre andato crescendo di anno in anno.

Ipotizzando un taglio degli stipendi pari al 10%, la Serie A da sola risparmierebbe così 150 milioni di euro, cifra che raddoppierebbe nell’ipotesi di un contributo di solidarietà pari al 20%. Gravina, intanto, ha richiesto al Governo il riconoscimento delle cause di forza maggiore, dovute per l’appunto all’emergenza sanitaria che ha colpito l’intero Paese in queste settimane. Il decreto legge Cura Italia riconosce già lo stato di crisi dello sport, ma per la Figc (che è interlocutore diretto del Governo) è necessario un ulteriore passo per poter rinegoziare i contratti attualmente in essere, anche se sono già in corso le trattative con l’Aic. Il presidente federale, inoltre, punta alla creazione di un sistema di mutualità, chiedendo un atto di solidarietà collettiva all’interno del calcio italiano.

Non solo alla Serie A, che limando i propri ingaggi del 10% riuscirebbe a salvare da sola 150 milioni di euro, ma anche alle altre categorie professionistiche, che potrebbero attuare tagli meno drastici. In Serie B, una decurtazione del 10% porterebbe ad un risparmio di circa 20 milioni di euro, che sommati a quelli della massima serie porterebbe il totale a 170 milioni (o a 320, qualora in A si dovesse optare per un taglio del 20%). Un’ipotesi al vaglio della Figc, anche sulla scia di altri esempi nel resto d’Europa: in Francia tre club (Lione, Amiens e Bordeaux) hanno annunciato per i dipendenti e i tesserati la disoccupazione parziale, mentre in Germania si segnala l’iniziativa dei calciatori del Borussia Monchengladbach, che hanno deciso di ridursi gli stipendi.