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Dalla Super League alla Super Premier League, il piano dei club inglesi

Dalla Super League alla Super Premier League. Le inglesi sono state le prime ad abbandonare il progetto (o quantomeno ad annunciarne il ritiro) della Superlega Europea, ma ora sono alla ricerca di una nuova soluzione per far accrescere il proprio potere, al di là dei messaggi di scuse inviati ai tifosi. L’idea, rilanciata dal tabloid Sun, è quella di un campionato allargato anche alle due squadre di Glasgow, Rangers e Celtic, che da tempo chiedono di poter entrare nella loro lega. Da un lato hanno incontrato l’opposizione dei club inglesi di seconda fascia, dall’altro però soffia un vento di riforme in tutta la Premier League, che dopo il “no” unanime alla Superlega potrebbe arrivare ad accettare un compromesso tutto britannico.

Il format attuale del massimo campionato inglese compirà 30 anni nella prossima stagione e già nel recente passato sono state pensate diverse ipotesi di cambiamento. L’ultima di queste, la riduzione del campionato a 18 squadre, auspicata da Uefa e Fifa oltre che dal sindacato dei calciatori per il numero elevato di partite affrontate. Non solo questo, però: i club inglesi hanno respinto il Project Big Picture, che avrebbe dato maggiore potere assembleare proprio alle sei società che avevano dato il proprio assenso alla Superlega, ovvero le due di Manchester, Arsenal, Chelsea, Liverpool e Tottenham. Tra le ipotesi al vaglio, per rafforzare il brand Premier, c’è anche l’introduzione di una fase finale ad eliminazione diretta: una sorta di play-off ristretto alle prime quattro classificate, che si giocherebbero il titolo in un mini-torneo finale.

Intanto emergono nuovi dettagli sulle pressioni fatte dall’esecutivo di Boris Johnson ai sei club inglesi di Superlega. Oltre alle minacce su possibili iniziative legislative (come tassazioni maggiorate) ai danni delle stesse società, il Times rivela come siano state esercitate pressioni diplomatiche sugli Emirati Arabi e in particolare su Mansur bin Zayed Al Mahyan, proprietario del Manchester City. Un consigliere di Johnson, Lord Lister, avrebbe chiarito che una situazione del genere avrebbe avuto conseguenze sulle relazioni tra Londra e Abu Dhabi, qualora i Citizens non si fossero ritirati. Non a caso, il Manchester City è stato il primo club a compiere ufficialmente un passo indietro, ritirandosi dal progetto Superlega.

Alle inglesi resta ora da riconquistare la fiducia delle proprie tifoserie. La rabbia dei supporters non si è affatto placata, come dimostra l’irruzione fatta da un gruppo di sostenitori del Manchester United nel centro sportivo di Carrington, con proteste e striscioni contro la famiglia Glazer, proprietaria del club. L’ennesimo caso, dopo quello che ha visto protagonisti i tifosi del Chelsea all’ingresso di Stamford Bridge, ma anche quelli di Liverpool, City e Tottenham. Il governo britannico, intanto, ha affidato ad una commissione l’apertura di un tavolo con le associazioni di tifosi per trovare una soluzione condivisa ed evitare che possa ripetersi un tentativo di fuga del genere. Tra le ipotesi in ballo, l’introduzione di un azionariato popolare sul modello tedesco, la creazione di enti regolatori e persino la revoca dei proventi televisivi in caso di scissioni.