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Serie C, secondo default stagionale: la Sambenedettese è fallita

Il calvario della Sambenedettese è finito. Il Tribunale di Ascoli Piceno ha decretato il fallimento del club, che domenica farà il proprio esordio nei play-off di Serie C, in trasferta contro il Matelica. Una società fallita si gioca dunque una chance di essere promossa in Serie B nella prossima stagione, ma con parecchie nubi sul proprio futuro. Dopo la nomina dei curatori fallimentari (Franco Zazzetta, Massimiliano Pulcini e Francesco Volattorni) e il conseguente esercizio provvisorio, l’asta finale sarà l’ultimo appiglio per rivedere la Samb tra i professionisti nella stagione 2021/22. Intanto, dopo nemmeno un anno di gestione, termina nel peggiore dei modi l’era Serafino, tra penalizzazioni e inibizioni per il mancato pagamento degli stipendi. La miccia che ha fatto esplodere il caso, conclusosi con la sentenza che ha posto fine alla società ricostituita nel 2013, sempre a seguito di problemi finanziari.

Stando a quanto emerge dalla sentenza del collegio presieduto da Luigi Cirillo, i calciatori della Sambenedettese vantano crediti per 904.596,78 euro e oltre a loro, che hanno messo in mora la società senza ottenere pagamenti, sono diversi i fornitori in attesa di vedere saldate le loro pendenze, sette dei quali hanno presentato istanza di fallimento “per rilevanti importi”. Lo scorso 12 aprile, un creditore “ha pignorato e asportato dei mezzi che servivano per la manutenzione del campo sportivo”. Inoltre le spese per la squadra sono sostenute dai tifosi “che hanno attivato una Postepay” e risulta pure un mancato pagamento dei debiti erariali. La Sambenedettese ha infatti “un debito nei confronti dell’Erario per oltre 117.000 euro e nei confronti dell’Inps per oltre 370 mila euro”, ma ha anche subito un pignoramento mobiliare per circa 50 mila euro. Lo stato di insolvenza è altresì manifestato dalla risoluzione del contratto col Comune per la gestione dello stadio “Riviera delle Palme”.

Cifre e situazioni per le quali il Tribunale di Ascoli Piceno non ha potuto far altro che rilevare “uno stato di dissesto finanziario” oltre che una crisi economico-finanziaria “ormai irreversibile”, in quanto la Sambenedettese non è “più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni, non essendo adeguato il patrimonio rispetto ai debiti contratti”. Contestualmente alla dichiarazione di fallimento, i giudici hanno disposto l’esercizio provvisorio dell’impresa al fine di proseguire la partecipazione al campionato delle categorie giovanili e di Serie C per la prima squadra, qualificatasi per i play-off nonostante la penalizzazione di quattro punti inflitta dal Tribunale federale nazionale a seguito degli inadempimenti del proprietario Serafino, inibito per sei mesi per non aver versato quattro mensilità (novembre e dicembre 2020, gennaio e febbraio 2021) ai tesserati rossoblù.

Quello della Sambenedettese è il secondo fallimento in Serie C nella stagione in corso. In precedenza, era toccato al Trapani alzare bandiera bianca, venendo inoltre estromesso dal girone C per non essersi presentato nelle prime due partite di campionato. Un doppio forfait che è costato ai siciliani l’esclusione dal torneo e, solo qualche tempo dopo, è arrivato il definitivo fallimento, con l’avvio delle procedure da parte del Comune per individuare una nuova società, chiamata a far ripartire il calcio a Trapani. Nella giornata di ieri, però, scadevano i termini previsti dall’avviso pubblico e nessuno ha presentato un’offerta. Il sindaco ha prorogato la scadenza all’11 maggio, con la speranza di trovare un soggetto interessato al club. A San Benedetto del Tronto, intanto, la Samb pensa al presente sul campo, con i play-off da iniziare domenica. Poi scatterà la corsa contro il tempo per ricominciare con una nuova società.