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La Coppa Italia cambia forma: sarà solo per club di Serie A e B

Il modello Fa Cup non fa più per la Coppa Italia. Il Consiglio della Lega Serie A ha varato il nuovo format del torneo, con sole 40 squadre partecipanti. Le 20 squadre di massima serie e le 20 società di Serie B, senza più aprire la porta ai club di Lega Pro e dilettantistici. La formula a 78 squadre, adottata fino a questa stagione, viene dunque archiviata. Per i 29 club di Serie C e i 9 di Serie D previsti nelle ultime edizioni non ci sarà più spazio. La nuova formula ha l’obiettivo di far incrociare sin da subito squadre che possano essere appetibili per le televisioni, cercando di dare maggiore appeal alla competizione, che negli ultimi anni ha riscontrato buoni risultati di pubblico nelle sue fasi clou: la finale del 2020 tra Napoli e Juventus è stata seguita da 10,2 milioni di spettatori (39,58% di share) su Rai1, mentre quest’anno il derby tra Inter e Milan ha avuto circa 7,8 milioni di spettatori (27,8% di share).

Per le prossime edizioni si punta a rendere dunque più attrattiva la Coppa Italia sin dalle prime sfide. La Rai detiene i diritti tv nazionali per il triennio 2018-2021, aggiudicati per una somma pari a circa 35 milioni di euro a stagione (inclusa la Supercoppa Italiana e i diritti radio), ma le trattative per il periodo 2021-2024 sono ancora in corso e l’emittente di stato non sarebbe la sola in corsa, visto l’interessamento di Mediaset. Il nuovo format del torneo, d’altronde, è stato approvato proprio per il prossimo triennio, che vedrà la Lega Serie A siglare un nuovo contratto televisivo per la cessione dei diritti sulla competizione.

L’edizione 2021/22 della Coppa Italia inizierà il 15 agosto e già per questa data saranno attese in campo i club di Serie A. Dodici, in tutto, le squadre di massima serie che esordiranno a Ferragosto, insieme alle 20 squadre di Serie B. Le sedici che supereranno il primo turno si affronteranno nella fase successiva, dopodiché entreranno in gioco le altre otto squadre di A, dagli ottavi di finale in poi. Con questo format, la Lega Serie A prova a rendere meno ingolfato il calendario, anticipando in piena estate l’esordio di gran parte delle squadre di massima serie (e la conseguente eliminazione dal torneo per parte di queste). Così facendo, però, ha negato la possibilità ai club di Lega Pro, o addirittura a quelli dilettantistici (presenza fissa in Coppa Italia dalla stagione 2008/09), che negli anni passati hanno avuto l’opportunità di misurarsi con avversari professionisti.

Niente più Milan-Alessandria o Inter-Pordenone, dunque, giusto per citare i due casi più celebri di club di Serie C arrivati a sfidare le big della Serie A. I piemontesi arrivarono fino alle semifinali di Coppa Italia nella stagione 2015/16, mentre i friulani nel 2017 hanno sfiorato l’impresa a San Siro, venendo eliminati solamente ai calci di rigore. Il presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli, si è così espresso in merito: “La decisione della Serie A di escludere le squadre di Lega Pro dalla Coppa Italia non solo viola diritti consolidati, ma è espressione di una concezione elitaria del calcio, incapace di avere una visione di sistema. Lunedì è convocato il Consiglio direttivo della Lega Pro, che adotterà ogni iniziativa per tutelare i diritti delle proprie squadre e per salvaguardare una cultura del calcio che sia rispettosa dei valori più autentici dello sport. Innovare è giusto, ma salvando la coesione del sistema calcio”.

  • Massimiliano Chirico |

    Ciao Marco, perdonami, ma c’è un refuso nella data della nuova edizione della Coppa Italia

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