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Superlega-Uefa, la questione passa alla Corte di Giustizia dell’UE

Nella battaglia tra Uefa, Fifa e Superlega entra in gioco la Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Manuel Ruiz de Lara, magistrato del Tribunale di Madrid che lo scorso 20 aprile ha emesso la sentenza in cui ordinava a Fifa e Uefa «di astenersi dall’intraprendere ogni azione che possa pregiudicare l’iniziativa» della Superlega, si è rivolto alla corte con sede in Lussemburgo per chiarire se da parte di entrambe le federazioni vi sia una posizione dominante, essendo entrambe beneficiarie dei diritti economici sui contratti televisivi e del potere di impedire l’organizzazione di altre competizioni calcistiche al di fuori del loro controllo. Questo basandosi anche sul precedente creato dall’Eurolega di basket, i cui club partecipano tramite licenze pluriennali, ma per il quale si attende ancora un giudizio in merito al ricorso presentato dall’Uleb (associazione dei campionati nazionali di pallacanestro) alla Commissione Europea.

Tra le varie questioni poste dal giudice del Tribunale di Madrid, una si centra sugli articoli 101 e 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) e sulla loro interpretazione. Per quanto riguarda il primo dei due articoli, «se Fifa e Uefa, come entità che si attribuiscono la competenza esclusiva per organizzare e autorizzare competizioni di calcio internazionale per club in Europa, proibissero o si opponessero, basandosi sulle disposizioni citate dei suoi statuti, allo sviluppo della Superlega», l’interpretazione dovrebbe essere tale «che queste restrizioni alla concorrenza possano beneficiare dell’eccezione stabilita in questa disposizione, considerando che si limita sostanzialmente la produzione, si impedisce la comparsa di prodotti alternativi a quelli offerti da Fifa/Uefa nel mercato e si restringe l’innovazione, impedendo altri formati e modalità, eliminando la potenziale concorrenza nel mercato e limitando la scelta del consumatore?». Inoltre, si chiede «se tale restrizione benefici di una giustificazione oggettiva che permettesse di considerare che non ci sia un abuso di posizione dominante ai sensi dell’articolo 102 del TFUE».

Secondo l’articolo 101 del TFUE, «Sono incompatibili con il mercato interno e vietati tutti gli accordi tra imprese, tutte le decisioni di associazioni di imprese e tutte le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all’interno del mercato interno». Per l’articolo 102, inoltre, «è incompatibile con il mercato interno e vietato, nella misura in cui possa essere pregiudizievole al commercio tra Stati membri, lo sfruttamento abusivo da parte di una o più imprese di una posizione dominante sul mercato interno o su una parte sostanziale di questo».

Intanto la Uefa, dopo aver raggiunto un accordo con nove dei dodici club fondatori della Superlega (Arsenal, Atletico Madrid, Chelsea, Inter, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Milan e Tottenham), ha comunicato di aver avviato un procedimento nei confronti delle altre tre “ribelli”, ovvero Barcellona, Juventus e Real Madrid: «Secondo l’articolo 31(4) del Regolamento Disciplinare dell’Uefa, gli ispettori della Commissione Etica e Disciplinare sono stati incaricati di condurre un’indagine disciplinare riguardo una potenziale violazione delle normativa Uefa da parte di Real Madrid, Barcellona e Juventus in relazione al cosiddetto progetto Superlega». Con le altre nove società, invece, è stata sottoscritta un “Club Commitment Declaration” che prevede la riduzione dei premi di partecipazione alle competizioni Uefa del 5%, somma che verrà redistribuita tra gli altri club, oltre alla creazione di un fondo da 15 milioni di euro destinato al calcio giovanile e di base e multe fino a 100 milioni di euro nel caso in cui si provasse a disputare una competizione non autorizzata.