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Copa America al via in Brasile, ma con gli sponsor in fuga

La Copa America, pur non senza difficoltà, è iniziata stanotte in Brasile con il match d’apertura tra i padroni di casa e il Venezuela decimato dal Covid-19, con otto calciatori risultati positivi e una lista di riserve diramata in extremis. Un torneo che avrebbe dovuto disputarsi inizialmente tra Colombia e Argentina, ma i problemi politici dei primi e le preoccupazioni sanitarie dei secondi hanno spinto la Conmebol a cercare una soluzione alternativa, trovando nel Brasile la disponibilità ad accogliere tutte le nazionali nonostante l’emergenza causata dalla pandemia. Una decisione discussa, anche all’interno dei confini brasiliani, tanto che la Corte Suprema ha autorizzato l’organizzazione del torneo solamente a tre giorni dal fischio d’inizio del primo match. Inoltre, tra le dieci nazionali partecipanti (per la prima volta dal 1991 sono presenti solo squadre sudamericane), sono stati riscontrati diversi casi di positività al Coronavirus.

In questo scenario, la Conmebol deve anche fare i conti con il dietrofront di sponsor di rilievo. Su tutti, Mastercard, che ha deciso di rimuovere temporaneamente il proprio marchio dalla Copa America proprio a seguito dello spostamento del torneo in Brasile. La società finanziaria lega il proprio nome alla principale competizione sudamericane per nazionali dal 1992, ma a seguito del cambio di location ha preferito non proseguire la partnership, almeno per l’edizione del 2021. I motivi non sono stati resi noti, ma non riguardano certo i rapporti tra l’azienda e il Brasile, dato che la stessa Mastercard è sponsor della federazione brasiliana (Cbf) da oltre otto anni e a novembre ha rinnovato il proprio contratto fino al 2024.

Oltre a Mastercard, si è ritirata dal novero degli sponsor anche AmBev, il più grande produttore di birra del sudamerica, nonché tra i principali distributori di bevande analcoliche del continente. E sempre nel settore del beverage, la britannica Diageo ha annunciato di non voler esporre il proprio marchio durante le partite disputate in Brasile nel torneo a causa dell’attuale «situazione sanitaria brasiliana e in rispetto al momento delicato per la pandemia di Covid-19 nel paese». I termini degli accordi firmati con la Conmebol dagli sponsor in questione, d’altronde, erano stati concordati in merito all’organizzazione del torneo in Colombia e Argentina. Il cambio annunciato a pochi giorni dall’inizio della competizione, con la scelta di spostare tutto in Brasile, ha fatto sì che le tre aziende partner decidessero di non prendere parte alla Copa America.

Nonostante le questioni con gli sponsor, per la Conmebol lo spostamento del torneo in Brasile è stata una mossa in extremis per salvare la Copa America e il giro d’affari da essa generati: nel 2019, sempre in Brasile, i ricavi complessivi sono stati 118 milioni. Cifre impensabili da replicare, vista l’emergenza sanitaria in corso, ma un forfait avrebbe azzerato completamente le entrate. La decisione di giocare comunque, a prescindere dalla pandemia e dalle tempistiche ridotte, ha però portato alla rinuncia da parte di tre sponsor di rilievo.