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Premier League, il Newcastle passa al fondo saudita dopo la “pace” con BeIn

La Premier League approfitta dei venti di pace tra Qatar e Arabia Saudita per aprire le porte agli investimenti da Riyad. Dopo mesi di veti, è arrivato il via libera alla cessione del Newcastle ad un consorzio composto dal Public Investment Fund saudita, da Pcp Capital Partners e da Rb Sports & Media. Un’operazione a lungo osteggiata dalla Premier League e non solo: su quelli che oggi sono i nuovi proprietari dei Magpies sono stati sollevati dubbi di carattere umanitario, per quanto riguarda le accuse su violazioni dei diritti umani da parte dell’Arabia Saudita, oltre che legale. Il governo saudita è infatti accusato dall’emittente qatariota beIN Sports di sostenere il servizio pirata di beoutQ, ai danni tra le altre proprio della Premier League. Ma da questo fronte, proprio poche ore prima dell’acquisizione del Newcastle, si sono registrate novità sostanziali.

«Siamo stati informati che l’interdizione illegale di 4 anni e mezzo per beIN Sports in Arabia Saudita sarà presto annullata – è quanto comunicato da beIN Media Group – siamo stati inoltre contattati dai sauditi per risolvere i casi giudiziari, incluso il nostro arbitrato da un miliardo di dollari», pari al cambio a 870 milioni di euro. L’Arabia Saudita, infatti, aveva vietato la trasmissione dei canali di beIN Sports, favorendo di fatto l’espansione di beoutQ, motivo per cui la tv qatariota ha richiesto un indennizzo. Su queste basi, dunque, non solo si stanno creando le condizioni per un disgelo tra i due paesi, ma l’Arabia Saudita ha compiuto un passo in avanti nella lotta alla pirateria. BeIN Sports, tra l’altro, detiene i diritti televisivi della Premier League per il Medio Oriente e il Nord Africa fino al 2025, acquisiti per circa 430 milioni di euro. L’unico voto contrario è stato quello del Newcastle, quando però l’operazione per la cessione ai sauditi era ancora bloccata.

L’accordo tra Mike Ashley, ormai ex proprietario del club inglese, e il consorzio era stato trovato all’inizio del 2020, sulla base di circa 350 milioni di euro (300 milioni di sterline, cifra richiesta dal patron dei Magpies, in aperto contrasto da anni con la tifoseria). A novembre, il Newcastle ha confermato di avere avviato un procedimento contro la Premier League per il mancato buon esito dell’operazione. Tutta colpa del cosiddetto «fit-and-proper test», ovvero la richiesta dei requisiti di onorabilità da parte della lega prima di autorizzare l’acquisizione delle quote. Le controversie della famiglia reale saudita in temi di diritti umani e la pirateria televisiva, con in ballo pure i diritti del campionato inglese, hanno fatto sollevare più di un dubbio. La Premier League, però, «ha ricevuto rassicurazioni legalmente vincolanti che il Regno dell’Arabia Saudita non controllerà il Newcastle». Sacha Deshmukh, CEO di Amnesty International, ha esortato la Premier League «a cambiare i test su proprietari e dirigenti per affrontare le questioni sui diritti umani». Il Public Investment Fund, considerato separato dallo stato saudita, è presieduto dal principe ereditario Mohammed bin Salman, accusato di essere il mandante del giornalista Jamal Khashoggi, accusa negata dal Regno.

La Premier League, così, si prepara ad accogliere nuovi investimenti dall’Arabia Saudita. Il Newcastle non sarà il primo, dato che dal 2013 lo Sheffield United (retrocesso in Championship) vede tra i propri azionisti il principe Abdullah Bin Mosaad Al Saud, altro componente della casa reale, figlio del defunto re Abdulaziz. Il campionato inglese sarà inoltre teatro di un derby del Medio Oriente, tra il Newcastle saudita e il Manchester City emiratino. Dopo mesi di impasse, è arrivato il via libera all’operazione. Grazie anche agli sviluppi del caso beoutQ, con la Premier League in prima linea nella lotta al gigante della pirateria mediorientale. Un sistema che, come denunciato dalla stessa Premier (basandosi sul report MarkMonitor), si avvaleva delle infrastrutture di Arabsat, il principale operatore di telecomunicazioni satellitari dell’Arabia Saudita. Dall’inizio del 2021, però, Riyad ha avviato un percorso di riapertura delle relazioni diplomatiche col Qatar, e la querelle legale con beIN Sports rientra anche in quest’ottica. Un assist che la Premier League ha colto al volo.