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Barca e Real sono i modelli da imitare?

Diritti tv venduti individualmente, il grande mercato dell’America Latina a moltiplicare il bacino d’utenza, l’azionariato diffuso che irrobustisce il capitale sociale, i successi sul campo e i grandi campioni che attirano gli sponsor più munifici.

Così Real Madrid e Barcellona sono diventati negli anni Duemila due case history e oggi più che mai dominano la classifica dei fatturati, lasciandosi alle spalle colossi dell’aristocrazia europea come il Manchester United e il Bayern Monaco. Per non parlare delle big italiane, Milan e Inter, i cui ricavi sono ormai da diversi anni  ancorati a quota 220/230 milioni. E sembrano destinati più a calare che a crescere data la congiuntura sfavorevole.

Qualche numero. Nel 2000 i Blaugrana fatturavano 119 milioni, nel 2005, 208, nel 2008, sono arrivati a quota 309. Nel 2010 i ricavi sfioravano i 400 milioni e nel 2011 è stata raggiunta la stratosferica cifra di 451 milioni. Nel frattempo la squadra di Messi, Iniesta e Xaxi, ha messo in bacheca, tra le altre cose, tre Champions league. Ancora meglio ha fatto il Real Madrid. I Blancos fatturavano 164 milioni nel 2000,nel 2005 hanno abbattuto la soglia dei 250, nel 2009 quella dei 400 milioni e nel 2011 hanno conquistato il picco degli incassi: 479 milioni. Da sette anni il Real è la squadra europea più ricca, pur senza vincere nulla a livello internazionale e dovendo subire in patria la supremazia del Barca. Le ultime due Coppe dei campioni vinte risalgono, infatti, al 2000 e al 2002.   

Dunque? Il calcio spagnolo di vertice è il  modello da seguire? I successi delle due regine di Spagna stanno progressivamente prosciugando i bilanci degli altri club. Il divario è sempre più marcato e non a caso sono una dozzina le società iberiche già in amministrazione controllata o sull’orlo del defualt. Non a caso i "fondi di private equity" stanno penetrando nel mercato spagnolo acquistando parte dei cartellini dei calciatori di maggiore prospettiva per fornire liquidità ai club in difficoltà. Real e Barcellona assorbono, infatti, due terzi del fatturato complessivo della Liga (circa 1,5 miliardi di euro). La diarchia sta nemmeno tanto lentamente demolendo quella "democrazia" calcistica il cui è baluardo la vendita collettiva dei diritti tv.

Diritti tv individuali. Optare per il modello spagnolo, come suggerisce qualcuno, tornando alla contrattazione individuale dei diritti tv, per cui chi ha più tifosi può strappare corrispettivi più alti senza doverli dividere in parte con gli altri club, potrebbe essere effettivamente la soluzione più veloce per tornare a far lievitare i fatturati delle big italiane. I costi di una scelta simile sembrano chiari. Quindi, bisogna intendersi sugli obiettivi. La Lega di serie A cosa ne pensa? Perchè, con il fair play finanziario alle porte, prendere una decisione è sempre più necessario. 

 

  • RC65 |

    Credo che il modello spagnolo non sia da seguire perché ha generato due supersquadre in un campionato che ha poco senso visto la differenza abissale tra la prima e la terza in classifica che si verifica praticamente già dopo poche giornate. Alla 23esima di questa stagione la differenza tra il Madrid primo ed il Valencia terzo è di “appena” 21 punti, quasi un punto a giornata.
    P.S. congratulazioni per il nuovo blog, metto il link anche sul mio.

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