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Confermata la “tassa sui procuratori”: il 15% del compenso versato dai club vale come fringe benefit dell’atleta

La legge di Stabilità dà un contributo per sanare le liti tra società di calcio e di basket e il Fisco sul trattamento delle somme versate ai procuratori. I rilievi mossi dagli uffici dell'amministrazione finanziaria, in questi anni, sono stati di due tipi: o contestavano che il 50% delle somme pagate ai procuratori fosse in realtà un fringe benefit (e quindi dovesse andare nella busta paga dell'atleta con l'aliquota Irpef massima da applicare) ovvero che la società potesse dedurre solo il 50% (e non il 100%) del costo sostenuto.

Il problema operativo che ha scatenato il Fisco è nato dal fatto che in Italia non è prevista, a differenza di quanto accade in altre Leghe, la doppia rappresentanza. I procuratori possono prestare la loro attività a favore del club oppure del calciatore (si firmano specifici moduli federali, "rosso" e "blu"). Tuttavia, l'attività degli agenti spesso è diretta a convincere entrambe le parti della trattativa sulla bontà di un affare e a favorire gli interessi sia del club che dell'atleta. Per cui di regola i procuratori si trovano ad essere a libro paga di entrambi e molto più spesso sono le società, per prassi, ad accollarsi tutte le spese dell'intermediazione.
I soldi che il club paga al procuratore poi sono considerati come costi "inerenti" alla gestione aziendale e quindi vengono dedotti al 100%. Quindi pagando una quota dell'ingaggio concordato con l'atleta non direttamente a quest'ultimo sotto forma di stipendio, bensì come corrispettivo al suo procuratore, la società risparmia una quota supplementare di imposte (ricevendo, come noto, i calciatori ingaggi pattuiti al netto delle tasse).
L'emendamento approvato alla Camera perciò stabilisce un prelievo "automatico" per evitare queste presunte frodi sancendo che il 15% dei compensi versati dai club agli agenti dei calciatori rappresenta una parte dello stipendio di questi ultimi e quindi su queste somme va applicata l'aliquota Irpef più alta. In questo modo, la società potrà continuare a dedurre l'85%, a meno che l'atleta non provi di aver pagato lui il 15%. Facciamo l'esempio di un compenso al procuratore di 100mila euro: 15mila euro finiranno nella busta paga dell'atleta e su queste somme la società effettuerà la ritenuta con l'aliquota massima e dedurrà il 100% del costo, mentre il procuratore dovrà pagare le imposte personali su quanto incassato.

 

Ecco il testo della nuova disposizione:

"Ai fini della determinazione dei valori di cui al comma 1, per gli atleti professionisti si considera altresì il costo dell’attività di assistenza sostenuto dalle società sportive professionistiche nell’ambito delle trattative aventi ad oggetto le prestazioni sportive degli atleti professionisti medesimi, nella misura del 15 per cento, al netto delle somme versate dall’atleta professionista ai propri agenti per l’attività di assistenza nelle medesime trattative".

 

 

  • Mario |

    Trattasi di vera e propria presunzione assoluta, come poche nell’attuale sistema impositivo del rapporto di lavoro dipendente. Secondo me, la norma è a rischio “anticostituzionalità”. Ciao

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