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ReportCalcio, nel 2015 il giro d’affari in Italia è pari a 13,7 miliardi

I progressi del calcio italiano nel giro di dieci anni portano il giro d’affari a circa 13,7 miliardi di euro. È quanto evidenziato dal ReportCalcio, lo studio della Figc sviluppato in collaborazione con Arel e PwC presentato alla Camera. Una crescita che supera il 50 per cento nel giro di un decennio per l’intero sistema calcio, con la “fetta” di maggior rilevanza rappresentata dal settore professionistico. Un trend in controtendenza rispetto al Sistema Paese, con un fatturato che negli ultimi due anni è cresciuto in media del 6,1 per cento all’anno, mentre il prodotto interno lordo italiano non supera il 2 per cento.

Bilancio in perdita di 379 milioni. Il fatturato aggregato della Serie A, nel corso degli anni, è passato dagli 8,5 milioni di euro del 1920/21 ai 2,2 miliardi di euro del 2014/15, stagione in cui la massima serie ha comunque registrato una perdita di 379 milioni (+104% rispetto alla stagione precedente, in cui il rosso raggiunse i 186 milioni dopo tre anni di calo costante). In contrazione anche l’Ebitda, da 397 a 255 milioni di euro (peggior risultato dal 2010/11), considerando solo diciannove bilanci per il fallimento del Parma. Il livello di indebitamento è di fatto raddoppiato, mentre l’indebitamento medio per club è salito da 155 a 157 milioni. Nello specifico, i debiti finanziari sono aumentati del 16,8%, come conseguenza “di una mancanza di liquidità”. Diminuisce del 3,9% il valore complessivo della produzione (da 2.229 a 2.210 milioni di euro), così come le plusvalenze (-25,2%, da 443,2 a 331,7 milioni) mentre crescono i ricavi televisivi (da 987,1 a 1.031 milioni di euro) e da attività commerciali e sponsor (+4,9%, da 344,2 a 360,9 milioni). In crescita anche i ricavi dal botteghino (+15,3%, da 192,3 a 221,7 milioni), pur registrando un calo di presenze negli stadi.

Problema stadi: 8,4 milioni di posti invenduti. Solo in Serie A si supera il 50% di riempimento negli stadi, mentre gli impianti in Serie B e in Lega Pro restano mediamente vuoti per oltre metà dei posti a disposizione. In Serie B la media di riempimento è del 41%, in Lega Pro si scende fino al 24%. La massima serie, pur avendo una percentuale superiore, mostra dati penalizzanti rispetto ai principali campionati europei: sono 8,4 milioni i posti invenduti nel 2014/15, contro gli 1,3 milioni della Bundesliga e gli 1,4 della Premier League.

Costi in aumento. I costi della produzione aumentano da 2.438 a 2.498 milioni (+2,5%) e da 121,9 a 131,5 milioni mediamente per club (+7,9%). Nello stesso periodo il costo del lavoro è passato dai 1.187,7 milioni della stagione 2013-2014 ai 1.235,6 attuali (+4%), ma, analizzando il dato medio per club, si sale da 59,4 a 65 milioni (+9,5%). Nel 2013, infine, il calcio professionistico ha prodotto una contribuzione pari a 895,1 milioni di euro, che diventano 1.020,6 milioni considerando anche il gettito erariale sulle scommesse sul calcio e 1.052,9 milioni includendo anche i dati relativi alla contribuzione fiscale della FIGC e del calcio dilettantistico e giovanile.

  • agostino ghiglione |

    La FIGC certifica nell’anno 2014/15 per le tre serie professionistiche italiane(Serie A,Serie B,Lega Pro)per la prima nell’ultimo quinquennio la diminuzione del valore della produzione e il corrispondente costo della stessa tale da generare un risultato netto negativo di 536 mio.In precedenza dal 2010 al 2014 era stato negativo rispettivamente per 430,388,311,317 per un totale nei 5 anni di 1982 mio.Tutto ciò nonostante il “salary cap” della Serie B e le contrazioni della Lega Pro con la sola eccezioni dei punti di penalità comminati a vari titoli.
    La sola “Serie A” in un anno raddoppia il risultato negativo da 186 mio a 379 mio.Significativa la contrazione dei proventi da calciomercato (da 439 a 295 mio pari a meno 33%)nonostante la fine delle “compartecipazioni”(alias comproprietà di giocatori).Sempre in “Serie A” l’indebitamento per finanziarsi con capitali di terzi supera quota del 100% e l’indebitamento medio per Club è di 157 mio.La media del valore e del costo della produzione sono stati di 132 e 116 mio.
    Tradotto per un club medio di “Serie A” di cui dispongo i dati(Genoa CFC):indebitamento a fine 2015 di quasi 190 mio a fronte di un valore della produzione di 101 mio(di cui 3,9 mio botteghino e 39 mio di diritti TV;quindi meno del 50% del valore contabile).La media degli ultimi 3 esercizi del rapporto tra debiti e valore della produzione è di 2,08 superiore alla soglia consentita dalla FIGC che è del 2%.Soglia che sarà portata a 1,5% con altri stringenti criteri per potersi iscrivere ai campionati a partire dal 2018/19.Questo Club,inoltre, si è avvalso della continuità aziendale senza cioè ridurre il capitale sociale per il bilancio al 31/12/2015 che era in perdita per 10,5 mio,per aver preso atto delle plusvalenze realizzate nel mercato di gennaio 2016 per complessivi 15,5 mio di cui 6 per il giocatore Mandragora ceduto alla Juventus(ma in prestito al Pescara) e 9 mio per il giocatore Perotti alla Roma,Anche se in quest’ultimo caso dovrà retrocedere al Siviglia il 25% della plusvalenza realizzata.L’acquisto fu effettuato per 350 mila Euro.Quindi il Club,come altri, non solo pratica operazioni di factoring per anticipi rinvenienti da diritti TV e sponsor ma anticipa anche il risultato di compravendite di giocatori.
    Direi ,a questo punto, che sia opportuno mettere la sordina a certe trasmissioni di radio e TV ma anche a tanti giornali che vivono di calciomercato per 6 mesi all’anno. Il tifoso diventi consapevole che il destino dei propri Club di appartenenza ( a meno di rare eccezioni) è segnato e ineludibile.In alcuni casi irreversibile.Quindi accettare di vendere adesso i propri giocatori perchè quello che è stimato 100 (oggi) domani varrà meno di 50.Tutto ciò significa che ci aspetta un livellamento al basso del ns. campionato come conferma l’Empoli( che non ha avuto la licenza UEFA 2016) che ha messo sul mercato 5 dei suoi migliori giocatori.Ai giocatori più fortunati auguro di essere chiamati in campionati esteri per avere destini migliori.

  • agostino ghiglione |

    Caro Marco,
    non so come possa coesistere il contenuto dell’articolo di oggi con quello del 20/05 c.a..Per chi non lo ricordasse si parlava degli ultimi 8 anni della Serie A con 2,6 mld di rosso complessivo.Nello stesso periodo il patrimonio netto dei Club scendeva del 92% da 461 a 37 mio mentre il livello di indebitamento aumentava del 42%.
    Allora come leggere che negli ultimi 10 anni il fatturato è cresciuto più del 50% mentre l’ultimo biennio registra un incremento del + 6,1% per il sistema calcio ma globalmente il Paese è cresciuto solo del 2%.
    Mi sfugge qualsiasi motivazione riguardante questi dati.L’unica giustificazione potrebbe essere che ci siamo venduti l’argenteria di famiglia e non ce siamo accorti. Perchè alle favole del gettito erariale delle scommesse e la contribuzione fiscale della FIGC non ci posso credere.Sarebbe come parlare di “corda nella casa dell’impiccato”.

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