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Sicilia, l’isola infelice del calcio italiano tra fallimenti e iscrizioni in extremis

Il Palermo si avvia a ripartire dalla Serie D con una nuova società, il Trapani è stato salvato in extremis e ora affronta la Serie B da capofila di una regione che tra i professionisti annovera poi solamente il Catania (da anni impelagato nelle sabbie mobili della Lega Pro) e la Sicula Leonzio. Il 2019 è l’annus horribilis della Sicilia nel panorama calcistico nazionale, assente dalla Serie A per il terzo anno di fila e con sole tre squadre nelle prime tre categorie per la prima volta dalla stagione 2013/14. Per chi resiste, però, la vita non è affatto semplice. Tra crisi societarie scampate a pochi giorni dalla scadenza per l’iscrizione e necessità di ripianare le enormi perdite di gestione, le condizioni dei club isolani destano comunque preoccupazione.

La fine annunciata del Palermo è chiaramente il caso che ha fatto maggiormente rumore. Il 22 agosto si terrà la prima udienza per l’istanza di fallimento presentata dalla Procura, ma per quella data il club rosanero sarà già escluso definitivamente dai campionati professionistici. L’ultima parola spetta ancora al Collegio di garanzia dello sport del Coni, al quale Tuttolomondo si è rivolto nel tentativo di ribaltare un verdetto lapidario. La Covisoc ha consegnato lo scorso 4 luglio un documento di cinque pagine nel quale riepiloga tutti gli inadempimenti della società e il Consiglio federale non ha potuto fare altro che escludere il Palermo dalla Serie B. Tra le varie contestazioni della Covisoc troviamo: 8,3 milioni di buco patrimoniale non ripianati, o meglio, ripianati in maniera inidonea tramite compensazione con un credito da 5,8 milioni acquisito da Group Itec Srl, del quale non si ha prova né dell’esistenza, né dell’esigibilità; mancato pagamento dei debiti sportivi (ivi inclusa una penale da 400 mila euro per l’esonero di De Zerbi nel 2016); mancato pagamento degli stipendi dei tesserati per le mensilità di marzo, aprile e maggi con annessi contributi e ritenute; mancato deposito della fideiussione da 800 mila euro per la quale Tuttolomondo ritiene di essere stato vittima di truffa. Ma il Palermo, al di là di ciò, non si trovava certo in acque tranquille: la relazione trimestrale al 31 marzo evidenzia la presenza di 45,4 milioni di debiti e dall’operazione di compravendita del marchio non sono rientrati 20 milioni attesi lo scorso 30 giugno, motivo per cui la Procura palermitana ha chiesto il fallimento definendo l’intera operazione (che ha generato una plusvalenza da 21,9 milioni) “fittizia”.

La mancata iscrizione del Palermo ha reso il Trapani la prima squadra della Sicilia, nonché l’unica in Serie B. Tredici anni fa, quando la Serie A per la prima volta ospitava tre siciliane (Palermo, Catania e Messina), i granata si salvarono ai play-out in Eccellenza, ma da lì iniziarono una scalata che li portò a sfiorare la massima serie nel 2016. In realtà, quel sogno fu l’inizio della fine, perché nella stagione successiva arrivarono la retrocessione in Serie C e i problemi giudiziari per il comandante Morace, proprietario del club e di Liberty Lines, commissariata dopo il coinvolgimento nell’inchiesta anticorruzione “Mare nostrum”. Dopo un lungo periodo di transizione, il Trapani è passato alla Fm Service Srl rappresentata da Maurizio De Simone, che però non ha ottemperato ad una serie di pagamenti che hanno portato alla messa in mora da parte dei calciatori. Un provvedimento giunto poco prima della finale degli scorsi play-off di Serie C, vinta proprio dal Trapani contro il Piacenza. La promozione in Serie B ha accelerato la vendita della società al gruppo capitanato da Giorgio Heller, ma di fatto controllato da Alivision Transport di Fabio Petroni, ex proprietario del Pisa che nel 2016 dovette cedere le quote alla Ma.Gi.Co. di Giuseppe Corrado per evitare il fallimento del club toscano. I dubbi alimentati dalla presenza di Petroni, ad ogni modo, non hanno compromesso l’iscrizione del Trapani in Serie B, completata nei tempi previsti grazie anche all’intervento di alcuni sponsor a pochi giorni dalla scadenza del 24 giugno.

Col Trapani, le uniche siciliane a presenziare tra i professionisti sono Catania e Sicula Leonzio, dopo la mancata iscrizione del Siracusa. Gli etnei, al quinto campionato consecutivo di Serie C dopo otto stagioni di fila in A e un inglorioso passaggio in B terminato con la retrocessione d’ufficio per l’inchiesta sui “Treni del gol”, hanno dovuto fare i conti con le difficoltà economiche comportate da una prolungata permanenza in terza serie. Già nel 2017 il club ha dovuto sottoscrivere un accordo di rimodulazione del mutuo da versare al Credito Sportivo per la costruzione del centro sportivo di Torre del Grifo, in più nell’ultimo anno i rossazzurri hanno dovuto pagare lo scotto del mancato ripescaggio in Serie B. Il Catania era infatti in pole position per prendere il posto di una tra Bari, Avellino e Cesena dopo la mancata iscrizione di queste tre società al torneo cadetto della passata stagione, ma la decisione di mantenere il campionato di B a 19 squadre ha causato danni milionari ai siciliani, che non sono riusciti a guadagnarsi la promozione sul campo. Pochi giorni prima della scadenza per le iscrizioni, la controllante Finaria (facente riferimento ad Antonino Pulvirenti, squalificato per cinque anni per i “Treni del gol” e reduce da una pena ai domiciliari) ha ceduto due alberghi di lusso ad Alpitour, destinando parte dei proventi al Catania. Un aiuto necessario per sopravvivere dopo l’ennesima stagione in Lega Pro e per evitare di fare la fine di chi, in Sicilia, ha già preso la strada peggiore.

  • Joe |

    Il concordato di Finaria come va? Quando hanno già pagato e quanto devono pagare?

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