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Tra rinvii e porte chiuse il calcio si ferma anche nel resto d’Europa

Il calcio italiano si ferma, ma nel resto d’Europa il football non se la passa meglio. L’emergenza Coronavirus mette a repentaglio il proseguimento dei campionati in tutto il Vecchio continente, sebbene per il momento nessuno abbia preso misure drastiche come quelle italiane. Situazioni diverse di nazione in nazione, dovute anche ad un numero di contagi inferiore rispetto a quelli registrati in Italia, dove fino al 3 aprile non ci sarà spazio per alcuna competizione sportiva. Il tutto in attesa di una decisione della Uefa sulle competizioni internazionali che per ora proseguono prevalentemente a porte chiuse (anche Barcellona-Napoli del 18 marzo si disputerà con questa modalità).

La Liga spagnola
Una precauzione che l’Assocalciatori spagnola vorrebbe vedere adottata anche nella Liga, ma per il momento il calcio europeo va avanti, sia pure con limitazioni e misure di sicurezza che aumentano di giorno in giorno per evitare il diffondersi dell’epidemia. Tra le top five leagues, a parte la Serie A, Liga e Ligue 1 sono le uniche ad avere adottato ufficialmente misure di contenimento del contagio. Sia in Spagna che in Francia si è deciso di chiudere le porte degli stadi per due settimane, senza dunque sospendere i campionati. Il Governo iberico ha però complicato i piani delle spagnole impegnate nelle competizioni europee, avendo sospeso tutti i voli diretti da e per l’Italia (nella settimana di Valencia-Atalanta, Inter-Getafe e Siviglia-Roma). Inoltre, la Federcalcio spagnola chiederà ufficialmente ad Athletic Bilbao e Real Sociedad di posticipare la finale di Copa del Rey, che vedrà impegnate le due squadre basche, qualora alla data del match – in programma il 18 aprile a Siviglia – non fosse possibile permettere l’accesso al pubblico. Una situazione critica che trova l’opposizione dell’Afe, l’associazione dei calciatori spagnoli, e di un club, il Real Zaragoza, militante in Segunda: entrambi chiedono di sospendere le partite.

Ligue 1
In Francia è stato necessario un primo intervento da parte del Governo e del ministro Roxana Maracineanu, che ha dato ai club la discrezionalità di giocare a porte chiuse o con un massimo di mille spettatori fino al 15 aprile. Dopo aver adottato un protocollo relativo alle strette di mano pre-partita e dopo aver rinviato Strasburgo-Paris Saint Germain a data da destinarsi, la Ligue de Football Professionel ha deciso di chiudere del tutto l’accesso al pubblico negli stadi di Ligue 1 e Ligue 2.

Bundesliga
Decisamente più restie a prendere misure restrittive Bundesliga e Premier League. In Germania, il comitato esecutivo della Dfl è stato chiaro: «La stagione corrente deve essere giocata entro l’estate 2020 per determinare promozioni e retrocessioni, così come per decidere le partecipanti alle competizioni internazionali. In merito ad una possibile flessibilità del calendario, la Df comunicherà con la Dfb e la Uefa per valutare se teoricamente è possibile un rinvio delle partite fino alla fine di maggio. In termini di impatto finanziario, i club devono considerare le proprie situazioni individuali. Comunque, la Dfl sta considerando cambiamenti nel sistema licenze per la stagione 2020/21 per contrastare ogni svantaggio finanziario dovuto agli effetti del coronavirus». Tra questi, i mancati introiti dal botteghino, perché per la prima volta nella storia, la Bundesliga disputerà delle partite a porte chiuse. Non per scelta della lega, ma delle amministrazioni locali. Il Comune di Dortmund ha disposto le porte chiuse per il derby della Ruhr, Borussia-Schalke, in programma sabato, stessa decisione assunta dal Land della Renania Settentrionale-Vestfalia per Colonia-Magonza e per Hoffenheim-Herta Berlino.

Premier League
In Inghilterra, invece, le misure si limitano al protocollo sulle strette di mano adottato in Premier League e nelle altre leghe, sebbene la Championship (seconda serie inglese) abbia registrato il primo caso di contagio: si tratta di Evangelos Marinakis, presidente del Nottingham Forest. In ogni caso i club hanno fatto sapere che non la scelte delle porte chiuse sarebbe auspicabile in caso di aumento del numero dei contagi.

Il resto d’Europa
La Federcalcio svizzera e le Leghe elvetiche sono state le prime a sospendere i tornei nazionali per l’emergenza coronavirus. Nel resto d’Europa si va per ora dalla libertà assoluta alle porte chiuse per almeno due turni, misura quest’ultima adottata dalla Bundesliga austriaca, dalla Primeira Liga portoghese e dalla Superleague greca. Non ha stabilito una data di riapertura, invece, l’Ekstralasa polacca, che proseguirà senza pubblico sugli spalti fino a quando non ci saranno nuovamente i presupposti per il ritorno dei tifosi negli stadi. Per il momento, invece, si limitano a raccogliere informazioni sia la federazione del Belgio (con i campionati che proseguono senza limitazioni per i sostenitori) che quella olandese. La Eredivisie, però, rimane in apprensione per le condizioni dei tre membri dello staff tecnico dell’Ajax, tra cui l’ex centrocampista della Juventus Christian Poulsen, che si sono posti in isolamento volontario cautelativo per aver preso parte ad una festa di compleanno con un soggetto scopertosi contagiato. Nessuna misura, infine, in Scozia, dove domenica si terrà l’Old Firm tra Rangers e Celtic (con 50 mila spettatori attesi ad Ibrox).

  • agostino ghiglione |

    Non ci voleva molto due settimane fa a dare certezze al mondo del Football dicendo che l’Europeo del 2020 non si sarebbe disputato e che priorità sarebbe stata data alla ultimazione dei vari campionati in corso e delle Coppe Europee entro la fine di giugno 2020.Poi un mese di vacanza e ripresa di preparazioni da Agosto in poi.Era la prima volta dopo quello di 4 anni fa in Francia che il Torneo Europeo si svolgeva in più Nazioni e Città per cui non si vanificano le spese per la costruzione di nuovi Stadi.Ci si arriverà forse in settimana prossima ma ritengo si sia perso solo molto tempo.Sono per la teoria che è meglio prevenire che curare.

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