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Uefa a difesa degli sponsor dopo i casi Ronaldo-Coca Cola e Pogba-Heineken

Nel bene o nel male, purché se ne parli. Vale anche per gli sponsor, ma a tutto c’è un limite. La Uefa si espone, per bocca di Martin Kallen (CEO di Uefa Events SA), sul caso delle bottiglie spostate dai giocatori dal tavolo delle conferenze stampa: «La Uefa ha ricordato alle squadre partecipanti che le partnership sono parte integrante della realizzazione del torneo e garantiscono lo sviluppo del calcio in tutta Europa, anche per i giovani e le donne». Un ammonimento diretto principalmente a Cristiano Ronaldo e Paul Pogba. Il primo ha spostato due bottiglie di Coca Cola prima di iniziare la propria conferenza stampa, indicando ai presenti di bere acqua. Il secondo, invece, ha tolto dal tavolo una bottiglia di Heineken (seppur analcolica). Un gesto ripetuto successivamente dall’italiano Locatelli, anche nel suo caso con le bottiglie di Coca Cola, spostate quel tanto che bastava per non farle apparire nell’inquadratura.

La Uefa, a seguito di queste vicende, ha comunicato direttamente il proprio punto di vista alle 24 squadre partecipanti (alcune nazionali, oltretutto, sono sponsorizzate dagli stessi partner della Uefa). Non va dimenticato, inoltre, che in occasione dell’Europeo del 2016, la raccolta dagli accordi di sponsorizzazione toccò quota 483 milioni di euro. Una fetta rilevante degli oltre due miliardi di euro di ricavi previsti per l’organizzazione del torneo, motivo per cui la Uefa si è ritrovata costretta a intervenire per “difendere” i propri partner. Coca Cola è sponsor degli Europei a partire dall’edizione del 2012 e con quello attualmente in corso sta sponsorizzando il terzo torneo consecutivo, mentre Heineken è uno dei partner storici della Uefa, sia per quanto riguarda le competizioni per club, sia quelle per le nazionali.

L’eco mediatica generata dai gesti di Ronaldo e Pogba ha aperto la strada all’ipotesi di vertenze giuridiche, anche se la Uefa esclude la possibilità di sanzioni nei confronti dei giocatori. Intanto, i mercati hanno reagito soprattutto a quanto fatto dal portoghese, il primo a portare avanti questa forma di boicottaggio mediatico: il titolo di Coca Cola alla Borsa di New York ha perso l’1,6% dopo quanto avvenuto in occasione della conferenza stampa di presentazione della sfida tra Portogallo e Ungheria, bruciando così circa 4 miliardi di dollari. Non ha causato scossoni, invece, quanto fatto da Pogba, che ha pure posato per le foto di rito una volta ottenuto il premio di star of the match per la sfida tra Francia e Germania, con alle spalle il banner degli sponsor in cui campeggiava il logo di Heineken.

In compenso, per entrambi i partner della Uefa, non sono mancati i testimonial tra i partecipanti a Euro 2020. Il commissario tecnico russo Cherchesov, in merito ad una domanda sul caso sponsor, ha risposto aprendo una bottiglia di Coca Cola e bevendola davanti alle telecamere. L’attaccante ucraino Yarmolenko, scherzando, ha preso sia le bottiglie di Coca Cola che di Heineken mettendole accanto al microfono durante la conferenza stampa. Stessa cosa anche per il ct del Belgio, Roberto Martinez, che ha aggiunto di «amare la Coca Cola», ma in questo caso la bevanda è sponsor della nazionale belga da trent’anni. Sempre tra le fila belghe, l’attaccante Lukaku ha iniziato ieri la conferenza stampa lanciando un appello alla multinazionale americana: «Chiama la RocNation (l’agenzia che cura i suoi interessi) che possiamo lavorare assieme».